In viaggio dallo Zio Sam

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    Se siete antiamericani e non volete correre rischi, fate una cosa, meglio starvene a casa, non è troppo sicuro volare fin nel nuovo mondo. Ma non centra nulla il terrorismo, non stiamo parlando di attentati. Non è quello il pericolo. Stando alle probabilità è molto più facile che vi ritroviate a visitare le carceri (più o meno segrete) che “la più grande democrazia del mondo” ha gentilmente preparato per accogliervi. Basterà che a vostra insaputa vi troviate nelle liste dei sospetti terroristi ed all’atterraggio potrete conoscere più da vicino lo strano concetto della libertà che hanno i nostri tanto amati “liberatori”.

    STATI UNITI – «Oscurato sotto il linguaggio burocratico, c’è il fatto che i viaggiatori dovranno ottenere un permesso prima di visitare gli USA»: così Edward Hasbrouck, massimo esperto nelle questioni di privacy violate dalle compagnie aeree, commenta il nuovo regolamento della Transport Security Administration (TSA) USA (1).
    D’ora in poi, qualunque persona di qualunque cittadinanza che si appresti ad andare in volo negli Stati Uniti, e anche solo a sorvolarli per raggiungere la sua destinazione, dovrà ottenere un’autorizzazione preventiva.
    Qualunque sia la nazionalità della linea aerea che usa.
    E la misura è applicata specificamente ai cittadini europei, tutti sospetti.
    Fino ad oggi i servizi di frontiera americani (Customs and Board Patrol) richiedevano alle compagnie la lista dei passeggeri non più tardi di 15 minuti prima del decollo dagli USA, e non oltre 15 minuti dopo il decollo per gli aerei diretti un USA dall’estero: e se qualcuno era nella lista dei sospetti, l’aereo poteva essere dirottato.
    Ora, le nuove regole esigono che la lista passeggeri sia presentata 72 ore prima della partenza.
    E solo quelli che sono graditi alla TSA otterranno la carta d’imbarco.
    Il tutto in modo discrezionale, senza possibilità d’appello: misura di polizia.
    E quali sono i dati che il governo americano vuol conoscere?
    Oltre al nome e cognome, indirizzo, numero di telefono, data di nascita, nazionalità, numero di passaporto e sesso, per i cittadini europei chiedono anche gli indirizzi della loro permanenza in USA, l’itinerario completo degli spostamenti, i contatti a terra, dati medici.
    Le compagnie devono comunicare anche il modo di pagamento usato dal passeggero – rivelando così dati bancari e numero della carta di credito – e perfino il comportamento alimentare, onde risalire alla pratica religiosa del turista.
    I dati così comunicati saranno confrontati dalle autorità americane con i nomi delle persone contenute in una «watch list» (elenco dei sorvegliati) e in una «no-flight list» (persone cui è vietato prendere l’aereo).
    Il controllo è automatico, affidato ad un software che passa al vaglio proprio i passeggeri normali (ossia non già segnalati come delinquenti) per stabilire, in base ad un quadro teorico, se quel passeggero possa costituire una «minaccia potenziale».
    Dunque non solo qualunque persona comune è trattata come un criminale in potenza; se il software lo definisce un «profilo a rischio», quel passeggero diventa oggetto di sorveglianza speciale, o può anche essere arrestato appena sbarcato negli Stati Uniti.
    E bisogna ricordare che in base al Patriot Act ogni straniero «sospetto di contatti con un’organizzazione definita terrorista» (anche solo sospettato, si badi) può essere arrestato senza conoscere di cosa lo si accusa, e detenuto indefinitamente senza mai essere processato.
    Insomma, volete visitare San Franciso, e potete trovarvi a Guantanamo, in tuta arancione, diventato un numero nella lista di «enemy combatants».
    La probabilità è alta.
    Un’inchiesta condotta dalla CBS nel 2004 ha appurato che la «watch list» (un tomo di 540 pagine) comprende i nomi di 75 mila cittadini americani (americani) da «perquisire con speciale attenzione e a cui eventualmente vietare l’accesso all’aereo»; la «no-flight list» comprende 45 mila cittadini USA (USA!) che già da oggi non possono volare.
    La prima lista, come vide la CBS, è piena soprattutto di nomi di persone che si sono pronunciate pubblicamente contro la guerra in Iraq, militanti e attivisti anti-Bush: costoro, se cercano di prendere un aereo, subiscono angherie e ritardi sotto forma di «perquisizione speciale».
    Ma questo per i cittadini americani.
    Secondo l’ACLU (American Civi Liberties Union, la più grande organizzazione di base per i diritti civili), la «watch list» comprende da 500 mila a 750 mila nomi di cittadini esteri.
    Ognuno dei quali, che è ovviamente nella lista dei sospetti a sua insaputa, rischia di trovarsi arrestato appena arriva in USA e finire come anonima «entità nemica» in arancione, senza spiegazione e senza poter chiamare né casa né un avvocato.
    A forza di esportare democrazia, l’amministrazione Bush ne ha evidentemente lasciata poca da usare in casa.
    Tratto da effedieffe.com, 14 ottobre