L’auspicio dell’aquila

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    AquilaAllora, d’un tratto, l’alata messaggera dell’altisonante Giove dal tronco dell’albero, ferita dal serpente, si leva in alto trafiggendo coi suoi terribili artigli il serpente mezzo morto, che a tutta forza si agita col variegato collo. E quella dilaniando il serpente che la stringe con le sue spire e mordendolo a sangue col suo becco, avendo ormai sfogato la sua ira, vendicatasi ormai del terribile dolore, lo getta giù spirante, precipitandolo col corpo straziato nell’onda; poi, da occidente si dirige verso il luminoso oriente. Quando Mario, interprete del divino auspicio, scorse l’aquila che volava solcando il cielo con le veloci ali ed ebbe osservato i fausti segni della sua gloria e del suo ritorno, lo stesso Padre tuonò dalla parte sinistra del cielo. Così Giove confermò il chiaro auspicio dell’aquila.

    Cicerone (De div. I 47,106)