Siamo Stati Derubati

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L’articolo è di una settimana fa, ma vale la pena riprenderne il contenuto. Padoa Schioppa, uno dei padri della moneta unica, nonchè ex ministro dell’Economia nel secondo governo Prodi, mette nero su bianco ciò che in verità era già chiaro a tutti gli osservatori dotati di buon senso: l’euro è incompatibile con la piena sovranità nazionale. In poche parole, ci conferma che l’intero progetto europeo non è mai stato costruito passo passo dai popoli, e neanche dai governanti se è per questo. Perchè il progetto, che fin dalle origini ha visto contrapporsi due visioni, l’una federalista e l’altra più attenta alle diverse entità nazionali e ai popoli, ha sempre avuto in realtà una parte giusta ed una sbagliata. E se, come ci ricorda il burocrate, “l’euro rimane dalla parte giusta della storia”, è chiaro qual è da sempre la parte sbagliata: l’Europa dei popoli e delle nazioni. E’ chiaro il progetto che fin dall’inizio avevano in mente costoro, sottrarre a sovranità agli stati e darla ad organismi non eletti, tecnici, senza che i cittadini si rendessero conto di quel che effettivamente accadeva sotto i loro occhi. Ed ora Padoa Schioppa ci rivela anche il trucco che hanno usato per impedirci di capire come pian piano stavano uccidendo gli stati-nazione: “per anni i capi di governo europei e i banchieri centrali hanno predicato che una moneta senza stato è un’invenzione brillante che può durare per sempre”. Per anni, ma ora scopriamo che era una bugia, utile solo a convincerci. Perchè ora sono costretti a scoprire le carte, a dirci che non era vero, che è sbagliato “credere che l’euro e la piena sovranità nazionale siano compatibili”. Perchè una moneta unica necessita di uno stato unico. E così addita i nostalgici degli stati nazionali come i colpevoli dello stallo di questo processo inevitabile, inevitabile perchè lo vuole il dio Progresso, è chiaro! Ed ecco che, con la crisi, preparano il golpe definitivo…

Nella battaglia per l’euro, Tommaso Padoa-Schioppa spezza un’altra lancia a favore di una maggiore integrazione europea in un articolo pubblicato sul Financial Times, “L’euro rimane dalla parte giusta della storia”. Secondo l’economista, considerato uno dei “padri fondatori” della moneta unica, è sbagliato credere che l’euro e la piena sovranità nazionale siano compatibili: questo credo impedisce all’Europa monetaria di andare fino in fondo con la “necessaria riforma”, che comporta trasferimenti di sovranità.

Cittadella sotto assedio – Padoa-Schioppa, che è stato ministro dell’Economia e delle Finanze nel governo Prodi II e membro del board della Bce, usa la metafora della cittadella assediata per spiegare gli attacchi fatti all’euro negli ultimi mesi. L’ “esercito” che ha assediato la “cittadella” della valuta europea, argomenta, è convinto che l’area dell’euro non possa mai diventare un’unione politica perché gli europei non lo desiderano e gli stati-nazione non rinunceranno mai al loro potere. Secondo gli aggressori, la cittadella è quindi destinata a capitolare.

I difensori della cittadella sono invece convinti che l’euro possa continuare a funzionare così com’è. “Per anni i capi di governo europei e i banchieri centrali hanno predicato che una moneta senza stato è un’invenzione brillante che può durare per sempre”. In questa concezione, che Padoa-Schioppa non condivide, lo stato-nazione resta il solo padrone, il Trattato di Maastricht del 1992 è stato il passo finale nella costruzione dell’edificio europeo, non sono necessari altri trasferimenti di sovranità e l’Unione europea può “fare a meno dei normali strumenti fiscali, finanziari e monetari prescritti da tutti i libri di testo”.

Lo stato-nazione, modello superato – I due campi nemici, continua Padoa-Schioppa, hanno però in comune lo stesso credo: che lo stato-nazione continuerà a essere il sovrano assoluto nei suoi confini. E’ il modello inventato dal Trattato di Westfalia del 1648.

Ma i due campi “non vedono che viviamo già in un mondo differente, dove il potere politico non può essere monopolizzato da un singolo detentore. Invece, è distribuito su una scala verticale che va dal municipale, al nazionale, al continentale, al globale. Entrambi i campi sembrano ignorare che la storia è un processo dinamico guidato da contraddizioni”. In sostanza, la dinamica della storia sta superando il modello della sovranità assoluta dello stato-nazione.

Obiettivi fissati da tre agenzie di rating – Quando è arrivata la crisi, l’esercito anti-euro è avanzato. I “battaglioni” erano migliaia di sale di negoziazione “connesse in un network globale”. Gli obiettivi erano fissati “dall’intelligence di tre agenzie di rating”.

In questa battaglia, “la cittadella è emersa come vincitrice perché alla fine ha messo da parte esitazioni, pregiudizi e divisioni”. Ma, secondo Padoa-Schioppa, in un senso più profondo ha anche perso, perché “ha sbagliato nel credere che l’euro e la piena sovranità nazionale siano compatibili”.

La causa sbagliata – L’esercito degli aggressori tornerà alla carica. E’ potente, ma “scommette sulla causa sbagliata”: il “ritorno al vecchio mondo dei tassi di cambio flessibili, dove ciascun paese si illude di potersi isolare dai vicini e cerca di incoraggiare la crescita con svalutazioni competitive, venendo meno ai debiti quando gli conviene”. Questo sistema, secondo Padoa-Schioppa, può solo produrre “miseria economica, conflitto e pericoli per la sicurezza globale”.

La cittadella “combatte per la causa giusta”, cioè salvare l’Unione monetaria europea, “ma il suo persistente credo, che l’ha tenuta troppo a lungo disarmata, le impedisce tuttora di andare fino in fondo con la necessaria riforma”. Quello che è in gioco in questa battaglia, è in fin dei conti, “l’onnipotente stato-nazione”, conclude Padoa-Schioppa.

il Sole 24 ore
14 maggio 2010