Ernst Von Salomon – 25 Settembre 1902-2008 [In memoriam]

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Ernst vov Salomon: una figura di disperato combattente si eleva, minacciosa, sul fondale degli anni durissimi che in Germania seguirono la fine della prima guerra mondiale. Anni in cui la timida e debole Repubblica di Weimar muoveva i suoi primi passi, vacillanti e difficili, l’epoca della Sainte Vehme, della Reichswer, dei Corpi Franchi, degli attentati quotidiani con le bombe o con le pistole, dall’assassinio di Rathenau e di Erzberger. Quegli anni oscuri e violenti chiudevano un’epoca e ne annunciavano un’altra.

I Reprobi (I Proscritti, ed. All’insegna del Veltro), l’opera più famosa di Ernst von Salomon, è un romanzo-documentario, quasi autobiografico, che descrive gli anni della nascita, tragica e sanguinosa, della stessa Repubblica di Weimar. Da quest’opera, ricca di pagine drammatiche, che ci mostra la crisi morale nella quale furono immerse, all’indomani della sconfitta, le giovani generazioni tedesche, cresciute nella mistica della guerra, abbiamo tolto uno dei più significativi capitoli.

La cosa cominciò a Monaco. Fu appunto in quella città che Gareis, deputato del partito socialdemocratico-indipendente, fu trovato esanime sulla strada, non lontano dalla sua abitazione, ucciso con numerosi colpi di revolver, dopoché, la sera precedente, aveva annunciato grosse rivelazioni circa le bande armate che proprio lì in Baveria continuavano clandestinamente la loro attività. La sua morte fece molto rumore, ma non si riuscì a mettere le mani nemmeno su uno degli assassini.

Qualche settimana più tardi, il deputato Mathias Erzberger, anziano ministro del Reich, passeggiava in compagnia di un collega del suo gruppo parlamentare, Diehl, presso Griesbach, nella Foresta Nera del Baden. Furono sorpassati da due giovani che d’improvviso tornarono sui loro passi e chiesero al deputato se egli era effettivamente Erzberger. Egli, sorpreso, rispose affermativamente, ed i due giovani estrassero dei revolvers e freddamente lo uccisero. Il deputato Diehl, che cercava di sfuggire agli attentatori, fu ferito ad un braccio. Si scoprì che gli autori di questo attentato erano due ex-ufficiali di marina che avevano fatto parte della “Brigata Ehrhardt”. Per far luce su questi misteriosi assassinii, la polizia dispiegò una ricchezza di mezzi tecnici fino ad allora sconosciuta, e scoprì alfine delle tracce che conducevano però in molte località della Germania, a Monaco, a Berlino, a Francoforte, nell’Alta Slesia, in Sassonia, in Renania, e perfino in Ungheria. Grazie ad una azione instancabile, essa riuscì a procedere all’arresto di un gran numero di persone, che dovette poi immancabilmente rilasciare. Così, malgrado quell’infaticabile lavoro, non giunse mai a mettere le mani sui veri colpevoli dell’assassinio.

La promessa di una forte ricompensa per chi avesse fornito dati utili all’arresto degli assassini, sollevò subito tra la popolazione una accesa indignazione contro l’abominevole misfatto, indignazione che si manifestò sotto forma di una valanga di lettere indirizzate alla polizia e contenenti le indicazioni più diverse. La polizia scoprì anche un documento che sembrava stabilire l’esistenza di una organizzazione segreta denominata O.C.. Uno dei presunti statuti di tale associazione conteneva questa minacciosa affermazione: “La Sainte Vehme punisce i traditori”.

Dal momento in cui fu resa nota questa significativa scoperta, il numero delle lettere inviate alla polizia diminuì di colpo.

Le persone che si erano chieste come era stato possibile che in così pochi giorni si fosse trovata in Alta Slesia una armata tedesca, completamente equipaggiata e pronta all’impiego, senza che si fosse notato il minimo segno di una mobilitazione, non si stupirono più di tanto nell’apprendere l’esistenza di una società segreta. E continuarono a non stupirsi quando un po’ alla volta altre vaghe informazioni provenienti dall’Alta Slesia si diffusero nel paese, ed ancora quando si sparsero terribili racconti fatti a voce bassa e che insinuavano cose stranamente oscure. Ma se esse non si stupivano, provavano tuttavia un terrore che le spinse ben presto al silenzio. Poiché l’attività della O.C. si fece presto sentire in modo terribilmente evidente.

L’assassinio camminava ormai per le strade. Il veleno, il pugnale, il revolver, la bomba, sembravano essere gli strumenti d’una banda di criminali spietati uscita dalle tenebre del caos in cui era piombata la Germania. Gli spari crepitavano in ogni città.

Uomini che occupavano un posto in vista e che il popolo accettava come capi, cadevano sotto i colpi degli attentatori. Il popolo tedesco, affamato, ostinato, inasprito, scioperaiolo, cominciò ad agitarsi in sordina. Con violente manifestazioni, esso protestava contro un pericolo inafferrabile, ma del quale vedeva distintamente muoversi l’ombra dinanzi a sé. Ben presto le manovre dei misteriosi congiurati non permisero più di dubitare che questi ultimi agissero secondo un piano unico e terrificante. Il turbamento delle masse aumentò e con esso l’orrore per quanto accadeva e più ancora per quanto poteva accadere in seguito. Ma contemporaneamente crebbe anche una specie di forza magnetica ed incomprensibile che spinse una parte sempre maggiore della popolazione in quel

vortice criminale che si era dapprima formato sotto sotto.

L’immagine che ci si faceva della O.C. ebbe per risultato che si credeva di vedere la sua mano dappertutto. I più piccoli avvenimenti contribuivano a creare quella atmosfera torbida nella quale di solito i giochi della immaginazione prendono corpo. Era come una calamita che si abbatteva sulla tranquilla borghesia tedesca. L’aria era satura del cattivo odore soffocante delle catacombe. L’aspro sapore della cospirazione filtrava dalle fessure delle porte di silenziosi rifugi. Discorsi cinici, taglienti come lame di rasoio, circolavano anche in seno a quelle associazioni la cui tendenza idealista era legalmente riconosciuta. Ben presto le innumerevoli associazioni musicali tedesche si convinsero di essere loro gli organi di quella misteriosa potenza e si sentirono destinate e consacrate ad essere le salvatrici della patria. Per giunta, la canzone della “Brigata Ehrhardt”, un vecchio ritornello d’operetta inglese scandito su parole guerriere, risuonò in tutta la Germania. I ragazzi lo cantavano, le associazioni patriottiche vi si esercitavano nel corso delle loro “Serate Tedesche”, e nei ristoranti e nei caffè esso veniva suonato dalle orchestre a richiesta di sempre più numerosi clienti. Quando da qualche parte si parlava di contrabbando d’armi, o di un attentato con bombe, o di un tentativo d’assassinio, tutti mormoravano: O.C.!. Ma ciò che era al tempo stesso strano ed inquietante, era che la bruciante indignazione si mescolava un po’ troppo spesso ad un segreto compiacimento, e che l’angoscia spaurita si accompagnava ad una inconfessata soddisfazione. C’erano dei momenti in cui perfino nel cuore del più modesto e del più leale dei piccoli funzionari, le voci fantastiche che correvano sull’O.C. facevano esplodere l’entusiasmo più in fretta di quanto saliva la schiuma nel loro boccale di birra.

La scelleratezza di quella setta segreta si diffondeva in ambienti ed in località come una nube carica di gas tossici. Si giunse al punto di considerare un onore l’appartenervi. Molte persone, quando stavano fra amici, si vantavano di farne parte, e c’era chi se ne vantava perfino pubblicamente. E si dava il caso di uomini che per convinzione unanime di intere città, erano dei capi dell’O.C., e lo stupore si alternava con l’indignazione davanti al fatto che non fossero ancora stati presi e condannati. La faccenda aveva preso le proporzioni di uno scandalo pubblico.

I decreti e gli ordini più categorici delle autorità, le incriminazioni più severe, non ebbero alcun risultato positivo. Ormai tutte le nozioni di onore, di morale, di decenza e di dovere civico che formavano la struttura dello Stato tedesco, si trovavano scardinate. Il veleno penetrava anche negli ambienti più elevati. Occorreva assolutamente metter fine a questo processo disgregatore. Tutti coloro che avevano il senso della responsabilità morale e civile videro con piacere che finalmente la polizia procedeva a degli arresti in tutti i casi di indiscutibile colpevolezza.

Ma fu proprio in quel momento che si manifestò per intero il pericolo che presentava l’O.C. per la sopravvivenza dell’ordine e della unità della nazione. E il motivo fu che in alcuno di quei casi “indiscutibili” si riuscì a indurre i criminali a confessare, a far luce sui retroscena della congiura. Degli studenti di sedici o diciassette anni che tra i loro colleghi passavano per appartenenti al O.C. , dei vecchi ufficiali, dei rispettabili presidenti di associazioni patriottiche, gravemente compromessi dalla voce pubblica, affermavano di non aver niente a che fare con l’O.C.. Uomini che avevano appartenuto alla “Brigata Ehrhardt”, che erano ancora in rapporti continui con i loro camerati di Monaco e di tutte le province del Reich, uomini che parlavano apertamente del loro “capo”, pretendevano di sostenere senza batter ciglio, di fronte agli inquirenti, di non sapere assolutamente niente di questa presunta Organizzazione Criminale. Nelle prefetture di polizia, sui tavoli delle redazioni, i rapporti, i resoconti, le memorie, si accumulavano invano, ed ancora e sempre il pubblico era innervosito da notizie, da “piste”, da sospetti, da sempre nuove e sensazionali rivelazioni. Dai giornali si veniva a sapere che ora in un luogo, ora in un altro, si era trovato un cadavere in circostanze a dir poco misteriose, oppure che si era scoperto un assassinio, ed in mancanza di dati più precisi sugli autori dei delitti, si attribuivano subito i crimini all’O.C.. Si lesse che in varie parti del Reich si era riusciti ad arrestare certi membri di associazioni sospette ed a sgominare tali organizzazioni, e che poteva darsi si trattasse proprio della O.C.. Ma non si giungeva mai ad un risultato positivo, concreto, sicuro. Quale dunque poteva essere questa organizzazione che, a dispetto di tutto il rumore fatto attorno ad essa, riusciva così facilmente ad ammantarsi di silenzio? E qual era questa misteriosa potenza che, nei rarissimi casi (e d’altronde senza alcun risultato concreto), in cui, per costrizione, l’una o l’altra delle persone arrestate aveva confessato di far parte della O.C., teneva le fila in modo tale che il delatore era incapace di dire chi erano i suoi associati, chi era il suo capo, e quali erano gli scopi dell’organizzazione?

Si avvertiva distintamente lo scricchiolio delle ossa dello spettro minaccioso della O.C.. Il senso di una catastrofe imminente si propagava dappertutto. La giovane repubblica era in immediato, mortale pericolo. Da ogni parte spuntavano fuori piani miranti ad uno sconvolgimento politico o ad una guerra civile, ovunque ci si armava in segreto. Tutta la Germania era in effervescenza, le autorità erano costernate, la febbre dell’imprevisto si impadroniva di ogni ambiente, di ogni famiglia, di ogni associazione. Da Londra, da Parigi, e dalle altre capitali si chiedeva, dapprima confidenzialmente, e poi con un tono di contenuta minaccia: – Che cos’è questa O.C.? – Gli ammonimenti della stampa e le interpellanze parlamentari erano sempre più frequenti. Eppure la nascosta potenza della O.C. non faceva che aumentare.

Ma l’arma più micidiale che l’Organizzazione Criminale aveva in mano, ed il pericolo più grande che ne derivava, consistevano senza alcun dubbio nel fatto che essa non era mai esistita.

Ernst von Salomon

Tratto da Raido n.23