Mussolini e il razzismo [Fascicolo n.8]

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    Mussolini e il razzismodalla Premessa

    Gli scritti di Julius Evola che qui pubblichiamo sono apparsi per la prima volta sul settimanale “Il Meridiano d’Italia”, divisi in tre parti ed usciti nel dicembre 1951 (Mussolini e il razzismo) ed un quarto sul mensile “L ‘italiano” nel maggio 1959 (Il razzismo e altri orrori). Il pretesto per scrivere questi articoli fu dato non tanto dalle ovvie mistificazioni degli storici democratici, ma soprattutto per evitare confusioni e cedimenti di quanti ancora si dichiaravano eredi del Fascismo. A Mussolini e al Fascismo fu e viene ancora oggi rimproverato di aver avuto un atteggiamento subordinato, quasi servile, nei confronti dell’alleato Nazionalsocialista. Questa dipendenza si evidenzia soprattutto con la promulgazione delle leggi razziali del 1938 che, a quanto si dice, erano totalmente estranee alla volontà nazionale. Contrariamente a quanto si pensa, e a quanto si conosce, l’introduzione di queste leggi fu tanto giustificata, quanto necessaria, per i continui atteggiamenti d’ostilità delle diverse organizzazioni ebraiche internazionali. Sono proprio di quegli anni i numerosi documenti e le tante prese di posizione della “diaspora ” ebraica e di movimenti sionisti contro l’Europa ed i suoi popoli. Mussolini, d’altronde, si era espresso con dure parole contro le “logge d’oltreoceano.” e le democrazie occidentali,    controllate                           politicamente   oltre                        che economicamente dall’alta finanza ebraica.

    Basterebbe rileggere, con maggior attenzione, gli sviluppi storici che sono culminati nella Seconda Guerra Mondiale, per accorgersi di quanta importanza hanno avuto questi attacchi nell’assetto del nuovo ordine mondiale.

    L’interesse di Evola rispetto al problema “razza”, come egli stesso afferma, fu solo strumentale; egli pensò che attraverso una giusta visione del “razzismo” si potessero rettificare degli aspetti latenti del popolo italiano, e costruire un nuovo tipo umano. In questo senso la razza fu considerata, non più per il suo aspetto biologico, bensì come “qualità”, “carattere”, “disciplina” e ‘forma”, capaci di evocare e ridestare un ben preciso Stile e Spirito interiore.

    Questa visione “spirituale “, non fu compresa però da una parte di gerarchi che s’improvvisarono razzisti, che per scarso senso di responsabilità cercarono di boicottare questo progetto “risanatore ” che vedeva Evola come promotore.

    Il semplice antisemitismo è considerato da Evola un assurdo, dal momento che gli “ariani “, “ai nostri giorni si comportano, quanto a carattere e a stile da veri ebrei, senza aver nemmeno la scusante di un’eredità razziale “. Oggi che la confusione è padrona e ai “cedimenti” non c’è più freno, ci è parso giusto riproporre questi scritti che vogliono essere un contributo a fare chiarezza e ad offrire a quanti ancora non si sono “arresi” un’arma per rafforzare la loro giusta causa.

    errata corrige del 19 novembre, ore 11.47

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