KulturKampf [Recensione]

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di Angelo SpazianoIl  20 febbraio scorso, nei locali di Raido, ha avuto luogo la conferenza dal titolo “Kulturkampf – La battaglia delle idee contro il nulla che avanza”. Relatori Mario Merlino e Gabriele Adinolfi. L’introduzione al dibattito è affidata alla stessa Raido, che ha analizzato il fosco periodo storico che il destino ci ha dato in sorte di vivere, e tracciato un quadro piuttosto cupo sulla mortificante opera di omologazione portata avanti dai poteri forti imperanti e mirata a soffocare ogni qualsivoglia  tentativo dei giovani d’oggi di superare gli schemi invalsi e instaurare una nuova Wetlanschauung. Ci si è poi soffermati sullo scarso impegno culturale che sembra essere ormai divenuto quasi uno stile di vita caratteristico di gran parte della gioventù contemporanea. Il relatore ha anche auspicato un deciso ritorno all’impegno a allo studio onde neutralizzare questa melensa pastetta spirituale e morale che sembra avviluppare l’anima dell’uomo per relegarla al culto dell’apparire.
Subito dopo ha preso la parola Mario Merlino, che ha ricordato come gli anni ’60, ovverosia quelli che videro un ancor giovane Merlino esordire nell’ambito dell’impegno politico, furono contrassegnati da due fenomeni coincidenti ma opposti. Da un lato la scarsità di validi mezzi formativi (libri, convegni, film) suscettibili di “educare” le nuove leve alla conoscenza di studiosi, filosofi, pensatori e uomini di cultura schierati sul fronte della tradizione “eterodossa” rispetto al fascismo canonico ma purtuttavia validamente impegnati nel pensiero anticonformista. Dall’altro lato un empito travolgente che spingeva le anime pure convinte dell’ineluttabile avvento della rivoluzione a combattere una cruenta battaglia per le strade delle città, sfidando con sprezzo del pericolo mille insidie pur di garantire la sopravvivenza e l’agibilità politica a un mondo di reietti trattati come parìa dalla cultura dominante e dal conformismo imperante. Ad ogni modo, malgrado tutto, già nel 1968 sia da destra che da sinistra, c’era stato un seppur timido ma fugace tentativo di superare gli steccati delle “ideologie”. Purtroppo, proprio la miopia e la scarsa lungimiranza della classe politica del tempo, sempre in ritardo sullo spirito dell’epoca, aveva, invece, deciso per lo scontro, contribuendo a dare il via alla mattanza degli anni di piombo.
Gabriele Adinolfi ha invece sostenuto come il fattore più “innovativo” del fascismo italiano sia stato il suo travolgente ottimismo, la sua capacità d’incanalare, esaltandolo, l’ardore giovanile in ogni sua declinazione, e in forma aneddotica ha portato vari esempi di come proprio questa sia stata la cifra peculiare dell’ideale mussoliniano e di come, secondo i dettami più autentici del fascismo primigenio, si debba essere intransigentemente capaci di coniugare pensiero ed azione, teoria e prassi, fisico e psichico, e grazie a questa forma mentale divenire efficace baluardo contro il nichilismo. Adinolfi ha insistito sull’assoluta inscindibilità tra cogitare e operare, cifra caratteristica di ogni esistenza svoltasi all’insegna del più coerente pensiero di destra e di come essere fascisti debba per forza di cose sottintendere il presupposto della successiva realizzazione concreta dell’astratta ipotesi politica e sociale già configurata in precedenza. Adinolfi ha narrato poi l’esempio di un vecchio soldato della divisione “Charlemagne” che, dopo molti anni dalla fine del II conflitto mondiale, per l’insistenza dei suoi familiari, ha scritto un libro di memorie del fronte di guerra, “cantando” le audaci gesta dei suoi camerati e senza neanche menzionare gli straordinari atti d’eroismo di cui fu protagonista in prima persona. Il prode difensore di Berlino stretta d’assedio dai russi, insomma, ha istintivamente adottato il punto di vista del “Sé” più disinteressato, inteso alla stregua dei più “edificanti” precetti dell’antica comunità spartana, rifuggendo l’egocentrismo borghese. Per Adinolfi infatti è proprio il cameratismo “spartano” a rappresentare l’ultimo baluardo contro il nulla del nichilismo avanzante.