Contraddizioni del caso

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    Fa quasi sorridere (il quasi è dovuto alla gravità del caso) la decisione di un giudice statunitense di negare l’estradizione di un noto boss mafioso in Italia, ponendo a fondamento del provvedimento il fatto che l’uomo verrebbe sottoposto al regime del 41bis, definito una forma di tortura… fa sorridere, appunto, che un affermazione simile
    provenga da qualcuno che non reputa allo stesso modo le carceri di Guantanamo e Abu Ghraib…o la pena di morte.

    Un giudice di Los Angeles ha negato all’Italia l’estradizione di un membro della famiglia mafiosa dei Gambino, sostenendo che il regime di detenzione 41bis a cui sarebbe con ogni probabilità destinato equivale a una forma di tortura. Secondo il giudice si configurerebbe una violazione della convenzione Onu in materia. L’agenzia federale per l’immigrazione ha presentato appello.

    La notizia è stata diffusa dal “Los Angeles Times”, ricostruendo la vicenda legale di Rosario Gambino, inseguito da un mandato di cattura italiano e ritenuto un esponente di spicco dell’omonimo clan di Cosa Nostra newyorchese.

    Gambino ha già scontato 22 anni di reclusione per traffico di droga e al momento si trova in un centro di detenzione per immigrati a San Pedro, in California, dove è stato trasferito in seguito alla richiesta di estradizione italiana. Estradizione però bloccata dal giudice federale D.D.Sitgraves che ha accolto il ricorso del difensore di Gambino, Joseph
    Sandoval, secondo il quale si tratta di “una questione umanitaria”. Se il presunto mafioso entrasse nel sistema del 41bis italiano, infatti, a parere del legale “sarebbe in condizioni che ne minaccerebbero la vita”.

    La sentenza risale all’11 settembre ma solo è stata resa nota. L’agenzia federale per l’immigrazione ha presentato appello contro la decisione e Gambino resterà detenuto in attesa della revisione del caso.
    FONTE: tgcom.it