Video privati?

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    Maurizio Blondet
    11/10/2007
    da www.effedieffe.com
    Ci mancherà la testa di Katz 

    STATI UNITI – Un lettore manda il seguente lancio d’agenzia:
    USA: fuga notizie su Al Qaida
    Casa Bianca avrebbe ‘bruciato’ canale segreto
    (ANSA) – WASHINGTON, 9 OTT – La Casa Bianca avrebbe bruciato un canale segreto col quale l’intelligence teneva sotto controllo l’attivita’ di Al Qaida sul web.


    Infatti, lo scorso 7 settembre Rita Katz (1), presidente del SITE, fornì un video di Osama bin Laden e raccomandò all’amministrazione la segretezza. Ma nel giro di 20 minuti un gran numero di agenzie d’intelligence Usa scaricarono il filmato da una pagina riservata del SITE. ‘Tecniche sviluppate per anni sono ora inutili’, ha lamentato la Katz.

    Commenta il lettore: la Katz si inkatza.
    Sì, perché ha perso un affare.
    Ma io credo che la Katz abbia paura che si scopra la verità: ossia che gli autentici video di Bin Laden li fabbrica lei con i suoi amici.
    A leggere il Washington Post si scopre che esiste tutta un’industria del genere, un po’ come l’industria del falso Louis Vuitton  in Cina.
    «SITE», scrive il giornale, «è una delle tante piccole ditte commerciali d’intelligence (sic!) che si specializzano nell’intercettare le comunicazioni internet di Al Qaeda, spesso con mezzi clandestini. La fondatrice del SITE Rita Katz ha dichiarato al Post che la sua ditta aveva ottenuto di nascosto una copia del video di Bin Laden a settembre, e l’aveva condivisa con importanti membri del governo il 7 settembre a condizione non fosse resa pubblica prima della sua diffusione ufficiale».
    Invece in poche ore i computer di varie agenzie governative avevano già scaricato il video; altre poche ore, ed era arrivato alle tv.
    La Katz, con la sua ditta «commerciale», ha perso i diritti e le royalties che le tv americane sono disposte a pagare per i falsi Bin Laden.
    Infatti scrive il Washington Post: «La SITE fornisce copie dei video e altro materiale di Al Qaeda agli abbonati (sic), che sono agenzie di stampa, ditte private e anche agenzie d’intelligence governative (a questo sono ridotte…). SITE ha riconosciuto di aver allertato i clienti di essere in possesso di un video di Bin Laden, che avrebbe messo a disposizione quando  fosse stato sicuro farlo (sic). Durante questo periodo, la SITE aveva trattative in corso con almeno due network televisivi interessati, ma non ha  potuto concludere in quanto il video era già stato spifferato sui siti». (Washington Post, «US intelligence officials will probe leak  of Bin Laden video»).
    Ora, se uno non è un neocon isterico o un israelo-paranoide – insomma chiunque non abbia rinunciato all’uso della ragione – si pone alcune inevitabili domande su questa faccenda.
    Gli autentici video di bin Laden sono rivolti platealmente all’Occidente, ai «crociati», a noi «infedeli» tutti, a cui minacciano morte e distruzioni (per lo più senza seguito).
    Palesemente, non sono un documento interno al tremendo gruppo terrorista: non sono confezionati per essere tenuti segreti, ma al contrario sono destinati alla più larga diffusione.
    Basta che Bin Laden li mandi in giro, e subito Fox e CNN e tutti gli altri, fino a La 7 e Magdi Allam, sono ben contenti di diffonderli con il maggior clamore.
    Allora, perché c’è bisogno di una ditta privata che li «intercetti, spesso con metodi clandestini», per poi venderli dietro adeguato compenso ai cosiddetti grandi network?
    Forse li intercetta mentre sono ancora in lavorazione lassù nei covi cavernosi del Waziristan, prima dell’editing alla moviola, del taglia-e-cuci e del doppiaggio in inglese?
    Se è così, la SITE ha degli uomini suoi nella cerchia più interna di Al Qaeda.
    Gente che rischia grosso.
    Per scopi «commerciali»? Boh.
    E perché la SITE, che apparentemente sa di Al Qaeda e delle sue mosse mediatiche future più della CIA, non collabora più attivamente,  mettendo le sue «fonti» a disposizione della patriottica guerra al terrorismo globale?
    Senza costringere la CIA ad abbonarsi?
    E inoltre quali sono i «motivi di sicurezza» che hanno indotto la Katz a pre-annunciare lo scoop, ma a rimandarne la diffusione, proprio mentre trattava il pagamento del sensazionale documento con ben due grandi network, evidentemente allo scopo di spuntare il prezzo più alto?
    Adesso che «funzionari dell’intelligence americano apriranno un’inchiesta sulla ‘fuga’ del video di Bin Laden», come informa il Washington  Post, è possibile che la Katz debba rispondere ad alcune di queste domande.
    Ma non succederà niente, vedrete: basta dire che il portavoce della National Intelligence che ha annunciato l’inchiesta si chiama Ross Feinstein, israeliano.
    Com’è Israeliano Michael Chertoff, oggi ministro della Homeland Security, ma che nel 2001, come procuratore di New York, prese in consegna «the dancing israelis», i ragazzoni israeliani colti a festeggiare l’attentato e li espulse, sottraendoli alla giustizia.
    Gli autori dei falsi video e dei veri attentati sono presidiati e protetti in USA al più alto livello: non rischiano le manette.
    Può solo succedere una cosa: la Katz chiuderà il suo business di marchi contraffatti e sparirà nel nulla.
    E né la Fox né La 7 né Magdi si chiederanno dov’è finita.
    Ma certo gli mancherà: nessuno di loro ha una testa di Katz così grossa come la Katz.
    Il vero problema con Al Qaeda sta per essere forse risolto in queste ore dai feroci combattimenti e ferocissimi bombardamenti scatenati sul Waziristan del Nord dal neo-eletto Musharraf, su ordine americano (almeno 600 morti per lo più civili, una settantina di soldati pakistani caduti).
    Infatti, Al Qaeda esiste ancora davvero: come aveva spiegato l’ex ministro inglese degli esteri Robin Cook dopo gli attentati di Londra nella metropolitana, «era il nome del database americano che conteneva i nomi dei mujahedin arruolati dalla CIA per combattere i sovietici in Afghanistan» (2).
    A quel tempo, i guerriglieri i cui nomi erano contenuti nel database («Al Qaeda», appunto) erano utilissimi e filo-occidentali.
    Poi la loro utilità venne meno.
    E gli USA trascurarono il più grave problema che si presenta con gli «irregolari» che non servono più: come smobilitarli.
    E’ un problema dei più spinosi, e la sua soluzione è il più inconfessato segreto degli «arcana imperii».
    Ebbe lo stesso problema anche il neonato Regno d’Italia, e non sembri strano: Cavour finanziò e lasciò crescere il movimento dei garibaldini, utilizzandolo in operazioni sporche in cui il Piemonte non poteva ufficialmente apparire: il più noto è l’epica «impresa dei Mille» con cui i Savoia si annessero la Sicilia, e che si concluse con il massacro dei braccianti di Bronte, appena «liberati» e già ammazzati dall’avventuriero Nino Bixio, divenuto «generale» della banda.
    Ora, dopo l’unificazione dell’Italia savoiarda, si pose il problema: che cosa fare dei guerriglieri di Garibaldi?
    Gli irregolari sono corpi estranei e pericolosi, usi come sono alle armi ed al sangue e ben organizzati – tanto più da un capo carismatrico.
    Se non gli si trova un mestiere alternativo, continuano a fare il solo che hanno imparato, magari «continuare la rivoluzione» fino a fare del regno una repubblica, o a taglieggiare e rapinare (come fanno in Colombia  le FARC, comunisti non smobilitati, che campano coi sequestri di persona e con la protezione ai cocaleros).
    La soluzione più frequente consiste di assorbire gli irregolari nell’esercito regolare: ma gli ufficiali piemontesi di carriera – casta di incapaci privilegiati nel regime più militarista ma più retrivo  d’Europa – si rifiutarono di diventare pari-grado di quegli quegli scamiciati, ed essere scavalcati da questi poco affidabili individui venuti dal basso, anzi peggio, dover salutare come colonnelli dei «rossi» mazziniani,  abituati alla illegalità e alla sovversione, li rivoltava.
    La soluzione fu tipicamente all’italiana: anche i guerriglieri invecchiano ed hanno bisogno di una pensioncina.
    Bixio, che aveva ripudiato in tempo la sovversione mazziniana per aderire alla «Destra», ebbe davvero il grado di generale.
    Ma fu il solo o quasi.
    Per i gloriosi «Mille» e loro pari, furono trovati lavoretti nello stato e nei comuni: guardie campestri, forestali e – i meno analfabeti – maestri elementari.
    Oltre a ciò, li si colmò di onori poco costosi: non ci fu manifestazione pubblica  in cui non fosse invitata,  a fianco del prefetto e del colonnello dei Carabinieri, anche una delegazione di garibaldini.
    Con la loro camicia rossa e i loro labari e le loro medaglie e le loro memorie.
    Ciò serviva a farli sentire non degli emarginati, ma parte integrante e onorata della presunta nazione, circondati dalle sua presunta gratitudine.
    Il biondo eroe Garibaldi non fu soddisfatto: ma con sollievo di tutti, invece di chiamare i suoi banditi a «continuare la lotta», scelse l’esilio interno a Caprera.
    E di questo gesto sdegnoso fu onorato sperticatamente, non senza qualche ragione: i savoiardi regolari s’abboffavano di beni e capitali saccheggiati delle Due Sicilie, lui aveva le Mani Pulite.

    Al Qaeda erano i garibaldini degli USA nel vasto scacchiere asiatico, parte integrante del progetto definito da Brzezinski «Mezzaluna Verde»: creare una cintura di stati islamici fanatici a sud dell’URSS, per bloccarne l’accesso ai mari caldi.
    Ma come smobilitare dei guerriglieri globali, senza stato?
    Che lavoro trovargli?
    La CIA, probabilmente, non si pose neppure il problema: si arrangiassero.
    Si sono arrangiati tanto, mettendosi in proprio, da divenire un pericolo, creando roccaforti nelle aree tribali incontrollabili tra Pakistan e Afghanistan, e continuando ad arruolare per proprio conto.
    E’ più che probabile che quei certi poteri us-raeliani che dal Pentagono hanno progettato l’11 settembre abbiano anche pensato, con quel pretesto,  anche a sistemare una volta per tutte il problema dei non-smobilitati, riutilizzando Al Qaeda o alcune sue frange come «nemico ideale» (a pagamento o no) della guerra infinita al terrorismo, e facendone fuori quanti più possibile dei meno utilizzabili.
    La soluzione non è riuscita bene; anche perché occorreva pur mantenere in vita il nemico ideale, per  giustificare una serie ingiustificabile di guerre condotte per motivi inconfessabili.
    Una certa ambiguità ha impedito la soluzione finale.
    Ma ora, probabilmente in vista dell’attacco all’Iran, si è deciso di farla finita: il nuovo nemico ideale è stato trovato, e i poveri guerriglieri anti-sovietici non servono più.
    Oltretutto sono sunniti, e non li si riesce a farli apparire alleati degli sciiti.

    Maurizio Blondet


    Note
    1) Rita Katz è l’israeliana di origine irachena, figlia di un agente del Mossad, che ha fatto qualche fortuna in Usa vendendo «materiale d’intelligence» sul terrorismo arabo. Fra questo materiale hanno avuto successo gli autentici video di Bin Laden ultima versione. Ne abbiamo già parlato in «Osama del Katz», 9 settembre 2007.
    2) Un mese dopo aver pronunciato quella frase, Robin Cook è morto improvvisamente a 59 anni. Si era dimesso dalla carica di ministro degli Esteri perché in disaccordo sulla guerra sontro Sadda. «Non posso sostenere una guerra che manca di un accordo internazionale e di sostegno nazionale. […] La realtà è che alla Gran Bretagna  viene chiesto di imbarcarsi in una guerra che non ha il consenso di nessuna delle entità internazionali di cui noi siamo membri importanti: non la NATO, non l’Unione Europea né il Consiglio di Sicurezza [dell’ONU]. I nostri interessi sono protetti al meglio non da azioni unilaterali, bensì da accordi multilaterali e da un ordine internazionale governato da regole certe. Ma stasera gli organismi internazionali di cui facciamo parte, e che sono così importanti per noi, sono indeboliti. L’UE è divisa; il Consiglio di Sicurezza è paralizzato. Sono perdite pesanti, per una guerra in cui non è stato ancora sparato un colpo».