Soldato israeliano spara a bruciapelo

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    Un soldato israeliano contro un ragazzo palestinese, in manette e con una benda sugli occhi.

    Il ragazzo è bendato, le sue mani sono legate. Ma il militare israeliano, davanti a lui, sembra non accorgersene neppure. Solleva l’arma, e spara. È «solo» una pallottola di gomma: ma la distanza è talmente ravvicinata che, se la mira fosse stata rivolta al torace, il 27enne palestinese Ashraf Abu-Rahama non avrebbe più modo di raccontare quanto gli è accaduto il 7 luglio, nel villaggio di Na’alin, in Cisgiordania. E che invece è stato raccolto e documentato da un video, pubblicato dal gruppo per i diritti umani israeliano B’Tselem e ripreso dal quotidiano Ha’Aretz.Guarda il video dello sparo

    FERITO AL PIEDE – Ashraf faceva parte di un gruppo di dimostranti che protestava contro la barriera di separazione che corre a Na’alin. Negli scorsi mesi, le proteste sono aumentate di numero e si sono spesso concluse con violenti scontri. Il ragazzo, fermato dai militari israeliani, ha detto di esser stato picchiato, bendato e legato. Poi, come si vede nel video, un soldato gli ha sparato contro, da pochissimi metri di distanza. Ashraf ha detto di esser stato ferito a un piede, e di aver ricevuto soccorso dagli stessi militari prima di essere rilasciato.

    DUBBI – «Abbiamo già avviato un’inchiesta interna — ha detto il portavoce dell’esercito israeliano Avital Leibovitz — ma abbiamo dei dubbi su alcune sequenze». Il maggiore si riferisce agli istanti immediatamente seguenti allo sparo: la telecamera, infatti, smette per qualche secondo di filmare, per riprendere qualche attimo dopo. Il motivo di questa interruzione, spiega B’Tselem, è semplice. A filmare la scena è stata una ragazzina di appena 14 anni, dalla finestra di casa. «Allo sparo, s’è spaventata e ha schiacciato il tasto «Stop». Ha ripreso appena se n’è resa conto» ha spiegato la portavoce del gruppo Sarit Michaeli.

    TELECAMERE – Il fatto che la ragazza avesse una cinepresa, invece, non desta sospetti: è stata la stessa Ong a fornire 100 telecamere ai palestinesi di Cisgiordania, per il progetto «Shooting back» (un gioco di parole: significa sia «Rispondere al fuoco», sia «Rispondere filmando»). Un piano che ha già portato frutti: lo scorso mese, B’Tselem ha mostrato il video di un pestaggio realizzato da coloni israeliani armati e mascherati ai danni di contadini palestinesi di Hebron. E la Polizia israeliana ha da poco arrestato due cittadini della colonia di Susya — tra cui un minorenne — sospettati di aver perso parte all’assalto. «Ora — dice B’Tselem — chiediamo che anche il soldato che ha sparato, e il tenente colonnello che ha bendato e legato Ashraf, vengano portati davanti alla giustizia».

    Davide Casati
    20 luglio 2008(ultima modifica: 21 luglio 2008)