I giovani, la famiglia e il mondo moderno

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    pARSIFALEDITORIALE
    Si pensa comunemente
    , che l’epoca attuale sia caratterizzata non solo da un benessere economico sempre più diffuso, ma anche da una maggiore responsabilità delle giovani generazioni. Come contro-tendenza, invece, si deve rilevare la pretesa da parte dei figli di essere accuditi anche in età avanzata dai genitori, sintomo questo di una maggiore irresponsabilità. Guardando indietro nel tempo, attraverso una analisi più approfondita, non possiamo non sottolineare come i giovani, messi dinnanzi alle loro responsabilità già nell’adolescenza, contribuivano al fabbisogno familiare. Al contrario, attualmente, i figli pretendono senza porre alcun limite ai propri capricci: cibo e vestiti, alloggio, divertimenti, tutto a spese dei genitori, che per il troppo bene che vogliono alle loro “creature” non sanno dire no anche alle richieste più esagerate.

    Si possono vedere ventenni alla guida di macchine da quaranta milioni che, per riposarsi dallo stress cittadino, vengono fatti viaggiare da un capo all’altro del pianeta con pernottamenti nei migliori alberghi. I Signorini si riconoscono anche dai vari accessori che fanno parte del “kit” del perfetto fighetto: telefonino “ultimo modello”, “il più piccolo in commercio” e l’orologio da tre milioni in su. La valutazione circa lo spendere interi stipendi per questi beni, non può limitarsi ad una semplice questione morale; infatti anche chi se li può permettere sbaglia se diventa preda e vittima dell’edonismo e rincorrendo questi falsi miti come l’unico traguardo della propria misera vita, scimmiotta ciò che non è. La tragedia vera e propria si verifica poi, quando una famiglia poco abbiente per accontentare i propri figli, si sobbarca di spese insostenibili con la formula del pagamento rateale, che incide pesantemente sul bilancio mensile. Così i genitori sono costretti a fare salti mortali purché il loro figliolo non gli tenga il muso. Se nelle famiglie benestanti troviamo un tipo di ragazzo “assuefatto”, che addirittura di fronte ad un regalo dall’importo di sei zeri stenta a dire grazie – avvezzo com’è al lusso e al “tutto e subito”-, nelle famiglie meno facoltose troviamo il viziatello meno arrogante, ma irriconoscente anch’egli dei sacrifici altrui.

    Non è certo questo, un modello educativo idoneo a responsabilizzare il giovane anche quando si hanno le possibilità per regalare di tutto ai propri figli. Soprattutto non li si abitua ad una vita di sacrifici, l’unica in grado di far comprendere che solo con l’impegno si conquista la dignità di uomo. Se ad ogni piagnisteo un genitore cede, si abituerà il giovane a piangere e lamentarsi per ottenere qualsiasi cosa. E’ necessario abituare i figli sin da piccoli a sacrificarsi per ottenere ciò che si desidera. Non è quindi sbagliato premiare il giovane solo dopo averlo fatto misurare con la realtà, insegnandogli da subito le difficoltà della vita. Il periodo scolastico è un ottimo banco di prova per ogni ragazzo, fase in cui non mancano gli esempi di responsabilità dei più volenterosi che, per non gravare sulla famiglia, si adoperano in qualche piccolo lavoro quand’anche stagionale. Non sempre è facile riscontrare questi esempi; ben si conosce come la scuola sia diventata un luogo dove i giovani si parcheggiano per diversi anni, con la sola speranza di trovare in futuro un lavoro. Quando si cresce certe cattive abitudini riemergono, così è facile trovare persone incapaci di far fronte ai propri impegni spendendo più di quanto guadagnano, al punto da dover ricorrere nuovamente all’aiuto dei propri cari. L’attuale situazione economica può giustificare alcune “devianze” come quella di vedere uomini di trent’anni che ancora vivono nella casa dei genitori o giovani che a più di vent’anni (pur non continuando gli studi) richiedono, o accettano nelle migliori delle ipotesi, la paghetta mensile. La giustificazione finisce quando questo ripiego da necessità si trasforma in convenienza. L’egoismo si scaglia addirittura contro i propri genitori, tutto ciò per legittimare una pigrizia dura a morire.

    Questo mondo è ricolmo di disadattati senza arte né parte, uomini nel corpo ma non nello spirito, che riversano il proprio disagio interiore prima verso i propri cari e poi contro la società. Sicuramente non è quest’uomo il nostro modello e non è “lo stile di vita da parassita” il nostro obiettivo. Se la sovversione, come abbiamo in più di una occasione accennato, ha minato per prima cosa le sorti del nucleo familiare, prima cellula di un vero Stato, sta a noi ristabilire nelle nostre famiglie quell’ordine ormai perso nella memoria. Così se ci riteniamo tra gli ultimi superstiti di un mondo giusto e quindi precursori del giusto mondo che verrà, dobbiamo dare l’esempio, con una condotta e un intervento di rettifica che non escluda le mura domestiche.

    Noi siamo in debito con i nostri genitori dal momento in cui siamo nati e questo debito può essere ripagato diventando delle persone responsabili per i nostri parenti, garantendo ai nostri genitori almeno una vecchiaia dignitosa e senza preoccupazioni. Se siamo stati viziati per il troppo amore di una madre o di un padre, dobbiamo ravvederci, viziando e amando di converso le nostre famiglie. Noi finora abbiamo “avuto”, sta a noi adesso e nel futuro “dare”, per evitare ogni egocentrismo. Generalmente infatti, vige l’equivoco che i genitori siano in dovere esclusivamente di “dare”, senza che ci si ponga il problema di contraccambiare. Quest’equivoco è sintomo d’immaturità ed irresponsabilità. L’uomo della Tradizione non deve pretendere dagli altri, quand’anche siano consanguinei, ma deve pretendere da se stesso; votato al sacrificio e alla dedizione di ciò che è vero e giusto, non può dimenticarsi dei propri genitori. Attivo e propositivo, leale, coraggioso e fedele, deve divenire un asse di riferimento nella propria famiglia e nelle proprie amicizie, in modo che di lui si dica: “quello è un uomo della legione”.

    RAIDO
    CONTRIBUTI PER IL FRONTE DELLA TRADIZIONE
    ANNO V – NUMERO 19
    EQUINOZIO DI PRIMAVERA 2000