Il neonato non è omosexuel!

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    Stavolta la firma non è di Oliviero Toscani, ma di un assessore regionale del PD. In Toscana sono stati stampati migliaia di manifesti che raffigurano un neonato con il bracciale con la scritta “omosexuel” (vedi accanto). Lontani dal commento moralista che non ci interessa, ci chiediamo il perchè di queste manifestazioni di vittimismo puro, quando ora i gay (o finocchi che dir si voglia) sono più in voga e di moda che mai, hanno spazi ovunqure (non c’è reality o telefilm che non ne abbia uno), hanno locali in cui entrano solo loro (non è razzismo questo?!) e hanno una lobby fortissima negli Usa. Oltre a ciò, ricordiamo con quali soldi sono stati fatti questi manifesti. Ovviamente quelli del Ministero delle Pari Opportunità, cioè con i miei e i tuoi. E ci vogliono distratti ancora una volta dai veri problemi che affliggono il paese, che non sono certo questi. Loro dicono che l’orientamento sessuale non è una scelta, noi diciamo che i neonati non sono omosexuel.

    FIRENZE — Il testimonial è un neonato. Un bel bambino roseo e paffuto, la mano sinistra protesa verso la bocca nel gesto, sublime e atavico, della suzione del pollice. Una perfetta e tranquillizzante icona dell’infanzia, quell’immagine, se non ci fosse qualcosa di inusuale e «diverso». Una fascetta da polso sulla quale, invece del nome del piccolo, c’è scritto homosexuel, omosessuale in francese. Il neonato gay è l’ultima trovata di una campagna pubblicitaria contro le discriminazioni di genere che la Regione Toscana ha presentato ieri con il patrocinio del ministero delle Pari opportunità provocando proteste e polemiche. Il manifesto, stampato in migliaia di copie, sarà affisso sui muri delle città toscane, negli uffici pubblici, davanti alle scuole.

    Diventerà il frontespizio di cartoline, copertina di brochure e depliant. E sarà pure il logo di una «due giorni», venerdì e sabato, contro le discriminazioni — inserita nel Festival della Creatività — alla quale parteciperanno il ministro Barbara Pollastrini, i governatori Claudio Martini e Nichi Vendola, esperti e studiosi internazionali. Durante l’evento sarà allestita anche una mostra con i manifesti anti omofobia realizzati in altri paesi europei e negli Stati Uniti, in Nuova Zelanda e in Canada. L’idea del manifesto choc, che ha provocato una raffica di giudizi negativi ma anche l’approvazione delle organizzazioni gay, è venuta ad Agostino Fragai, Pd, assessore ai Diritti dei cittadini e al suo collaboratore Alessio De Giorgi, presidente dell’ArciGay toscana.

    «Con questa immagine lanciamo un messaggio forte e chiaro — spiega De Giorgi —. L’omosessualità non è una scelta ma un dato immutabile da rispettare». L’immagine del neonato gay è stata realizzata dalla fondazione canadese Emergence, organismo che si batte contro la discriminazione di genere, e ceduta gratuitamente alla Toscana. Regione italiana all’avanguardia in questo campo, che già nel 2004 ha varato una legge contro le discriminazioni sessuali e pochi mesi fa ha presentato una carta prepagata, con un contributo pubblico, per agevolare l’inserimento nel mondo del lavoro di transessuali e transgender. Anche allora ci furono polemiche.

    «La Toscana è all’avanguardia e l’Italia dovrebbe seguirla» hanno commentato il presidente nazionale di Arcigay, Aurelio Mancuso, e Franco Grillini, parlamentare della Costituente socialista e leader storico del movimento omosessuale in Italia. Di segno apposto i commenti del centrodestra. Il capogruppo dell’Udc alla Camera, Luca Volontè, giudica il manifesto raccapricciante: «Strumentalizzare i neonati per far credere che le pulsioni omosessuali siano una caratteristica innata — dice — è un atto fuorviante e vergognoso sotto il profilo scientifico e sociale». Isabella Bertolini, vicepresidente de deputati di Forza Italia: «Dopo la tessera sanitaria per gli immigrati, la regione rossa tenta di affermare un modello alternativo di società dove domina l’indeterminatezza sessuale. E per raggiungere l’obiettivo usa un neonato in modo strumentale e ideologico». Massimo Polledri (Lega) parla di propaganda simile a quella adottata dal regime durante il ventennio fascista quando i bambini erano vestiti da balilla, chiede che i manifesti siano ritirati e annuncia un’interrogazione parlamentare.

    Marco Gasperetti
    24 ottobre 2007

    fonte: corriere.it