Rain in the face

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    rAIN IN THE FACEda sentierorosso

    Pioggia Nella Faccia era uno dei guerrieri indiani più temuti e rispettati alla fine del 19esimo secolo.

    Della tribù degli Hunkpapa Lakota, è nato nel 1835. In una sua descrizione disse: “sono nato vicino al fiume Cheyenne. Ho avuto antenati celebri, ma non una discendenza di Capo. Ho dovuto lavorare per la mia reputazione.”

    Il suo nome deriva da quando, da giovane, stava combattendo con un altro ragazzo. La lotta era feroce e la sua faccia era macchiata da gocce di sangue che somigliavano a pioggia sul suo viso..

    È stato collegato spesso alla morte del Generale George Custer, durante la battaglia di Little Big Horn nel Montana il 27 giugno del 1876.

    Non vi è certezza su chi realmente abbia ucciso Custer. La moglie di Custer ha sostenuto che il colpo finale dato a suo marito fosse da attribuirsi a Pioggia Nella Faccia ed il poeta americano Longfellow ha parlato di questo nella sua opera “La vendetta di Pioggia Nella Faccia”.

    Pioggia Nella Faccia disse soltanto: “alcuni dicono che ho ucciso Custer ed altri che ho aperto il cuore di suo fratello Tom Custer, perché mi voleva imprigionare. Durante la battaglia l’eccitamento era così grande che a malapena riconoscevo quelli che avevo accanto. Tutto è stato veloce come un lampo.”

    Ha inoltre detto che un altro guerriero, Appearing Elk, ha rivendicato l’uccisione di Custer, tanto che al loro ritorno nella riserva dava sfoggio di alcune armi ed oggetti appartenuti a Custer

    Pioggia Nella Faccia è morto nella sua casa di Standing Rock nel North Dakota il 14 settembre 1905.

    THE REVENGE OF RAIN-IN-THE-FACE

    In that desolate land and lone,
    Where the Big Horn and Yellowstone
    Roar down their mountain path,
    By their fires the Sioux Chiefs
    Muttered their woes and griefs
    And the menace of their wrath.

    “Revenge!” cried Rain-in-the-Face,
    “Revenue upon all the race
    Of the White Chief with yellow hair!”
    And the mountains dark and high
    From their crags re-echoed the cry
    Of his anger and despair.

    In the meadow, spreading wide
    By woodland and riverside
    The Indian village stood;
    All was silent as a dream,
    Save the rushing a of the stream
    And the blue-jay in the wood.

    In his war paint and his beads,
    Like a bison among the reeds,
    In ambush the Sitting Bull
    Lay with three thousand braves
    Crouched in the clefts and caves,
    Savage, unmerciful!

    Into the fatal snare
    The White Chief with yellow hair
    And his three hundred men
    Dashed headlong, sword in hand;
    But of that gallant band
    Not one returned again.

    The sudden darkness of death
    Overwhelmed them like the breath
    And smoke of a furnace fire:
    By the river’s bank, and between
    The rocks of the ravine,
    They lay in their bloody attire.

    But the foemen fled in the night,
    And Rain-in-the-Face, in his flight
    Uplifted high in air
    As a ghastly trophy, bore
    The brave heart, that beat no more,
    Of the White Chief with yellow hair.

    Whose was the right and the wrong?
    Sing it, O funeral song,
    With a voice that is full of tears,
    And say that our broken faith
    Wrought all this ruin and scathe,
    In the Year of a Hundred Years.