Come dico io!

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    Identificandosi sempre più come unico paladino del bene, Bush Jr., non ha potuto fare a meno oggi di dare alcune disposizioni ad altri stati su come comportarsi: tu puoi fare questo, tu quest’altra cosa, tu non puoi fare quest’altro…ultimi deliri per “contare ancora qualcosa”…

    WASHINGTON – “Vi farò vedere se conto ancora qualcosa”. Il presidente George W. Bush, in una conferenza stampa alla Casa Bianca, ha lanciato oggi una raffica di ammonimenti: ha ammonito la Turchia a non inviare truppe in Iraq, la Corea del Nord a rispettare gli accordi nucleari, i leader mondiali a bloccare l’Iran se vogliono evitare una terza guerra mondiale. Ha sollecitato la Cina a dialogare col Dalai Lama ed il Congresso Usa ad essere più attivo sul fronte della agenda interna e meno dannoso sul teatro internazionale: la risoluzione sul genocidio degli armeni rischia di causare gravi danni agli Stati Uniti. Ma il vero messaggio di Bush, nella sarabanda di avvertimenti lanciati dal pulpito della Casa Bianca, era un altro: “voglio finire la mia presidenza allo sprint – ha affermato ad un certo punto – voglio finire alla grande, far vedere che ancora conto qualcosa”. Il modo migliore per farlo, a giudizio di Bush, è quello di usare l’arma del veto presidenziale. Un’arma che ha tenuto nella fondina per molti anni ma che negli ultimi tempi ha cominciatio ad usare sempre più spesso e su temi sempre più svariati – dall’Iraq alle cellule staminali – per bloccare le leggi sgradite prodotte da un Congresso che è adesso nelle mani del partito democratico. Ma l’uso a raffica del veto è anche un segno di debolezza. Quando i presidenti Usa si sentono in dovere di avvertire che “contano ancora qualcosa”, era già accaduto con Clinton nei suoi ultimi mesi alla Casa Bianca, si sentono in realtà già con un piede fuori dall’Ufficio Ovale. Bush ha aperto la sua conferenza stampa a sorpresa, annunciata solo due ore prima, con una ‘lista della lavandaia’ di tutti i problemi di politica interna che il Congresso non riesce a tradurre in leggi. “In nove mesi aveva fatto ben poco – ha detto alla maggioranza democratica che da gennaio controlla il Congresso – e quello che state facendo, come la mozione sugli armeni, provoca danni e irrita un alleato prezioso come la Turchia”. Bush ha difeso la sua decisione di incontrare il Dalai Lama ed ha sollecitato la Cina ad “aprire un dialogo col leader tibetano: vi accorgerete che è un uomo di pace e di riconciliazione”. Sul fronte nucleare l’inquilino della Casa Bianca ha ammonito la Corea del Nord a rispettare l’accordo presso sullo smantellamento del suo programma “altrimenti ci saranno conseguenze”. Ed ha invitato i leader del mondo a bloccare le ambizioni nucleari di Teheran “se vogliono sperare di evitare una terza guerra mondiale”. Si è rifiutato di rispondere solo a due domande: la cooperazione nucleare tra Corea del Nord e Siria che ha portato al raid aereo israeliano del mese scorso sull’impianto siriano in costruzione (un raid su cui la Casa Bianca continua a mantenere il segreto totale) e alla richiesta di un giornalista di dare la sua definizione personale di ‘tortura’. “E’ la definizione data dalla legge americana – ha ribattuto Bush – e noi non torturiamo nessuno”. Ma la domanda che ha più irritato Bush è se “sente ancora di contare qualcosa” con la sua presidenza ormai al tramonnto. “Non mi sono mai sentito più impegnato – ha risposto – C’é ancora molto da fare. Voglio finire alla grande. Sarà uno sprint fino alla linea del traguardo. Vedrete se conto ancora qualcosa o no”.

    Fonte: ansa.it