Il disincanto di venere [Recensione]

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di Angelo Spaziano

Sabato 10 aprile scorso, nei locali dell’associazione Raido, in via Scirè 21, si è tenuta una conferenza dal titolo “Il disincanto di Venere”, oratore Sonia Michelacci. Marzia ha portato il saluto del cuib femminile di Raido, organizzatore dell’incontro, seguito naturale delle conferenze che l’anno scorso hanno trattato l’universo femminino dall’antichità ai giorni nostri. Oggi si è intesa centrare l’attenzione dei militanti sulla realtà quotidiana e su quali modelli di femminilità vengono attualmente proposti. Vale a dire quello prevalente di seduttrice, ruolo adatto a conquistare con poca fatica un’effimera notorietà, o, inseguendo il modello americano, quello di casalinga disperata e disamorata di se stessa e della propria famiglia. E’ inconcepibile, infatti, per una militante di destra, accettare il modello in voga della velina o della “soubrette”, così come è inaccettabile svilire il ruolo della massaia declassandolo al livello di povera vittima frustrata e infelice. Il nostro “tipo” di femminilità corrisponde a quello di una donna conscia del proprio insostituibile ruolo, che rifiuta di contrapporsi all’uomo, scimmiottandone i peggiori vizi, ma che si rende protagonista con autonomia, con discrezione, coltivando l’arte di donarsi senza nulla pretendere in cambio. E’ così che si vivificano i valori nei quali ci riconosciamo. Non bisogna mai cadere nello stucchevole sentimentalismo ma bisogna sempre mantenere una propria indipendenza emotiva. Esiste un’alternativa allo sterile vittimismo e al rivendicazionismo sguaiato del più becero femminismo. Non ci si conquista la dignità comportandoci come docili bamboline pronte ad accettare passivamente le peggiori sopraffazioni. Bisogna conoscere e valorizzare le proprie peculiarità, le proprie capacità e complementarietà. Marzia ha introdotto poi un video dal titolo: “Il corpo delle donne”. Dalle immagini proiettate si è chiaramente compreso come il corpo della donna venga usato nel mondo dello spettacolo in modo tale da trasformarlo in un circo mediatico perenne. Al termine del filmato Sonia ha preso la parola ringraziando l’associazione perché la pellicola si è rivelata perfetta per introdurre la discussione sulla disillusione di Venere. Ma a questo punto c’è da porsi una domanda: Quale Venere? Quella già donna fatta, nata dalla spuma del mare? O quella che è figlia di Giove e dell’oceanina Dione? Su entrambi i modi di essere Afrodite c’è sempre da eccepire che la dea dell’amore non è proprio un esempio di virtù. Infatti essa non è una moglie di specchiata moralità, “vantando” il possesso di molti amanti, e tra i suoi figli vi sono non solo Eros e Armonia, ma anche Phobos e Deimos (paura e timore). Quindi la dea è colpevole anche della guerra di Troia, avendo promesso a Paride l’amore della donna più bella del mondo, Elena, già sposa di Menelao. A questo punto sorge spontanea una domanda. Siamo rappresentate da una cinica maliarda adusa a giocare con le vite dei poveracci caduti nella sua trappola oppure si tratta solo di una “fragile” creatura vittima degli inganni degli uomini? Altro esempio di eterno femminino è Eva, considerata il prototipo dell’elemento perturbatore dell’equilibrio e della serenità edenica e causa primaria della disobbedienza dell’uomo ai dettami divini. Abbiamo poi le “eminenze grigie” che dietro le quinte sono state le autentiche protagoniste della storia, vedi Anna Bolena, responsabile “morale” dello scisma anglicano provocato da un Enrico VIII alla spasmodica ricerca di un erede. L’equivalenza donna uguale maligno va ancora per la maggiore, e, considerati questi trascorsi, non si può non provare un brivido d’inquietudine. L’altra faccia della medaglia muliebre è rappresentata dal tanto disprezzato “angelo del focolare”. Fortunatamente la femmina autenticamente emancipata ha abbandonato il patetico ruolo di eterno gregario relegato dietro le quinte per arrivare a completarsi empaticamente con la controparte maschile. Sonia ha criticato il filmato proiettato perché il messaggio trasmesso dalla pellicola è risultato troppo sbilanciato a favore del potere. La conferenziera si è chiesta se ciò che oggi viene spacciato per emancipazione sia piuttosto il frutto delle illusioni che nel corso degli anni ‘60 venivano sbandierate a tutto spiano dalla vulgata di sinistra o scaturisca dalla mera volontà di trasgressione che permeava quella generazione. L’uguaglianza tra uomo e donna è impossibile sia fisicamente che intellettualmente, ma tra i due sessi ci può essere intesa e complicità. Ancora adesso slogan come “Tremate, tremate, le streghe son tornate” non fanno altro che stringere ancora più forte le catene attorno al collo della donna attribuendole connotazioni sataniche o, nel migliore dei casi, il vetusto cliché di ribelle romantica ma senza speranza. Questo mondo è privo di dignità, ed è convinto che tutto sia in vendita e tutto sia acquistabile. Si viene quindi facilmente fagocitati in un’effimera pseudorealtà. Monica Lewinsky, infatti, secondo la vulgata corrente, è scandalosa per aver convinto il presidente Clinton a mentire, e non per essersi prostituita in vista di un futuro ricatto. Ormai, senza “escort” non si riesce a fissare nessun incontro importante. Modelli edificanti da seguire non ce ne sono, anche se Emma Marcegaglia, ad esempio, ha discrete capacità manageriali pur senza essere carne di scambio. Un buon risultato nella tutela della dignità della donna si è avuto nel 2009, con l’istituzione del reato di stalking. Non ci si deve vergognare di nulla a ribellarsi e a non farsi fagocitare dall’attualità. Si deve smettere di gareggiare vanamente con l’uomo, cercando invece la collaborazione tra i due sessi. La prima domanda posta dai presenti ha focalizzato l’attenzione sulle quote rosa e la politica. Sonia ha risposto di non accettare le “riserve indiane” partitocratiche e di aver sempre valutato una persona da come fa politica e non per il sesso d’appartenenza. E’ stata poi posta la questione se la rivoluzione fascista sia stata utile all’universo femminile e, rispondendo affermativamente, Sonia ha ricordato che il fascismo ha sempre tutelato le donne così come i nostri cugini nazionalsocialisti., portando l’esempio di Gertrud Scholtz-Klink, capo delle organizzazioni femminili del partito nazista e allo stesso tempo madre di undici figli. Capacissima quindi di conciliare entrambi i ruoli.