Clienti e serpenti

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Come abbiamo già visto, non sarà facile dimostrare le responsabilità di Goldman Sachs per aver speculato sulla crisi dei sub-prime a danno dei suoi stessi clienti. Certamente, però, i contenuti di alcune delle mail interne alla banca, disponibili alla sottocommissione del Senato americano che sta effettuando indagini, rivelano come la banca fosse senza dubbio cosciente della instabilità (per usare un eufemismo!) dei titoli immobiliari che nel frattempo rifilava ai suoi clienti. Chissà che persino negli Usa non ci si debba arrendere all’evidenza…!

Quelle email che imbarazzano Goldam Sachs

di Mario Platero

Se dal gruppo dei Venti abbiamo ascoltato molte parole e poche azioni per armonizzare le nuove regole del sistema finanziario globale, poco lontano, in fondo a Pennsylvania Avenue, al Campidoglio si è lavorato alacremente nel fine settimana su più fronti per chiudere o quanto avanzare da una parte la partita delle riforme e, dall’altra per procedere con le inchieste su possibili irregolarità di mercato condotte da istituzioni come Goldman Sachs.

Dal punto di vista politico si cerca di preparare un voto chiave procedurale in Senato, richiesto venerdì dal capo della maggioranza al Senato Harry Reid dopo l’ennesima rottura coi repubblicani venerdì. L’obiettivo è archiviare l’ostruzionismo dei repubblicani e aprire il dibattito sul progetto di riforma del sistema finanziario. Reid domani ha bisogno soltanto di un voto repubblicano. E ci si chiede se quel voto possa essere quello del senatore Grassley che ha già votato in commissione Agricola con i democratici a favore di rigide misure per limitare le attività dei prodotti derivati e per renderle comunque più trasparenti. I repubblicani insistono: sono d’accordo a formulare nuove regole, ma vogliono entrare nel gioco e chiedono modifiche anche sostanziali, come quella per l’eliminazione dell’Agenzia per la protezione dei consumatori, su cui però Obama non vuole cedere.

Ma c’è di più. Certe email interne a Goldman, rese note dalla sottocommissione inchieste del Senato, rivelano che la banca ha non solo realizzato profitti dalle sue attività speculative contro il settore immobiliare, ma che allora, attorno al 2007, quando la crisi stava per esplodere, aveva addirittura un atteggiamento irrisorio nei confronti di chi non aveva previsto la crisi. «È ovvio che non abbiamo evitato il casino sui mutui. Abbiamo perso quattrini ma poi ne abbiamo fatti più di quelli che abbiamo perso grazie alle manovre “short” (alle speculazioni di vendita di titoli a leva)», ha scritto ad esempio Blankfein in una delle email, rivelate ieri.

Un’altra email, in data 25 luglio 2007, quando la forza e la portata della crisi immobiliare cominciava a prendere corpo, David Viniar, l’attuale direttore finanziario di Goldman anticipava che la banca aveva accumulato profitti per 51 milioni di dollari in un giorno solo, grazie alle scommesse della banca contro gli strumenti finanziari immobiliari:«Questo ti dice che cosa potrebbe capitare a chi non aveva shortato le posizioni», ha scritto a Gary Cohn, il presidente di Goldman Sachs.

Martedì poi ci saranno le audizioni proprio di Blankfein e di un paio di suoi colleghi davanti alla sottocommissione. Un portavoce della commissione ha voluto sottolineare che l’inchiesta del Senato non ha nulla a che fare con la denuncia per truffa contro Goldman Sachs da parte della Sec. Ma è ovvio che il collegamento c’è. E, con la rivelazione delle email, la sottocommissione ha voluto chiarire dove si sta puntando. Carl Levin, il Presidente della sottocommissione ha anticipato che nei messaggi si contraddice una dichiarazione contentua nei bilanci di Goldman del 2009, quella che afferma che la banca non ha guadaganto dalle operazioni contro il settore immobiliare e che anzi avrebbe perso dei soldi: «Queste email in realtà dimostrano che Goldman ha guadagnato molti soldi dalle sue operazioni contro il mercati dei mutui immobiliari», ha detto Levin.

Ultimo elemento di tensione, sempre ieri nei corridoi del Parlamento americano: le differenza fra i democratici sul progetto di legge per ridurre l’impatto negativo sui mercati dei prodotti derivati. Come abbiamo riferito nei giorni scorsi, la commissione Agricola del Senato ha passato un progetto che introduce forti limitazioni alle attività dei prodotti derivati. Ma non è ancora chiaro come questo progetto confluirà nella proposta più ampia per la riforma del settore, che fa capo al Senatore Christopher Dodd. Dodd infatti prevede a sua volte limitazioni alle attività dei prodotti derivati. Ma non si spinge fino a dove arriva la commissione agricola che ha introdotto il concetto di un borsino su cui trattare e censire tutti i prodotti derivati e le attività collegate, le misure insomma sono più morbide.

Sole 24 Ore

25 aprile 2010