Intelligenza e carattere crescono solo se si accettano le sfide

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In questo breve ma interessante articolo da prima pagina del Corriere sono stati colti degli aspetto della vita che spesso ribadiamo nei nostri articoli: bisogna accettare le sfide, cercare le difficolta’ invece di fuggirle, percorrere la via piu’ difficile, invece di quella piu’ facile. Solo cosi’ si educa il nostro carattere.

Nelle olimpiadi sette medaglie d’oro su otto sono state vinte da militari, cioè da persone abituate alla disciplina e all’autocontrollo. Dalla scuola e dalla università non è venuto nulla, e questo è un sintomo della povertà del nostro sistema educativo. Perché lo sport è espressione dell’organizzazione disciplinata della società e dell’individuo, misura la sua capacità di porsi una meta e raggiungerla. Ora da trent’anni il nostro sistema educativo — dalla famiglia alla scuola — ha avuto una sola preoccupazione: evitare ai bambini e ai giovani ogni trauma, ogni fatica, ogni frustrazione. Insegnando loro che sono bravi, adorabili qualsiasi sciocchezza facciano e che non dovranno mai pagare per i loro errori. Non gli è stato mai detto che la nostra intelligenza si sviluppa solo affrontando problemi, che il nostro carattere si plasma solo accettando le sfide, che per capire il valore delle cose dobbiamo meritarcele. Mentre quanto ci viene regalato senza merito ci indebolisce e tutto ciò che ci viene perdonato senza punizione ci corrompe. Il risultato di questa pedagogia irresponsabile è che troppi (per fortuna non tutti) nostri ragazzi e ragazze non studiano, non sanno concentrarsi, perdono il loro tempo chattando su Internet, facendo videogiochi, mangiano troppo, sono maleducati, si ubriacano in discoteca e non sanno fare nessun lavoro. Questa estate mi si è guastato il frigorifero, sono arrivati uno dopo l’altro tre tecnici dell’impresa — ciascuno con furgoncino e assistente — lo hanno contemplato perplessi e se ne sono andati senza saper cosa fare. Un mio amico ha due mungitori indiani a cui dà uno stipendio di quattromila euro netti al mese. Ma questi mungitori sono degli esperti zootecnici, preparatissimi in elettronica, e in Italia non c’è nessuno che sa fare il loro lavoro. E fra poco non ci saranno nemmeno idraulici, elettricisti, falegnami, sarti, ragionieri, capomastri, restauratori, installatori con una preparazione scientifico-tecnica che li renda capaci di affrontare i problemi della casa e della fabbrica di oggi. Perché i nostri figli queste cose non le imparano né alla scuola media né all’università. Il ministro Mariastella Gelmini, che ha incominciato a ridare metodo, rigore e disciplina alla scuola, dovrà fra poco accingersi a colmare questo pauroso vuoto di preparazione tecnica degli italiani creando licei tecnici e lauree brevi dove, anziché chiacchiere, si imparano mestieri moderni.

01 settembre 2008

di Francesco Alberoni

Fonte: corriere.it