Come nacque la pax americana

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di Filippo Giannini
James Monroe vide la luce 28 aprile 1758 nella contea di Westmoreland (Virginia) e si spense a New York 4 luglio 1831. Era figlio di un giudice, partecipò alla guerra d’indipendenza americana. Tornato dal fronte riprese gli studi di diritto e nel 1782 fu eletto deputato. Visse una vita attiva nel campo della politica e della diplomazia, sino a divenire Presidente nel 1816 (quinto Presidente degli Stati Uniti) e rieletto nel 1820. Ma la sua importanza, tale da dare un impulso alla storia futura non solo per gli Usa, ma anche per quella mondiale, venne concepita dal Presidente James Monroe nel 1823, quando il 2 dicembre di quell’anno espose, con un messaggio al Congresso, alcuni principi di politica estera, principi che passeranno poi come Dottrina Monroe. Per la verità alcuni di questi principi erano già stati formulati, in occasioni diverse, da George Washington. La Dottrina Monroe proclamava che il continente americano non era un territorio destinato alla colonizzazione europea e che ogni tentativo delle potenze europee per estendere la loro influenza sul continente americano sarebbe stato considerato dagli Stati Uniti come una minaccia per la loro sicurezza e per la pace. Di contro gli Stati Uniti non sarebbero intervenuti nelle colonie europee e nei conflitti fra Stati europei.

Gli Stati Uniti non persero davvero tempo, invocando la Dottrina Monroe invasero il Messico (1846-48), il quale dovette cedere al suo vicino settentrionale il Texas, il Nuovo Messico e la California. E questo non era che il primo atto di tutta una serie di guerre di aggressione che gli Stati Uniti intrapresero sia sul continente americano, che fuori e questo continua, con furia crescente, ancora ai giorni d’oggi.

E  “Lui”  aveva  previsto  tutto.

Non è azzardato sostenere che quella Dottrina è stata l’impalcatura da dove partorì e si concretizzerà poi nella “pax americana”, la più materialista, la più arrogante, la più corrotta fra le “pax” conosciute nel mondo occidentale: la “pax romana” e la “pax britannica”.

Tempo fa il santone iraniano Komeini sentenziò che la dimora di Satana si trovava negli Usa. E’ difficile non condividere questa opinione. Dalla dimora di Satana, la Dottrina Monroe ha iniziato il cammino per imporre la signoria Usa a tutto il mondo. Armati di questa determinazione, in meno di due secoli gli Stati Uniti congegnarono decine e decine di guerre d’aggressione (tutte sapientemente ammantate come guerre di liberazione), incuranti se il loro passaggio è segnato da sangue, corruzione, stermini di razze ed etnie, nonché seminando il terrore pur di raggiungere l’affermazione del novello vitello d’oro: il Dio Dollaro.

C’è stato qualcuno che da anni aveva ben compreso il pericolo a cui era esposta la civiltà cristiana e occidentale. Questo qualcuno aveva un nome: Benito Mussolini.

Ecco come Renzo De Felice ne ha interpretato il pensiero e l’azione: <Per Mussolini le grandi democraziegiovani portatori di una nuova superiore morale, contro quelli vecchi, delle nazioni proletarie, contro le plutocrazie, espressione dei beati possidenti, del sangue contro l’oro. E questo valeva soprattutto per gli Stati Uniti che agli occhi di Mussolini costituivano la quintessenza del capitalismo, il più rapace e senza scrupoli morali (anche nei confronti dell’alleato, l’Inghilterra, che andava scalzando sistematicamente dalle principali posizioni di potere) insieme il più corrotto e corruttore, l’ipocrita e prepotente (e spaccone), convinto di potersi permettere qualsiasi cosa, di poter superare qualsiasi difficoltà e di far accettare questo suo comportamento in virtù della forza della propria ricchezza, del proprio denaro (…). (L’americanismo) è il nemico più odiato; disprezzato e temuto al tempo stesso; molto più ,dell’Inghilterra e di Churchill, che nonostante tutto, il duce considerava ancora espressione, in qualche misura, della civiltà europea e non il prodotto, come erano gli Stati Uniti, di una civiltà rozza e primitiva che con quella europea non aveva in comune se non gli aspetti più deteriori, frutto della sua crisi, la cui amministrazione non aveva la coscienza di un vero Stato, ma si identificava storicamente con una classe commerciale e industriale, della quale era espressione e interprete nel senso più gretto ed esclusivistico>. costituivano la sintesi di tutti i guasti morali del capitalismo e la proiezione a livello politico mondiale del suo potere e del suo internazionalismo (e dunque antieuropeismo, antioccidentalismo) così che la guerra contro di esse diventava la lotta dei popoli

Ma ecco come, ancora più drammaticamente, Mussolini lanciò  l’allarme su “Il Popolo d’Italia”, addirittura del 1° luglio 1920. Consigliamo il lettore di sostituire il termine italiani con quello più appropriato di europei.

<Bisogna decidersi, cari italiani. Scegliere: o l’apolitica mondiale o ritirarsi a vita privata, sul piede di casa; e diventare, se possibile, una colonia di sfruttamento e di divertimento nord-americana (…). Molto meglio affittare l’Italia (l’Europa) per 99 anni a un trust di miliardari americani, che ne facciano una Montecarlo gigantesca, enorme, che vada da Stresa a Taormina, da Venezia a Posillipo. Una formidabile organizzazione dell’industria del forestiero darà da vivere a tutti, compresi i letterati e i ruffiani. Milioni di americani, uomini e donne, verranno a distendersi sulle nostre città, sui mari, fra i monti e ci saranno le great actractions vecchie e nuove, i venerabili e noiosi calcinacci dell’antichità, e i casinos spettacolosi. Tutta la gente sarà pasciuta e tranquilla. Credevamo di diventare un popolo grande. Scherzi della Storia! Diventeremo invece un popolo grasso. Anche l’adipe può essere un ideale>

Quello che riporto è una novità poco o affatto conosciuta. Alessandro De Felice (nipote dela grande Renzo De Felice: buon dna non mente) nelle sue ricerche Il Gioco delle Ombre, pag. 528, un volume che meriterebbe ben più ampia divulgazione, riporta un dialogo fra il Generale americano William L. Donovan e il Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, attore principale dell’obbrobriosa capitolazione dell’8 settembre 1943. Il documento porta la data del gennaio 1944. Ecco uno stralcio del dialogo. Alla domanda di quale ruolo avrà l’Italia nel dopoguerra, Badoglio risponde testualmente: <(…). What role will Italy occupy in the post-war world? (…). The United State cannot afford to slip back into its post-1918 isolationist position but must assume a warld position. Conditions in Europe must be the concern of the United States, and a close collaboration between the United States and Italy is to be desired. This would give Italy A POSITION OF REQUISITE STRENGHT, ON ONE HAND, AND ON THE OTHER ITALY WOULD ACT AS AN “AGENT” OF THE UNITED STATES IN REPRESENTING HER INTERESTS IN EUROPE (1)>.

Ci sono parole o commenti sul ruolo svolto da simili personaggi e su “questa Italia nata dalla Resistenza?”.

Per concludere. Mussolini provò a ribaltare la diabolica Dottrina, ma fu sopraffatto dalla potenza dell’oro e della corruzione di personaggi che puntarono sulla sconfitta della propria Patria.

Oro e corruzione, sempre vigili, anche grazie al servilismo dei ruffiani .

Fiuggi docet, sed Badoglio pre-dixit.

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1) Traduzione: <(…). Quale ruolo avrà l’Italia nel mondo post-bellico? (…). Gli Stati Uniti non possono permettersi  di rifugiarsi nella posizione isolazionista post-1918, ma debbono assumere una posizione mondiale. Le condizioni dell’Europa devono riguardare gli Stati Uniti, ed è auspicata una stretta collaborazione tra gli Stati Uniti e l’Italia. Ciò darebbe all’Italia UNA POSIZIONE  DI FORZA NECESSARIA,  DA UN LATO E DALL’ALTRO L’ITALIA AGIREBBE COME UN “AGENTE” DEGLI STATI UNITI NEL RAPPRESENTARE I SUOI INTERESSI IN EUROPA>.