La sicurezza: riflessioni controcorrente

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    di Rutilio Sermonti

    Finiranno, prima o poi, con l’arrivarci tutti: questa civiltà, con tutto l’assetto politico, economico e morale che le è proprio, non è da rappezzare o da migliorare. E’ da buttare via e rifarne una nuova. Sono le sue premesse, le sue finalità, i suoi processi mentali e non soltanto le sue realizzazioni e le sue strutture che hanno fatto naufragio, dopo un paio di secoli di collaudo, ad onta di tutte le riforme sbandierate come conquiste e – talora – addirittura come rivoluzioni.

    La grande illusione moderna, che l’uomo potesse progredire, non già migliorando e valorizzando se stesso – secondo il millenario insegnamento della tradizione – bensì eliminando le cose sgradevoli, faticose e pericolose ed aumentando i beni ed i mezzi tecnici a disposizione, cioè, in altri termini, diventando più ricco, è stata alimentata e diffusa – come è noto – soprattutto dalle genti denominate cristiane, incuranti che l’insegnamento evangelico proclamasse in ogni pagina la fatale stoltezza di una tale impostazione.

    In cima alla escalation dell’edonismo – dunque – non c’è la felicità: c’è l’infrollimento, c’è il tedio, c’è l’impotenza, c’è l’autodistruzione fisica e morale. C’è pianto e stridore di denti, come diceva Gesù di Nazareth. Da quando l’uomo che aveva fatto propria la massima nietzschiana di vivere pericolosamente, che aveva proclamato:” Noi non vogliamo la vita comoda “, che aveva preteso ” un’ alta tensione ideale “, fu assassinato e vituperato, la china verso l’abiezione umana è diventata sempre più rapida, le ultime remore sono state rimosse ed il problema della salvezza si pone oggi con perentoria attualità. Se siamo convinti di questo, e perciò non abbiamo nulla in comune con i ruminatori di formule più o meno democratiche, sarà bene che cominciamo ad alzare il tiro, rifiutando sprezzantemente non solo le loro soluzioni ma anche e soprattutto i loro problemi. Uno di quelli è il problema della sicurezza.

    Chiedete ad uno dei tanti poveretti affetti da socialismo endemico: vorresti tu che ad ogni uomo, da quando nasce, la società assicurasse un reddito soddisfacente, una casa confortevole, una continua assistenza in ogni evenienza, un vitto sano ed abbondante ed una congrua razione di svago e di riposo sino alla fine dei suoi giorni ? Egli vi risponderà, con lo sguardo sognante e la lacrima di commozione sul ciglio: Oh, magari ! Il pensiero di quale disgustoso branco di imbecilli diverrebbe l’umanità (e siamo sulla buona strada) una volta realizzata la meta radiosa di cui sopra, non lo sfiorerà neppure, come non ha sfiorato i vari progettisti di paradisi in terra ed i loro fanatici dall’epoca dei “lumi” in poi. Eppure la conclusione è così elementare, così alla portata di tutti, che sembra impossibile che gli uomini cosiddetti civili se la dimentichino ogni mattina. Tuttavia è così, e quindi impossibile non è. Come mai ? Dev’esser per la faccenda della massa. Prendete gli uomini, di livelli e capacità diverse come sono, fatene una massa – si è osservato – ed essi scenderanno al livello del più scemo tra di essi. Io non credo : scenderanno ancora più in. basso. Per questo, l’uomo di Toller, piace tanto ai comunisti. E per questo che la massificazione è tipica dei nostri tempi di occhiuta tirannide senza faccia. Ma noi che, per un privilegio che non apprezziamo abbastanza, uomini­massa non siamo riusciti a diventare, è bene che stiamo molto attenti a non farci distrattamente coinvolgere dai falsi miti che nutrono l’attuale demagogia.

    Chi fa il primo passo è perduto. Quanti si sono perduti per la strada, risucchiati dalla massa di inseguitori del benessere e della sicurezza ? Tanti, lo sapete.

    E allora guardiamo spregiudicata­mente a questa famosa sicurezza che tutti i politici promettono e dichiarano di perseguire più di ogni altra cosa (constatazione questa che già di per sé legittimerebbe un fondato sospetto). Infatti la loro sicurezza, non è che l’espressione della loro concezione dello Stato corno il risultato di una grande convenzione utilitaristica tra individui allo scopo di garantire una serie di servizi sociali.

    Per noi, lo Stato è invece una creazione dello spirito, che ha soprattutto una finalità anagogica. Posto che l’uomo è parte dell’ordine cosmico e soggetto alle leggi di esso, ma al contempo è dotato di coscienza e volontà che lo avvicinano più di ogni altra creatura alle fonti di quell’ordine (” fatto ad immagine e somiglianza di Dio “), lo Stato ha appunto la funzione di realizzare l’armonizzazione volontaria e cosciente degli ordinamenti umani con le leggi supreme che regolano il mondo e di garantire che l’uomo stesso non decada dal rango privilegiato e

    “La Tradizione è la luce e la regola; gli antichi non sono soltanto delle guide, ma dei maestri. ” Plutarco

    difficile che quelle leggi gli assegnano. Questo e non altro, significava l’origine divina dell’Imperium, senza la quale il potere politico non è che momentanea sopraffazione. Noi non ci chiediamo quindi affatto se la sicurezza sia ciò a cui la massa aspira. Ci chiediamo invece se la sicurezza sia idonea a sviluppare negli uomini le qualità più elevate. Ora, è di comune esperienza e non abbisogna di dimostrazioni che tutte le qualità dell’uomo in genere e quelle dell’italiano in particolare: la perspicacia, la tenacia, la resistenza, la forza d’animo, il coraggio, l’inventiva, l’alacrità, il senso di responsabilità, il realismo, la pazienza, la capacità organizzativa, quelle insomma che in passato portarono la nostra stirpe a primeggiare nel mondo, dallo sforzo, dalle difficoltà oggettive, da una condizione in cui il raggiungimento di qualsiasi risultato sia effetto della misura in cui quelle qualità siano possedute, esercitate ed applicate. Ed è altrettanto acquisito alla comune esperienza che la vita senza problemi, il risultato garantito comunque, l’abitudine agli agii, tutto ciò che ad un tempo era attribuito ai figli di papà ed oggi – grazie al socialismo strisciante – si vuole far diventare patrimonio delle sullodate masse, ha come conseguenza la caduta di livello, l’ottundimento mentale, l’ignavia, la mancanza di reattività degli individui come dei popoli. Dev’esser quindi ben chiaro che noi non auspichiamo, né perseguiamo, né consideriamo compito del nostro Stato, la realizzazione di alcuna sicurezza sociale, inteso come il livello di vita materiale che la società organizzata può garantire ai singoli. Dare a tutti lo stesso benessere sociale è per noi la più nera e perniciosa delle ingiustizie sociali e fonte per la società medesima, quale che essa sia, della peggiore sciagura : la degradazione umana dei suoi membri.

    Lo Stato non deve ridistribuire un bel niente e deve occuparsi delle esigenze della nazione, non di quelle dei singoli che in un dato momento ne costituiscono il popolo, e tanto meno garantire ad ognuno la sicurezza nel soddisfacimento ” sine die ” delle medesime.

    L’unicuique suum del diritto romano è validissimo e sufficiente anche nei tempi moderni, mentre l‘unicuique idem è una bestemmia contro natura, un’ingiustizia ed una fregatura.

    Il diritto civile, il diritto commerciale, il diritto del lavoro (fusi gli ultimi due in quello che dovrebbe chiamarsi diritto della produzione – se non si vuoi dire corporativo), devono tendere ai seguenti risultati:

    1) Garantire che l’attività dei privati, si svolga nella direzione e con le modalità conformi all’interesse della nazione, rappresentato ed espresso dallo Stato.

    2) Assicurare che il risultato economico delle capacità e dello sforzo dei singoli vada a beneficio di chi le applica e lo produce, e non venga espropriato neanche in parte da parassiti.

    3) Imporre che i rapporti economici tra i singoli ed i gruppi siano improntati da lealtà e corrette, nel rispetto delle obbligazioni liberatamente contratte.

    Questa e non altra è la sicurezza da garantire. L’altra fa male alla salute dello spirito e del corpo, crea soltanto lattanti adulti, frignanti al vento la loro inettitudine. Non si arriva in vetta con gente che vuole andare in discesa!

    Rutilio Sermonti

    Tratto da:
    RAIDO
    CONTRIBUTI PER IL FRONTE DELLA TRADIZIONE
    Anno II numero 9 – ROMA – Equinozio di Autunno 1997