La Tradizione e le Tradizioni [Parte II]

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Pubblichiamo la seconda parte dell’articolo di Rene’ Guenon.

di Rene’ Guenon – Vi sono ancora delle possibilità iniziatiche nelle forme tradizionali occidentali?

Se ora ci poniamo il problema in modo preciso per quanto riguarda le forme tradizionali dell’Occidente, saremo condotti a considerare il caso che menzionava il nostro collaboratore nelle ultime righe del suo articolo, vale a dire quello del Giudaismo e quello del Cristianesimo; ma è qui che saremo obbligati a formulare alcune riserve riguardo al risultato che si può ottenere da certe pratiche. Per il Giudaismo, le cose, in ogni caso, si presentano più semplicemente che per il Cristianesimo: esso in effetti possiede una dottrina esoterica ed iniziatica, che è la Kabbalah, e questa si trasmette sempre in modo regolare, per quanto senza dubbio più raramente e più difficilmente che un tempo, il che, d’altronde, non rappresenta certo un esempio unico di questo genere, e che molto si giustifica a causa delle caratteristiche particolari della nostra epoca. Solo, per quanto riguarda lo “Hassidismo”, anche se sembra che influenze kabbalistiche si siano veramente esercitate alle sue origini, non è men vero che esso costituisca propriamente un raggruppamento religioso, ed anche con tendenze mistiche; del resto è probabilmente il solo esempio di misticismo che si possa trovare nel Giudaismo; e, a parte questa eccezione, il misticismo è soprattutto qualche cosa di specificamente cristiano.

Quanto poi al Cristianesimo, un esoterismo come quello che esisteva certamente nel medioevo, con le organizzazioni necessarie alla sua trasmissione, è ancora vivo ai nostri giorni? Per la Chiesa ortodossa, non possiamo pronunciarci in modo certo, in mancanza del possesso di indicazioni sufficientemente chiare, e saremo anzi felici se questo problema potrà provocare qualche chiarimento a tale riguardo; ma, anche se sussiste veramente una qualunque iniziazione, in ogni caso questa non può essere che esclusivamente all’interno dei monasteri (1), di modo che, al di fuori di questi, non c’è alcuna possibilità di accedervi. D’altra parte, per quanto riguarda il Cattolicesimo, tutto sembra indicare che non vi si trova più nulla di quest’ordine; e d’altronde, poiché i suoi rappresentanti più autorizzati lo negano espressamente, dobbiamo creder loro, almeno fintanto che non avremo delle prove del contrario, ed è inutile parlare del Protestantesimo, perché esso non è che una deviazione prodotta dallo spirito antitradizionale dei tempi moderni, il che esclude che esso abbia mai potuto racchiudere il minimo esoterismo e servire di base ad una qualsiasi iniziazione.

Come che sia, anche riservando la possibilità della sopravvivenza di qualche organizzazione iniziatica assai nascosta, quel che possiamo dire in tutta certezza, è che le pratiche religiose del Cristianesimo, d’altronde non più che quelle di altre forme tradizionali, non possono sostituirsi alle pratiche iniziatiche e produrre effetti dello stesso ordine di quelle, poiché non è a questo che esse sono destinate. Ciò è strettamente vero anche allorché esiste, fra le une e le altre, qualche similitudine esteriore: così, il rosario cristiano ricorda manifestamente il wird delle turuq islamiche, e può anche essere che ci sia in questo qualche parentela storica; ma, di fatto, esso non è utilizzato che per dei fini unicamente religiosi, e sarebbe vano attendersene un beneficio di un altro ordine, perché non vi è legata nessuna influenza spirituale agente nel dominio iniziatico, contrariamente a quanto avviene per il wird. Quanto poi agli “esercizi spirituali” di Sant’Ignazio de Loyola, dobbiamo confessare che siamo rimasti un po’ sorpresi di vederli citati a questo riguardo: essi certo costituiscono una “ascesi” nel senso che abbiamo indicato più in alto, ma il loro carattere esclusivamente religioso è del tutto evidente; di più, dobbiamo aggiungere che la loro pratica è lungi dall’essere senza pericoli, perché abbiamo conosciuto molti casi di squilibrio mentale provocato da essa; e pensiamo che questo pericolo debba sempre esistere quando essi sono praticati al di fuori dell’organizzazione religiosa per la quale essi sono stati formulati e di cui costituiscono in definitiva il metodo speciale; non si può dunque che sconsigliarli formalmente a chiunque non sia ricollegato a tale organizzazione.

Dobbiamo ancora insistere specialmente sul fatto che, le stesse pratiche iniziatiche, per avere una qualche efficacia, presuppongono necessariamente il ricollegamento ad un’organizzazione dello stesso ordine; si potranno ripetere indefinitamente delle formule quali quelle del dhikr o del wird, o i mantra della tradizione indù, senza ricavarne il minimo risultato, se non le si avranno ricevute tramite una trasmissione regolare, perché esse non sono allora “vivificate” da alcuna influenza spirituale. Perciò, il problema di sapere quali formule conviene scegliere non deve mai essere posto in modo indipendente, perché non è cosa pertinente alla fantasia individuale; tale questione è subordinata a quella dell’adesione effettiva ad una organizzazione iniziatica, adesione a seguito della quale non vi è naturalmente più che da seguire i metodi che sono quelli di tale organizzazione, a qualunque forma tradizionale essa appartenga.

Infine, aggiungeremo che le sole organizzazioni iniziatiche che abbiano ancora un’esistenza certa in Occidente sono, al loro stato attuale, completamente separate dalle forme tradizionali religiose, il che, a dire il vero, è qualcosa di anormale; e, inoltre, esse son talmente ridotte, se non addirittura deviate, che non vi si può sperare, nella maggior parte dei casi, in molto di più che in un’iniziazione virtuale. Gli Occidentali devono tuttavia prendere forzatamente atto di tali imperfezioni, oppure rivolgersi ad altre forme tradizionali che hanno l’inconveniente di non essere fatte per loro; ma resterebbe da sapere se coloro che hanno la volontà ben ferma di decidersi per quest’ultima soluzione non dimostrano forse per ciò stesso ch’essi rientrano nel numero di quelle eccezioni di cui abbiamo parlato.

Note

(1) Anche Julius Evola era di questa opinione, tant’è vero che negli anni Trenta trascorse brevi periodi in segreto presso monasteri di ordini religiosi cattolici scrivendo di aver trovato solo presso i Cistercensi qualcosa di positivo: cfr. J. Evola, Il cammino del cinabro, Scheiwiller, Milano, 1972, p. 121; e AA.VV., Testimonianze su Evola, Edizioni Mediterranee, Roma, 1985, p. 351 (N.d.C.).