Piccoli passi contro gli sprechi

277

Tagli agli sprechi: uno slogan che sentiamo spesso ed ancora più spesso vorremmo vedere tradotto in realtà. E se è vero che la politica dei piccoli passi è la sola via possibile, oggi è stato compiuto un piccolo passo in questa direzione. Il governo, infatti, ha ridotto notevolmente gli sprechi nel campo degli arbitrati legati agli appalti pubblici, arbitrati il cui costo per le casse dello Stato non potrà più superare i 100.000 euro per l’intero collegio arbitrale. Si tratta, come ci spiega il Sole24ore, di cifre “lontane anni luce da quelle a sei zeri con le quali finora sono stati ricompensati gli arbitri. A oggi il compenso del professionista oscilla in base al valore della controversia: così ad esempio per una lite su un’opera da 55 milioni l’Anas e l’impresa hanno dovuto sborsare 1,4 milioni, per un lavoro Anas da 26 milioni il conto finale è stato di 450mila euro. Più in generale nel 2008, secondo l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, 98 arbitrati sono costati in parcelle ben 17 milioni di euro”. A volere la linea dura il solito Tremonti, sempre più faro di un governo che non è certo il governo dei sogni…

Compensi arbitrati tetto di 100mila euro

di Valeria Uva

Un tetto drastico e insuperabile per salvare gli arbitrati negli appalti e allo stesso tempo ridare moralità ai compensi dei giudici privati, ora agganciati in modo automatico al valore delle opere.
Con questo affondo oggi i ministri Tremonti e Matteoli provano a portare in Consiglio dei ministri la riforma degli arbitrati nei lavori pubblici, o meglio il decreto che va a incidere su tutte le liti in questo settore. Un primo tentativo, la scorsa settimana, era fallito con lo stralcio del decreto all’ultimo momento dall’ordine del giorno. Il ministro dell’Economia aveva chiesto più garanzie e soprattutto un segnale forte di moralizzazione delle parcelle d’oro degli arbitri, tornate alla ribalta anche in seguito all’inchiesta sugli appalti del G-8. E Matteoli ha appoggiato in pieno la linea dura di Tremonti. L’idea che ha preso allora è quella di un fissare un limite insuperabile agli incassi dei giudici valido per tutti senza eccezioni. Questo tetto è stato individuato in 100mila euro complessivi per tutto il collegio (due arbitri di parte più il presidente) e «comprensivo – si legge nel testo – dell’eventuale compenso per il segretario». La prassi vuole che al presidente vada circa il 40% del totale: quindi al massimo l’arbitro potrà incassare intorno ai 40mila euro. Queste cifre sono lontane anni luce da quelle a sei zeri con le quali finora sono stati ricompensati gli arbitri. A oggi il compenso del professionista oscilla in base al valore della controversia: così ad esempio per una lite su un’opera da 55 milioni l’Anas e l’impresa hanno dovuto sborsare 1,4 milioni, per un lavoro Anas da 26 milioni il conto finale è stato di 450mila euro. Più in generale nel 2008, secondo l’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici, 98 arbitrati sono costati in parcelle ben 17 milioni di euro.
A rivelare il peso di Tremonti in questa nuova stretta c’è anche il fatto che tutta la gestione degli aumenti passa con il decreto dalle Infrastrutture all’Economia, che coordinandosi con Porta Pia, dovrà rivalutare gli importi ogni tre anni, ma solo in base agli indici Istat.
Oggi per il decreto arbitrati che recepisce in Italia la direttiva sui ricorsi negli appalti è l’ultimo appello: la delega al governo per il recepimento scade domani, giorno entro cui il testo dovrà essere firmato da Napolitano.

19 Marzo 2010
fonte: ilsole24ore.com