La gita in Iraq

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    IraqLa curisoita’ della notizia farebbe ridere non poco, se di mezzo non ci fossero migliaia di civili inermi e l’occupazione di uno stato straniero. Gli Usa, infatti, avrebbero “pianificato” le loro operazioni di guerra basandosi su cartine fornite da guide turistiche. L’assurdita’ della notizia rende la credibilita’ delle missioni targate Stati Uniti ancora piu’ debole, e dimostra l’assurdita’ dell’ennesima guerra per il dominio petrolifero.

    LONDRA – Gli Stati Uniti andarono alla guerra in Iraq senza alcuna idea su come poter ricostruire il Paese dopo il conflitto: un’accusa spesso mossa all’amministrazione Bush, anche da suoi ex membri, che viene clamorosamente confermata da un’inchiesta della Bbc. Con un particolare che sarebbe comico, se non avesse avuto conseguenze tragiche sul dopoguerra: la squadra di esperti Usa incaricata della ricostruzione basava le sue informazioni sul paese su una guida turistica del Medio Oriente pubblicata dalla Lonely Planet, per giunta vecchia, del 1994.

    La scioccante rivelazione è stata fatta dall’ex ambasciatore Usa Barbara Bodine, che faceva parte di quella task-force, nel corso di un’inchiesta della Bbc che va in onda stasera. Secondo quanto anticipa il Sunday Mirror, Bodine, una delle 170 persone che avevano il compito di coordinare la ricostruzione dell’Iraq, spiega che nessuno aveva informazioni su quel che si doveva fare, così lei e i suoi colleghi ricorsero alla vecchia Lonely Planet: “E’ un’ottima guida – dice candidamente – Ma non dovrebbe essere la base di un’occupazione”.

    Lei e i suoi colleghi lessero quindi dell’economia, della geografia e della cultura irachena in pillole e si copiarono gli indirizzi delle ambasciate da quel libro, certo non pensato per dare informazioni strategiche. Nel suo reportage ‘No plan, no peace’ la Bbc evidenzia come questa sconcertante superficialità abbia portato all’instabilità dell’Iraq, con i suoi circa 90.000 morti civili nel dopoguerra, senza contare le centinaia di militari Usa e britannici caduti, nonché i 500 miliardi di dollari spesi per la guerra e per l’occupazione nei sanguinosi anni di terrore e violenza che l’hanno seguita.

    Tra le testimonianze citate, quelle del generale britannico Tim Cross, il più alto in grado a essere coinvolto nella ricostruzione, che attacca la mancanza di pianificazione: “Il piano a lungo termine era: non abbiamo bisogno di un piano”, accusa. Il Mirror fa peraltro un raffronto tra quello che scriveva sull’Iraq la guida Lonely Planet sul Medio Oriente del 1994, e quello che scrive oggi la stessa pubblicazione australiana, anche per evidenziare che le cose sono drammaticamente peggiorate, dopo la guerra. Per esempio, spiegando perché visitare l’Iraq, Lonely Planet diceva: “l’Iraq ha le radici nella Storia. Dagli anni ’50 e’ molto cresciuto. Ci sono molti luoghi interessanti da visitare” (1994); E nel 2007: “E’ uno dei posti più pericolosi della terra. Gli occidentali sono obiettivo di rapimenti e di attacchi suicidi. Non è un posto dove andare in vacanza”.

    Oppure, su come chiamare un taxi: se nel 1994 scriveva che “taxi condivisi possono essere usati per muoversi tra le città. I colori dei taxi sono crema ed arancione”, nel 2007 si ammette “Nel momento in cui andiamo in stampa, l’Iraq non è un posto sicuro dove viaggiare in maniera indipendente”. Triste anche il raffronto sullo stato, oggi tragico, dei musei iracheni: “Sono eccellenti. Molti sono gratuiti e ospitano numerosi pezzi interessanti” (1994). “Molti dei musei sono stati saccheggiati dopo la guerra del 2003. Possono essere o meno aperti” (2007). Infine, un monito al viaggiatore solitario, con il quale la Lonely Planet 2007 sul Medio Oriente parla chiaro sull’Iraq: “Devi essere pazzo ad andarci”.

    Fonte: ansa.it