La donna massacrata e’ morta.

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    La donna seviziata ieri dal romeno che aveva due mandati di cattura, e’ morta questa sera. Intanto le parti politiche litigano, per avere la ragione sul tema della sicurezza, scambiandosi accuse e parole grosse. Non capendo che, probabilmente hanno torto entrambi, e che nessuno ha attuato serie politiche in tal senso. E che c’e’ da fare qualcosa di serio. Subito, ora.

    ROMA– E’ morta Giovanna Reggiani, la donna aggredita, seviziata e gettata in un fosso nella periferia romana. Romulus Nicolae Mailat, il romeno di 24 anni fermato, è accusato di omicidio volontario, come scrivono nella richiesta di convalida del fermo il procuratore aggiunto della capitale Italo Ormanni e il sostituto Maria Bice Barborini. Lui, come ha riferito il senatore del Prc Salvatore Bonadonna che è andato a trovarlo in carcere, nega ogni violenza: «Ho rubato una borsetta alla stazione di Tor di Quinto – ha detto -. Nessuna violenza, guardate le analisi, nessuna violenza». Giovanna Reggiani si è difesa dal suo aggressore con tutte le forze che aveva. Lo ha spiegato il capo della squadra mobile romana, Vittorio Rizzi, sottolineando che l’arrestato, Nicolae Romulus Mailat, è stato trovato con il volto sanguinante e con numerosi graffi sulla schiena.

    La vittima, ha detto il vice-sovrintendente della Polizia Antonio Selli, che di notte coordina la Polizia giudiziaria del commissariato Ponte Milvio, «era con i pantaloni abbassati e senza mutandine. Aveva un maglione nero tirato su. Era sotto la pioggia battente e l’abbiamo coperta con un telo». Selli è stato uno dei cinque poliziotti che martedì sera ha soccorso Giovanna Reggiani e arrestato il suo aguzzino.

    Il romeno arrestato (Gmt)

    TRAUMA CRANICO-FACCIALE – Un primo esame medico legale, eseguito dal professor Luigi Cipolloni dell’Università La Sapienza nominato consulente dal procuratore aggiunto Italo Ormanni, ha stabilito che è stato un trauma cranico-facciale a determinare l’emorragia endocranica che ha causato prima il coma e poi la morte di Giovanna Reggiani. Le lesioni e le fratture evidenziate dalla Tac potrebbero essere state inferte anche con un corpo contundente («un sasso o con il suo stesso ombrello») oltre che con le violente percosse. L’ARRESTO – Uno dei poliziotti che ha arrestato Mailat ha raccontato che verso le ore 21 di martedì è arrivata al 113 la telefonata di un autista dell’Atac. La segnalazione parlava di una donna che gridava e piangeva in mezzo alla strada in via della Stazione di Tor di Quinto. La pattuglia più vicina era quella del commissariato Ponte Milvio, che in due minuti è arrivata sul posto. L’assistente capo Roberto Fornaiolo, seguendo la testimone, ha trovato Giovanna Reggiani nel fossato. «Non parlava – ha raccontato – non era cosciente. Si sentiva solo il suo respiro affannato». L’ambulanza del 118 ha portato la donna in fin di vita all’ospedale S.Andrea, mentre cinque poliziotti – tra i quali Fornaiolo e il vicesovrintendente Antonio Selli – hanno seguito la testimone che urlava il nome dell’aggressore e mimava quanto era successo: aveva preso sulle spalle la vittima e l’aveva portata in una baracca lì vicino. I poliziotti hanno così deciso di entrare nell’insediamento abusivo. L’area era completamente buia e con le loro torce hanno individuato la baracca. Mailat era sulla soglia della baracca, aveva ancora il volto sporco di sangue e l’aria stupita di trovarsi già davanti i poliziotti. Non sembrava ubriaco, non ha opposto resistenza, ma una trentina di suoi connazionali hanno circondato i poliziotti e cominciato a gridare. L’uomo è stato subito portato via da una volante. A quel punto è arrivata la polizia Scientifica e la Squadra mobile e nella baracca è stata trovata la borsa della donna con il portafoglio, il cellulare e i documenti. Sono cominciate le indagini e lo strazio della famiglia Reggiani.

    ERA ANDATO A BERE CON UN AMICO – «Quella sera Nicolae era andato a bere con un suo amico, un romeno della Moldavia». A raccontarlo sono alcuni rom della baraccopoli di Tor di Quinto. Parlano di Nicolae come di un ragazzo, arrivato nel loro campo da due mesi e mezzo, che non aveva mai dato problemi. «Faceva il manovale e altri lavori», hanno raccontato. Adesso è recluso in una cella singola della settima sezione del carcere romano di “Regina Coeli”, senza televisione. Mangia regolarmente i pasti ed è «tranquillo» in isolamento. La visita del medico e dello psicologo, al detenuto, si sono concluse senza segnalare alcun tipo di rischio per atti di «autoaggressività» e «autolesionismo». Sul romeno sono stati riscontrati solo dei graffi. Non è guardato a vista, ma la Settima sezione è tenuta – di routine – sotto «grande sorveglianza». Il giovane è in isolamento come avviene per tutti i detenuti che devono ancora essere interrogati dal magistrato, cosa che avverrà venerdì. Per ora non viene segnalata «alcuna manifestazione visibile e degna di essere annotata» nel comportamento di Mailat. Il senatore del Prc Salvatore Bonadonna è andato a constatare le condizioni del rumeno nel carcere di Via della Lungara.

    IN RIFORMATORIONon è la prima volta che Mailat finisce nei guai con la giustizia. Mai, però, per fatti di questa gravità. Quando aveva 14 anni era finito in un centro di rieducazione per i minorenni, dopo aver commesso diversi reati. Nel 2006 un tribunale di Sibiu lo aveva condannato a tre anni di reclusione per furto. Ma la pena non è stata mai scontata.E Mailat è partito per l’Italia.

    PENA IN ITALIA – L’uomo sarà processato e sconterà la pena in Italia. Lo hanno confermato i ministri della Giustizia italiano, Clemente Mastella, e rumeno, Tudor Chiuariu, in una nota congiunta nella quale esprimono la ferma condanna per l’aggressione e sottolineano la necessità di rafforzare la cooperazione in campo giudiziario assicurare la certezza della pena per i soggetti che delinquono. La Romania ha inoltre inviato in Italia tre poliziotti in seguito all’aggressione della donna. L’annuncio è stato dato dal ministero degli Interni romeno. «I tre ufficiali di polizia aiuteranno i loro colleghi italiani nell’indagine», si precisa dal dicastero di Bucarest.

    CONTROLLI A TAPPETOMentre il Circolo della Libertà «Roma Liberale» sta organizzando le Ronde della Libertà, dall’alba di giovedì sono in corso controlli da parte della polizia nel campo rom di Tor di Quinto e negli insediamenti della zona lungo il Tevere. Le baracche abusive saranno abbattute e i rom che ancora vi si trovano si chiedono quale sarà adesso il loro destino.


    MOLTI GIORNALISTI DALLA ROMANIA – Ha fatto molto rumore in Romania il caso di Giovanna Reggiani, la donna di 47 anni seviziata martedì sera a Roma, in zona Tor di Quinto, da un romeno 24enne, Nicolae Romulus Mailat, che l’ha ridotta in fin di vita. E oggi erano tanti i giornalisti di tv e carta stampata inviati da Bucarest per raccontare da vicino cosa è accaduto in quel campo nomadi della Capitale dove si è consumata la tragedia.

    01 novembre 2007

    fonte: corriere.it