L’eugenetica del nuovo secolo

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Ma non erano tutti contro l’eugenetica, tutti avversari della selezione dei bambini alla nascita se non in grado di condurre una vita normale, non li avevamo lasciati tutti inorriditi davanti ai libri mentre leggevano dell’esposizione dei neonati a Sparta?! Si, così ci sembra di ricordare, eppure tutti quei cori di disapprovazione sembra siano spariti ora che la selezione del bambino è diventata una cosa ancor più sofisticata, ancor più meccanica e spaventosa. Forse era solo questo che non li faceva dormire la notte: temevano solo che i criteri di selezione non fossero abbastanza rigidi e così si sono dati da fare. Ora pare siano soddisfatti: con la diagnosi pre-impianto selezionano figli geneticamente perfetti e, visto che ci sono, visto che si può, perché non far nascere apposta un bambino nuovo per sostituire i “pezzi” di quello vecchio non più funzionanti?! Così deciso, ecco l’eugenetica in chiave moderna: nessuna traccia del coraggio necessario ad esporre un figlio, vivendo con sacrificio questa scelta ma in prima persona, nessuna traccia di residua naturalezza, tutto è artificiale, nascosto, semplice e pulito. Nel mondo antico se non altro ci si prendeva la responsabilità e le conseguenze delle proprie azioni, tutto aveva un peso da sopportare: la selezione a Sparta serviva a mantenere forte la stirpe. Oggi la selezione viene fatta da altri, professionisti del microscopio, e quasi non ci se ne accorge e il criterio per decidere è unicamente il bene individuale.

MADRID – È nato in Spagna un bebè frutto di una selezione genetica decisa per poter curare il fratellino, che soffre di una malattia ereditaria. Il neonato, che si chiama Javier e pesa 3 chili e 400 grammi, è venuto alla luce domenica nell’ospedale Virgen del Rocio di Siviglia, «con la speranza di poter dare a suo fratello Andres, di 6 anni, affetto da beta talassemia maggiore, un’opportunità di continuare a vivere», informa il Servizio andaluso di Salute in un comunicato diffuso oggi. Il sangue del cordone ombelicale, secondo le fonti, servirà per un trapianto al fratellino, perché cominci a produrre cellule sanguigne prive della grave forma di anemia congenita. «Le possibilità di cura del piccolo dopo il trapianto – assicura il Servizio andaluso di salute – sono elevate». Fino al momento del trapianto, il sangue del cordone resterà custodito nella Banca del cordone ombelicale di Malaga.

MA NON E’ AFFATTO IL PRIMO – Giova precisare comunque che, a dispetto di diversi media che hanno spacciato questo caso come il primo al mondo, non è affatto così. «Il primo caso descritto sulla letteratura scientifica risale al 2004, quando la rivista “Blood” pubblicò un procedimento che risaliva al 2001» spiega il professor Franco Locatelli, direttore dell’oncoematologia pediatrica dell’università di Pavia, policlinico San Matteo. «Il caso in questione si riferiva a Molly, una bambina americana affetta da anemia di Fanconi, i cui genitori fecero nascere un fratellino compatibile immunologicamente, oltre che sano, di nome Alan, le cui cellule staminali di cordone ombelicale servirono a curare la sorellina».
«Da allora ci furono diversi casi analoghi anche in Italia, quando la selezione degli embrioni prima dell’impianto era ancora ammessa dalla legge» continua l’esperto.

LA TECNICA – Ma, in pratica, come è possibile «selezionare» un bambino? «Si tratta di procedere alla fecondazione assistita ed esaminare gli embrioni prima di impiantarli in utero, selezionando quello più adatto in base a due criteri fondamentali: oltre che geneticamente compatibile deve essere infatti sano» precisa lo specialista. «Una volta nato le staminali del cordone ombelicale possono essere espanse e utilizzate per la cura della sorella o fratello malato»

Luigi Ripamonti
14 ottobre 2008