Delitto e disco party

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    Rudy HermannDice di aver visto l’assassino, e non sa chi sia…dopo il delitto, esce, tranquillo, e se na va in discoteca. Una serata come le altre. Con delitto.

    PERUGIA — Il commento dell’investigatore che lascia il carcere di Capanne dopo otto ore di interrogatorio, dà il senso della giornata: «Il racconto non è credibile». Si è rivelato un bluff l’annuncio di «rivelazioni nuove» fatto da Rudy Hermann Guede al suo rientro in Italia. L’ivoriano ventunenne accusato di aver violentato e ucciso Meredith Kercher con Amanda Knox e Raffaele Sollecito il primo novembre, ha di fatto confermato la versione fornita dopo l’arresto al magistrato di Coblenza: «Ero in quella casa, ma non l’ho uccisa ». E su quel «giovane italiano » che secondo lui sarebbe l’assassino, dice: «Non lo conosco e non saprei farne una descrizione precisa perchè ho lottato con lui, ma guardavo il coltello». Non parla di Amanda, non parla di Raffaele.

    E tanto basta per rafforzare negli inquirenti la convinzione che tra loro ci sia un accordo, visto che anche l’americana ha detto di essere stata nella villetta mentre l’amica veniva assassinata e non ha mai fatto cenno alla presenza di Rudy. Lui non fornisce alcun elemento che possa aiutare a comprendere che cosa accadde davvero e soprattutto perchè Meredith fu accoltellata. E alla fine, dopo aver sbandierato per giorni il rimorso per per non averla salvata, è costretto ad ammettere: «Dopo essere scappato, ho girovagato per un po’ e poi sono andato in discoteca con altre persone ». Il racconto di Rudy comincia da quello che sarebbe avvenuto il 31 ottobre. Era Halloween, i giovani di Perugia festeggiavano la «notte delle streghe» tra pub e discoteche.

    «Ho incontrato Meredith mette a verbale – e ci siamo piaciuti. Lei mi ha dato appuntamento per la sera successiva a casa sua». Nei giorni successivi al delitto sono state interrogate le giovani inglesi che con lei avevano trascorso il pomeriggio del primo novembre, compresa Sophie Purton che verso le 21 fece con lei un tratto di strada verso la villetta. Con nessuna di loro Meredith parlò dell’appuntamento che aveva. Anzi, disse che era stanca e sarebbe andata a dormire. Mentiva? È possibile, ma le ragazze condividevano i propri segreti, in modo particolare quelli che riguardavano i fidanzati. E infatti tutte, comprese le coinquiline, giurano che non faceva mai entrare uomini nell’appartamento ad eccezione di Giacomo Silenzi, con il quale aveva una storia da un paio di settimane. Rudy afferma il contrario: «Quando sono arrivato abbiamo cominciato a baciarci. Lei mi ha chiesto se avevo un preservativo e quando ho risposto di no, ci siamo fermati. Poi mi sono sentito male e sono entrato in bagno».

    Da questo momento il racconto si concentra sull’aggressione: «Ho sentito le urla e sono andato verso la camera. Meredith era sanguinante, c’era un ragazzo con un coltello». È confuso quando tenta di descriverlo, sulle fasi della presunta colluttazione, su quanto accadde dopo. Ripete di aver tentato di aiutare Meredith, ma neanche lui sa ben spiegare perché decise poi di fuggire. Parla di «paura, panico». Ribadisce di aver sentito alcune persone che parlavano fuori della villetta, ma non riesce a dire neanche se si tratti di uomini o donne. Il giudice Matteini e il pubblico ministero Mignini lo incalzano con le domande, evidenziano le sue contraddizioni. Gli mostrano le foto della casa dove è avvenuto l’omicidio, tentano di carpire dettagli utili all’indagine. E lui appare sempre più confuso, anche su quello che avrebbe fatto dopo essere andato via. «Vagavo», afferma. Ma poi gli leggono il verbale di due ragazze spagnole che lo incontrarono al Domus e lui non può negare di essere andato a ballare.

    Dopo otto ore di interrogatorio, la ricostruzione che offre sembra aggravare la sua posizione, già delineata grazie agli esami compiuti dalla polizia Scientifica. Perché appartiene a lui l’impronta di un palmo rimasta sul cuscino intriso del sangue della vittima, così come il Dna rinvenuto sul tampone vaginale di Meredith. E quindi sarà lui a dover raccontare, in maniera più convincente, che cosa successe. Nei prossimi giorni sarà interrogato di nuovo dal pubblico ministero. Venerdì comparirà davanti ai giudici del tribunale del Riesame. Ma la possibilità che ottenga la scarcerazione appare davvero remota.

    Fiorenza Sarzanini
    08 dicembre 2007

    Fonte:

    http://www.corriere.it/cronache/07_dicembre_08/rudY_otto_ore_sarzanini_831b1dde-a55f-11dc-87a0-0003ba99c53b.shtml