Grazie Mazzucco grazie Blondet

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    Inganno globaleGli uomini non sono tutti uguali e le etichette sono deleterie.
    Gli uomini non sono tutti uguali…..basta guardare l’onestà di Mazzucco rispetto alla vile disonestà di Chiesa
    Le etichette di destra e di sinistra non stabiliscono chi è serio e chi no…poiché la sinistra, il centro e la destra sono piene di gente poco seria, e contano pochi uomini seri.
    Destra, centro e sinistra sono categorie agganciate al teatrino della politica parlamentare…a che ci serve continuare ad utilizzarle?
    Servono a mantenere in piedi gli steccati tra le persone serie che vogliono cambiare veramente le cose infischiandosene delle appartenenze di schieramento…a proposito le persone serie non corrono il rischio di “perdersi” dialogando e collaborando per battaglie comuni con persone di altre opinioni politiche.
    Le persone serie sono serie anche perché la loro fede politica non vacilla tanto facilmente (magari come quelli che hanno bisogno di confermarsela attraverso la chiusura settaria nel proprio gruppo di appartenenza).
    Grazie a tutte le persone serie.

    da effedieffe.com

    Grazie a Massimo Mazzucco
    Maurizio Blondet
    07/11/2007

    «Giulietto Chiesa ‘ripudia’ Blondet»: con questo titolo sul suo sito «Luogocomune», dedicato alla verità sull’11 settembre, Massimo Mazzucco commenta la nota faccenda.
    Dopo aver pubblicato la lettera di Chiesa, scrive:
    «Luogocomune non ha alcun interesse ad entrare nella diatriba personale fra Giulietto Chiesa e Maurizio Blondet, e anzi se ne dispiace profondamente. Le dichiarazioni di Chiesa rendono però doverose alcune precisazioni, per semplice rispetto della verità.
    Riguardo alle pubbliche apparizioni accanto a Blondet, …
    … Chiesa parla di ‘due occasioni di dibattito, in entrambe le quali io non partecipai alla scelta degli interlocutori. In un caso si trattò di un incidente involontario, probabilmente dovuto alla mancanza d’informazione degli organizzatori, nell’altro si trattò del deliberato tentativo di Mentana di mettermi accanto un personaggio squalificato con l’obiettivo di indebolire i miei argomenti’.
    Il primo caso fu la Conferenza di Bologna sul 9/11 del Settembre 2006. Non sta a noi parlare per Faremondo, che la organizzò in maniera egregia, ma ci risulta che Blondet avesse già partecipato in precedenza ad altri incontri organizzati dal gruppo bolognese, e che la ‘new entry’, in quel caso, fosse proprio Chiesa.
    Nel secondo caso (una puntata di Matrix), il ‘deliberato tentativo di Mentana’ nacque in realtà da un suggerimento in extremis che io stesso diedi al conduttore, il quale non riusciva a trovare nessuno (oltre a Chiesa) che volesse comparire nel ruolo di ‘complottista’. Chiamai poi personalmente Blondet, girandogli l’idea, e lui cadde letteralmente dalle nuvole. Pur trovandosi in vacanza, partì immediatamente per Roma, per mettersi a disposizione della redazione di Matrix.
    Tanto sofisticato e macchiavellico fu il ‘calcolo’ che Mentana fece nel mettere accanto a Chiesa un ‘infiltrato provocatore’.
    Per quel che riguarda l’anathèma che Chiesa propone di scagliare contro Blondet (‘Credo che sia giunto il momento di bandire Blondet da tutte le discussioni tra persone civili che si occupano dell’11 settembre’) non si comprende sinceramente a che titolo e con quale autorità lo faccia – se c’è un movimento trasversale, senza leader, e di natura assolutamente spontanea, è proprio quello per la verità sull’undici settembre – mentre si potrebbe tranquillamente suggerire la stessa cosa rivolta a Chiesa: è casomai lui il personaggio anomalo, all’interno del Movimento, poichè è l’unico che cerca sistematicamente di personalizzare – e politicizzare – l’undici settembre a proprio favore».

    Continua Mazzucco: «Blondet sarà pure di destra, ma non risulta che si metta a cantare ‘Faccetta Nera’ mentre argomenta di Torri Gemelle. Mentre Chiesa concluse il suo intervento di Bologna – eravamo, incidentalmente, a pochi giorni dalle elezioni – con un ingombrante ‘e mi raccomando, ricordiamoci di mandare a casa Berlusconi, se no qui è finita per tutti’. (Nell’occasione promise anche – rispondendo a una domanda del sottoscritto – di ‘mettere in moto una profonda revisione nella sinistra italiana, appena riconquistata la maggioranza’, ma evidentemente se ne è poi dimenticato).
    Quando infine Chiesa definisce ‘tipico il caso di Teodori che, al Costanzo Show, si mette a sbandierare il nome del forsennato Blondet per sminuire gli argomenti nostri’, commette due grossolani errori: di ‘nostro’ – ovvero, di ‘suo’ – nell’11 settembre c’è molto poco. E’ lui che ha creduto di impossessarsi di un argomento più grande di chiunque, sin da quando annunciò al mondo che ‘noi di Megachip abbiamo fatto questa ricerca e abbiamo scoperto queste cose’, come se gli Alex e gli Steven Jones, i Meyssan, gli Hufschmid, i Griffin, i Thompson – e lo stesso Blondet – non fossero mai esistiti.
    In secundis, Chiesa dimentica che insieme al ‘fascista e antisemita’ Blondet, Teodori ha collegato con altrettanta facilità il Movimento a ‘quelli dell’ultrasinistra come Chiesa’, mettendoli agevolmente nello stesso calderone, e affondandoli poi con una bordata unica.
    E’ stato quindi Chiesa per primo, sposando così rumorosamente il proprio nome alla causa dell’undici settembre, a rendersi facile bersaglio dei rissaioli di professione come Teodori.
    Tanto dovevamo come chiarimento, all’interno di una diatriba personale nella quale ci limitiamo a riconoscere l’enorme lavoro svolto da Maurizio Blondet sull’11 settembre, e per il quale lo ringraziamo nuovamente.
    Come ha scritto qualcuno sul nostro sito: ‘La verità non appartiene alla politica e ai politicanti, la verità appartiene ai cittadini del mondo’.
    Massimo Mazzucco».

    Questa testimonianza mi ha commosso per molti motivi: perché è pubblica (ho ricevuto molte solidarietà, ma in privato), perché viene da un’area di sinistra in cui Mazzucco si riconosce con molta serietà, e perché è una inaspettata, leale testimonianza della pura e semplice verità.
    Sulla scelta del mio nome per quella mia poco riuscita apparizione a Matrix, le cose sono andate proprio come dice lui.
    Ovviamente, Mentana non sapeva manco chi fossi, figurarsi.
    Ma sul mio cosiddetto «antisemitismo», era stato informato giusto mezz’ora prima da Marco Taradash, il quale aveva diramato una dichiarazione all’ANSA in cui si «indignava» che Mentana avesse appunto concesso di parlare a un «antisemita».
    Io ero già nello studio di Matrix in attesa di cominciare, e di quel lancio ANSA da parte di Taradash ero stato appena informato al telefono da un amico; non ne conoscevo il testo se non grosso modo. Anche per questo, l’uscita di Mentana sulle mie posizioni «antisemite» mi ha colto alla sprovvista.
    Col senno di poi, avrei dovuto replicargli a muso duro: «Che cosa ne sa? Mi citi qualcosa di antisemita che ho scritto», e lui non avrebbe saputo che dire.
    Esprit d’escalier, dicono i francesi.
    Ma il mio vero errore è stato di non querelare immediatamente Taradash per diffamazione.
    Anzitutto perché detesto questa abitudine italiota di prevalere in una polemica intellettuale su idee e fatti, «adendo alle vie legali».
    Mi pare indegno chiudere la bocca all’avversario con l’intimidazione giudiziaria e l’intervento della polizia.
    Anche se i Taradash, i Teodori (e i Chiesa) lo fanno correntemente.
    Del resto, come sanno i miei lettori più assidui, ho deciso una volta per tutte di infischiarmi dell’epiteto di «antisemita», perché se si teme quell’etichetta, su certe cose essenziali non si può più dire la verità.
    Del resto, mi sono guadagnato quel bollo diffamante dagli anni ’90, da quando scrissi sul Sabato alcuni articoli sui rapporti fra Gorbaciov e il miliardario Edgar Bronfman (Seagram Whisky), allora capo del Congresso Ebraico Mondiale: Bronfman aveva promesso a Gorby lo stato di «nazione più favorita» alla sua Unione Sovietica, se lui lasciava partire 2-3 milioni di ebrei russi per popolare Israele.
    Riportavo solo una notizia apparsa, se ricordo, su Newsweek, non su «Fiamma Tricolore».
    Mi limitai a domandarmi come mai Bronfman, che era cittadino canadese, potesse prendere impegni di tale livello a nome di un altro Paese, che erano poi gli Stati Uniti d’America.
    Fu il rabbino Toaff a lanciare contro di me l’accusa di psico-reato, terrorizzando quelli del Sabato.
    Insistetti.

    Raccontai come quei 2 milioni di ebrei russi, subito forniti di visto d’uscita dall’URSS gorbacioviana, ebbero il permesso di prendere il volo.
    Ma non per l’Occidente: dovevano salire su aerei della linea aerea della Romania, che facevano scalo solo a Bucarest, da cui era possibile una sola destinazione, Tel Aviv.
    Ceausescu aveva fatto questo essenziale piacere, perché altrimenti quegli ebrei russi, atterrati poniamo a Vienna, se la sarebbero squagliata verso gli Stati Uniti.
    Ricordo che in quel periodo, Washington (Bush padre presidente) negò il visto d’entrata in USA a quei poveri ebrei in fuga verso la libertà; solo in Giudea dovevano andare.
    Una strana manifestazione di «antisemitismo di stato», commentai ironico.
    Erano tutte notizie lette su giornali americani, ma nel mio caso apriti cielo: il bollo di antisemita e complottista divenne un marchio a fuoco, un tatuaggio.
    Indelebile.
    Al punto che ci ho fatto il callo, fino a sottovalutare il peso di quella diffamazione, che è, per un giornalista, la morte professionale.
    Ho sbagliato.
    Oggi ho deciso di querelare Teodori, soprattutto perché mi ha dato anche del «negazionista dell’olocausto»: diffamazione per me nuova, più menzognera delle altre, e per me più offensiva. Però, ecco che Giulietto Chiesa, della Fondazione Gorbaciov, gli dà manforte, indebolendo la mia posizione giudiziale.
    Teodori infatti potrà esibire Chiesa come «prova»: se anche lui dice che Blondet è un nazista notorio e forsennato…
    Per questo la testimonianza di verità di Mazzucco mi è ancora più cara.
    Non ci conosciamo nemmeno personalmente, perché lui vive a Los Angeles.
    Ha fatto lui, non Chiesa, il primo videofilm italiano sull’11 settembre, allegato al suo libro «11 settembre, inganno globale».
    Non mi deve nulla: è veritiero anche quando – al contrario di Chiesa – riconosce il debito che tutti noi che dalle province dell’impero abbiamo scritto qualcosa sull’altra verità abbiamo verso «Alex e gli Steven Jones, i Meyssan, gli Hufschmid, i Griffin, i Thompson», insomma agli «american patriots», quelli veri, che sfidano ben più che la diffamazione; sfidano infatti il Patriot Act, il decreto repressivo d’emergenza emanato dalla Casa Bianca, come si conviene a coronamento di ogni golpe, per azzittire chi ha capito il trucco.
    A quei nomi, io aggiungerò quello del grande Webster Tarpley, che fu il primo ad allertarmi e a fornirmi le fonti da cui ricavare i dati di fatto sull’altra verità.
    Tutto qui.

    Vero che non canto «Faccetta Nera» e mi sarebbe sembrato coglione anche nel 1930, ma è vero che sul fascismo ho un giudizio un tantino più articolato di quello obbligatorio («Male Assoluto»).
    Il che fa di me probabilmente uno «di destra» – anche se io recalcitro, visto che adesso la destra è quella di tipi come Wolfowitz, e in Italia Ferrara.
    Questo per dire una cosa semplice: che l’11 settembre ha cambiato tutto, a cominciare dalle etichette ideologiche, svuotate totalmente da quell’evento.
    Perché se quell’evento è andato come siamo convinti Mazzucco, io e tanti altri, il mondo sta sotto un regime atroce e feroce, che non si può chiamare che Quarto Reich.
    Evidentemente ogni generazione ha il suo Reich di fronte al quale prendere posizione: stare dalla sua parte – e ricevere, poniamo, finanziamenti pubblici, carriere ed emolumenti alla Magdi Allam – o denunciare le sue atrocità e menzogne, e sopportare le conseguenze.
    E’ lì che si prova chi è uomo, e chi quacquaracquà.
    In più, la nostra generazione deve smascherare un’insidia ulteriore, perché la propaganda si è molto perfezionata dopo Goebbels: che bisogna sospettare proprio di chi ci esorta a «vegliare contro il risorgente antisemitismo».
    Vogliono invitarci a riconoscere il «vecchio» Reich, quello che non fa più danno e non esiste più.
    E così, siamo preparatissimi a combatterlo, ma a patto che sorga all’orizzonte proprio come quello di ieri l’altro, proprio coi baffetti di Adolf e le divise nere SS.
    Altrimenti, se il genocidio infuria sotto l’immagine di Tzipi Livni, e colpisce arabi antipaticissimi, per di più «antisemiti», allora non siamo più tanto sicuri e compatti.
    E perdiamo l’occasione di essere galantuomini: l’occasione della nostra generazione.
    Verrà il momento in cui dovremo farfugliare, come i tedeschi perbene di allora: «Non sapevamo, non potevamo immaginare…».
    E invece sì, si può immaginare.
    Basta guardare le foto dalla Palestina, e mettersi nei loro panni.
    Ma soprattutto, non addormentare la coscienza limitandosi a star sul sicuro, a dire quel che dicono tutti gli altri, quel che è autorizzato e perbene.
    Perché tutti i Reich, specie all’inizio, sono debolissimi: per questo devono nascondere la verità, e impedire che si diffonda.
    Quasi tutta la loro forza viene dalla viltà dei conformisti e opportunisti «perbene».

    Mi fa piacere la conferma che Mazzucco non annacqua nemmeno di un goccio la verità, per considerazioni implicanti «destra» e «sinistra».
    Sono certo che su tante cose potremmo litigare furiosamente e dividerci – ma questo ce lo potremo permettere quando e se saremo tornati alla normalità democratica.
    Oggi non siamo in democrazia, ma sotto l’oligarchia globale della menzogna: il Quarto Reich che diffonde la democrazia come vedete in Iraq, e che con l’uranio impoverito sta commettendo un delitto di massa tanto inaudito, che gli si è dovuto trovare un nuovo nome: «omicidio», il massacro di tutti, compresi i propri stessi soldati.
    Vi pare che valga la pena di sottilizzare quanto Blondet sia di destra o Mazzucco di sinistra?
    Dopo, dopo.

    Maurizio Blondet