Scienza vs. Natura

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    ScienzaGli esperimenti più pazzi del mondo sugli animali sono diventati un libro. La lettura di questi esperimenti è talvolta raccapricciante e fa nascere il dubbio sulla reale utilità di questi esperimenti nella vita quotidiana, ma soprattutto viene da chiedersi se vale la pena mettere da parte il rispetto per tutto ciò che ci circonda, pur con una qualsiasi giustificazione. La scienza continua ad espandersi sulle orme di questi sedicenti scienziati che sembrano quasi divertirsi ad imbottire di LSD un elefante, o a resuscitare cani.
    Di certo, molto spesso, quella che chiamiamo oggi scienza è solo una deviazione che spinge l’uomo a giocare a fare Dio.

    LONDRA (1 novembre) – Gli esperimenti più pazzi del mondo sugli animali sono diventati un libro. Un elefante imbottito di LSD, un trapianto di una seconda testa su un cane e due fox terrier resuscitati: sono alcuni dei dieci studi portati vanti dagli scienziati di tutti i tempi. Li racconta lo scrittore americano Alex Boese sull’ultimo numero della rivista britannica New Scientist. Boese, ha scritto Elefanti sotto effetto di acido e altri bizzarri esperimenti, ha cominciato a raccogliere testimonianze sin dai tempi dei suoi studi post-laurea, arrivando a collezionarne una serie che sembra non porre limiti all’umana immaginazione.
    L’esempio forse più eclatante è quello di due ricercatori statunitensi dell’Università dell’Oklahoma, che nel 1962 iniettarono nell’elefante Tusko una dose dello stupefacente LSD 3mila volte superiore a quella necessaria a allucinare un essere umano. L’esperimento, a detta dei ricercatori, voleva scoprire se la sostanza inducesse l’animale a un temporaneo stato di follia e particolare aggressività sessuale. Risultato: l’elefante reagì come colpito da un proiettile, agitandosi e barrendo nel proprio recinto per alcuni minuti prima di accasciarsi al suolo e morire nel giro di un’ora. Per difendersi agli occhi dell’opinione pubblica gli scienziati dichiararono di aver assunto la droga loro stessi in passato senza conseguenze fatali, e che la scoperta sarebbe potuta servire a eliminare mandrie o branchi di animali in eccesso se e dove necessario.
    Altro tentativo fuori dall’ordinario quello, negli anni Trenta dello scienziato dell’Università della California Robert Cornish, deciso a resuscitare i morti con l’aiuto di alcuni fox terrier, non a caso chiamati Lazzaro. Cornish asfissiava gli animali per tentare di rianimarli 10 minuti dopo facendo oscillare i cadaveri su un altalena mentre li iniettava con un mix di adrenalina e anti-coagulanti. Due dei cani utilizzati sopravvissero all’esperimento e vissero ancora per alcuni mesi, ma ciechi e con danni cerebrali.
    Ai confini dell’orrore l’esperimento del chirurgo sovietico Vladimir Demikhov, che nel 1954 trapiantò su un pastore tedesco adulto la testa, le spalle e le zampe anteriori di un cucciolo. La creatura sopravvisse sei giorni e nessuno dei tentativi a seguire arrivò a superare un mese di vita a causa dell’incompatibilità dei tessuti, ma si ritiene che il lavoro di Demikhov abbia aperto la strada per il primo trapianto di cuore umano.
    Disgustoso il caso del dottore statunitense Stubbins Firth che nel 1804, per provare la non contagiosità della febbre gialla, bevve il vomito fresco di un paziente dopo averlo versato in una ferita sul proprio braccio. Firth non si ammalò, ma scoperte successive dimostrarono che la febbre gialla era invece altamente contagiosa ma solo se trasmessa direttamente nel sangue, ad esempio attraverso la puntura di una zanzara.
    Tra i più folli l’esperimento, degli anni Sessanta, sul comportamento sessuale dei tacchini maschi. Ricercatori dell’Università della Pennsylvania assemblarono dei modelli di tacchino femmina per poi smontarli pezzo per pezzo e vedere quando il maschio avrebbe perso lo stimolo sessuale. Scoprirono che il tacchino era ancora eccitato da una testa su un bastoncino, ma non da un corpo senza testa.

    Fonte: il messaggero