Un ricordo di Umberto, figlio di Primo Carnera

1794

di Emilio Del Bel Belluz
Il pugilato nel mese di febbraio ha subito un duro colpo: abbiamo perso Umberto, il figlio di Primo Carnera, lontano dall’Italia, sua  patria, che gli diede i natali nel 1940. La sua vita  ha avuto come cornice l’America, dove il giovane Umberto si era laureato in medicina e aveva seguito un  prestigiosa carriera.  Carnera aveva sempre avuto nel cuore i suoi due figli, e ambedue si erano laureati realizzando il sogno del padre. Storica una frase del campione in cui  afferma  d’aver dato tanti pugni nella sua vita, ma questi sono serviti a far studiare i suoi figli. Lo studio migliora la vita e lui aveva saputo infondere in loro l’amore per la cultura che si realizza con la scuola,  quella che lui non ha potuto frequentare.

Carnera alla fine della seconda guerra mondiale, scelse a malincuore di trasferirsi in America, dove si costruì una seconda giovinezza con la lotta libera. Dapprima si trasferì da solo, poi lo raggiunse la famiglia. La vita negli Stati Uniti era difficile, ma lui godeva di un’ enorme fama che si era guadagnata con la conquista del titolo mondiale nella  categoria  dei pesi massimi. Con la lotta libera e con un’attenta amministrazione riuscì a sfondare.

Viaggiò per mezzo mondo: aveva sempre la valigia in mano, ma i risultati si videro subito, perché  divenne campione del mondo della specialità della lotta libera. Nel frattempo Umberto e Maria Giovanna apprendevano la cultura americana, si integravano in quel mondo e il risultato fu la laurea. Carnera non poté vedere suo figlio discutere la tesi di laurea, perché una grave malattia lo portò alla morte e non poté godere della grande gioia  e non vide la laurea nelle mani dei figli. Ma dal cielo il campione, liberato dalla sofferenza del male e felice tra le braccia di Dio avrà gioito e avrà visto  i suoi figlioli  stringere la tanto desiderata pergamena. Il pugile  amava molto la sua famiglia e per tutta la  vita raccomandò  ai figli di non dimenticare  le loro radici, il cielo sotto il quale   si è nati e il profumo della propria terra.

Di  Primo si è scritto tanto, ma non di suo figlio, forse perché il giovane Umberto era un uomo schivo, una persona che amava  stare lontano dalla gente in particolare dai tifosi di suo padre. Ricordo un episodio che lessi in un periodico, dove si diceva che Carnera non aveva voluto che suo figlio facesse la boxe: i pugni li aveva dati lui in famiglia e tanti  ne aveva ricevuti: aveva sofferto molto, e bastava così.  Umberto però  voleva seguire le orme del padre.  Primo gli disse che lo avrebbe accontentato, ma prima avrebbe dovuto fare i guanti con lui, poi lo avrebbe lasciato libero di scegliere. Infatti sul ring il campione a malincuore fece provare  a suo figlio la durezza della boxe: i pugni fanno male, molto male e riuscì a dissuaderlo. Credo di aver scritto questo episodio in un mio libro dedicato al pugilato. Il nome Umberto gli era stato dato dai genitoriper onorare la figura di Re Umberto.

Un giorno Carnera e la sua famiglia si trovavano alla stazione ferroviaria di Venezia e incontrarono e conobbero il principe Umberto che  si avvicinò al suo idolo per stringergli la mano e complimentarsi perché si accorse che la moglie del campione era incinta. In quell’occasione lei disse che se il nascituro fosse stato un maschio gli avrebbe dato il nome di Umberto. Tale promessa  fu mantenuta e il primogenito di Carnera si chiamò Umberto. Ironia della sorte la seconda figlia di Primo porta il nome di Maria Giovanna come una sorella di Re Umberto, ma credo si sia trattato di un caso.

Personalmente mi capitò di incontrare  Umberto a Sequals e a Roma. A Roma ero in compagnia di Goran Kusminack, per la presentazione da parte della Casa Editrice Treccani il profilo del campione. Nello stesso periodo nasceva la canzone del fiume del cantautore Goran  dedicata a Primo. E qui conobbi il figlio di Carnera, scambiai poche parole e rimasi legato a l’immagine di un uomo delicato, che forse avrebbe desiderato  stare lontano dalla notorietà del padre.

Umberto era un uomo di scienza, un valido Medico Chirurgo che aveva dato al lavoro grandi energie. Mi commuovo ancora pensando  a lui, e mi addolora la sua prematura  morte. Con lui scompare la linea maschile del campione, il suo ramo si estingue e con lui  finisce un’era. Mi sarebbe piaciuto che fosse stato sepolto in Italia,  a Sequals, accanto  alla tomba di suo padre, così tanta gente, onorando il padre con una visita al cimitero, avrebbe potuto ricordare anche il figlio. Forse lo avrebbe desiderato anche suo padre. Ora il cielo li ha riuniti.

Il 29 giugno a Sequals nella ricorrenza del duplice anniversario di Primo Carnera (giorno della conquista del titolo mondiale e anniversario della sua morte), verrà ricordato anche il figlio. Davanti al mosaico che raffigura il padre,  saranno pronunciate parole di affettuoso ricordo di questo uomo che fu grande.