La Grecia e gli usurai

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“Prima faccia i compiti a casa, poi avrà gli aiuti”. È questa la posizione del governo tedesco sugli aiuti da qualche giorno ufficialmente richiesti dalla Grecia. Lo ha ribadito il ministro degli esteri tedesco Westerwelle, dopo la posizione analoga espressa venerdi scorso dallo stesso premier tedesco, Angela Merkel, la quale aveva posto come conditio sine qua non la messa in campo da parte di Atene di un “credibile piano economico”. Difficile, dunque, che la crisi greca si risolva senza ulteriori strappi, soprattutto dopo che il primo ministro greco Papandreou ha chiarito nelle scorse settimane di non avere nessuna intenzione di procedere con nuovi tagli alla spesa, ritenendo di aver già fatto tutto il possibile e dovendo affrontare proprio per questo proteste e manifestazioni quotidiane sul fronte interno. Intanto “i rendimenti delle obbligazioni decennali della Grecia hanno superato la barriera del 9% per la prima volta dal 2001, anno di ingresso della Grecia nella zona euro”, ovvero la Grecia continua ad essere pensalizzata dai mercati, dovendo pagare il 9 % di interessi sui titoli che emette, tendenza che renderà ancor più difficile una stabilizzazione dei conti pubblici ellenici a lungo termine. Del resto, non è detto che il piano d’aiuti concertato da paesi Ue e Fmi sia la soluzione a tutti i problemi. Come suggerisce, sempre lungimirante, Maurizio Blondet, l’unica via per fermare il circolo vizioso e per lanciare un forte monito politico alla finanza impazzita sembra essere il ripudio del debito sovrano. Debito di popolo, contratto da cattivi servitori degli stati e su cui speculano i grandi profittatori e banchieri senza-patria di tutto il globo.

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LUSSEMBURGO – Sugli aiuti che l’Europa potrebbe concedere al governo di Atene per aiutare la Grecia ad uscire dalla situazione di forte crisi continua a pesare l’incertezza della Germania. «Prima faccia i compiti a casa, poi avrà gli aiuti» ha detto il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, parlando dell’esecutivo ellenico che venerdì scorso ha chiesto formalmente gli aiuti. «Il governo non ha ancora preso una decisione sugli aiuti – ha detto il capo della diplomazia tedesca a Lussemburgo, per la riunione con i colleghi dei 27 Paesi dell’Unione -. Questo significa che la decisione può andare in una direzione o in un’altra». «Dare soldi troppo presto – ha affermato Westerwelle – allontanerebbe la Grecia dal fare i compiti a casa con la necessaria diligenza e disciplina». «Fare troppo presto promesse di aiuto concreto – ha poi ribadito – non farebbe altro che ridurre la pressione sulla Grecia. Occorre innanzitutto che in Grecia abbia luogo un consolidamento del bilancio».

I TIMORI DI FRATTINI – E’ una posizione, quella tedesca, che suscita qualche timore negli altri ministri europei. A partire dall’italiano Franco Frattini che teme quelle che definisce «rigidità della Germania» e che si dice preoccupato per il rischio che il caso Grecia si estenda ad altri Paesi. Per Frattini è necessario essere «solidali» nella «casa comune europea»: «Siamo molto preoccupati – ha detto il titolare della Farnesina ai giornalisti -. Credo che se il rischio della Grecia si contamina ad altri Paesi, si è parlato del Portogallo, questo vuol dire che è proprio la casa comune che dobbiamo salvare. E siccome nella casa comune ci siamo anche noi, è evidente che non possiamo non essere solidali. Anche se qualcuno ha dei dubbi, credo che debba prevalere la solidarietà, questo è un interesse ed una necessitá, non solo un dovere morale».

Corriere.it

26 aprile

I rendimenti delle obbligazioni decennali della Grecia hanno superato la barriera del 9% per la prima volta dal 2001, anno di ingresso della Grecia nella zona euro. Una pressione che segnala i dubbi del mercato sull’efficacia del piano di aiuti Ue-Fmi da 45 miliardi di cui il governo di Atene ha chiesto l’attivazione venerdì scorso. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha ribadito l’opposizione tedesca al piano di aiuti in assenza di un credibile programma di riduzione del deficit da parte di Atene.

A metà mattinata i rendimenti delle obbligazioni decennali sono infatti saliti al 9,116% dall’8,680% di venerdì sera, superando il precedente picco di 8,950%, raggiunto proprio venerdì mattina, prima della richiesta di attivazione del piano di aiuti. Lo spread con l’analogo titolo decennale tedesco si è quindi ampliato fino a 607 punti base da 561 punti base, massimo divario dal 1997. Nel breve termine, i rendimenti dei titoli biennali greci sono schizzati al record del 12%. Sul fronte valutario, l’euro è tornato a indebolirsi e tiene a fatica la soglia di 1,33 euro dopo un minimo a metà mattinata di 1,3299 dollari. Anche il portavoce del ministero delle Finanze olandese ha dichiarato che sottoporrà il piano di salvataggio della Grecia al voto del Parlamento solo quando Atene renderà noti i dettagli del piano di riduzione del deficit di Bilancio. Già venerdì scorso il cancelliere tedesco Angela Merkel aveva ribadito che l’aiuto alla Grecia doveva essere attivato “solo in caso di minaccia alla stabilità dell’euro” e solo dopo la presentazione “di un credibile piano economico” da parte di Atene.

L’andamento dei tassi condiziona lo spread dei titoli pubblici greci rispetto al Bund tedesco: Nello stesso tempo allargano anche gli spread dei bond pubblici: quello del decennale tedesco gira attorno a 663 pb, dopo avere toccato il massimo dal febbraio 1998 (680). La situazione di mercato penalizza anche il titolo decennale portoghese con un differenziale di 214 punti base rispetto al Bund.

Nuovi record anche per l’assicurazione contro il rischio default: il Cds sul quinquennale ellenico è di 702,8 punti base dopo avere toccato un picco di 713 punti base (642,58 venerdì). Il Cds portoghese è di 318 punti base (305,5 venerdì scorso).

Sole 24 ore

26 aprile