La donna nella Legione

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a cura del Cuib Femminile

Sabato scorso, alcuni di noi sono stati ospiti del centro polivalente Fascio Etrusco di Cerveteri in occasione dell’incontro su “Giovinezza Legionaria – attualità del messaggio di Codreanu”, fascicolo appena uscito frutto del nostro gruppo di studio che ha voluto appronfondire la figura del Capitano. Più che una presentazione o conferenza, questo appuntamento ha rapprensentato un’ottima occasione per meglio comprendere la forza del Movimento Legionario, il quale aveva come obiettivo la creazione di un Uomo e di una Donna nuovi e non la proliferazione di politicanti. In ragione di quanto emerso durante l’incontro, vogliamo proporvi un articolo inserito nel fascicolo “Giovinezza Legionaria” nel quale si parla appunto del ruolo della donna all’interno della Legione. Buona lettura!

Come in tutte le comunità organiche, anche nell’organizzazione legionaria, molto importante era la funzione della donna. Le legionarie, infatti, avevano a che fare con molteplici aspetti della vita di tutti i giorni e della vita militante. Moglie, madre, studentessa, lavoratrice, alla donna della Legione veniva richiesto, come agli uomini, sacrificio e spirito di abnegazione, entrambi secondo la propria natura, in vista della rinascita della nuova Romania.

Già prima della fondazione della Legione dell’Arcangelo Michele, un passo di una lettera scritta da C. Z. Codreanu durante la sua prigionia nel carcere di Vacaresti (1923-24) narrava la profonda dedizione con la quale le allieve della scuola normale di Sibiu, cucirono la bandiera della Romania: «[…] quando le “ragazze di Sibiu”, avvolte da un divino tremito, hanno cucito insieme, bagnando con calde lacrime, nel mistero delle notti, quella prima bandiera romena, unendo i suoi santi colori, nel soggiogato Ardeal. Poi l’hanno disfatta in strisce, hanno nascosto il blu e il rosso nel seno e in una notte hanno oltrepassato i monti fino alla terra libera. Il blu l’hanno portato a Bucarest, affidandolo agli studenti di lì, il rosso l’hanno donato agli studenti moldavi di Iasi, il giallo invece l’hanno lasciato a casa nell’Ardeal. All’ombra di quella bandiera ritagliata in tre, sono cresciuti poi, uno ad uno, tutti coloro che più tardi hanno riempito con i loro corpi le valli e i monti – e oggi dormono silenziosi all’ombra dei rami d’abete – affinché facciano di tre una sola bandiera di una sola nazione, che unisca tutti i rumeni insieme».1 La commozione con la quale Codreanu parlava a queste ragazze e di queste ragazze, era tale da far comprendere quanto forte fosse il legame tra le donne e la patria, quanto avessero a cuore la sorte della Romania e dei militanti che combattevano per essa.
La dedizione e l’amore nei confronti della Legione e della Romania, caratteristiche che la donna per indole può incarnare in maniera assoluta, si tradussero dopo la fondazione della Legione, in termini pratici nella costituzione dei cosiddetti Cuiburi femminili.
I Cuiburi erano formati, appunto, da madri, mogli, studentesse, lavoratrici, in definitiva da legionarie. Se al loro interno vi era una maggiore presenza da parte delle allieve della scuola superiore, si chiamavano Cetatzui ed avevano essenzialmente una funzione educativa: le fanciulle, una volta cresciute, sarebbero diventate le mogli e le future madri di legionari. Questo concetto, così importante nella vita di una comunità organica, è racchiuso in una frase de Il  Capo di Cuib, tanto breve quanto carica di significato: «il fanciullo sarà come lo educa la madre».2
E come nella comunità spartana, le donne, custodi del fronte interno, manifestavano la loro rigorosa aderenza ai doveri dello Stato adempiendo ad una maternità responsabile nei confronti dell’intera comunità, così nella Legione le donne servivano l’ideale della rinascita della nuova Romania sin da giovani, preparandosi al duro compito di educare i figli, i figli della Legione, futuri militanti, futuri Legionari e futuri protagonisti della rinascita. Tra l’altro, come emerge dagli scritti di Codreanu, l’auspicio era che le donne scegliessero come mariti e padri dei loro figli uomini della Legione il che, d’altronde, appariva come una scelta naturale, dal momento che l’adesione agli stessi ideali e allo stesso stile di vita, le avrebbe comunque portate a scegliere un legionario come compagno di vita.
Il desiderio del Capitano era quindi che in mezzo alla nazione romena si formassero famiglie-cittadelle legionarie. «Per questo voglio incoraggiare i matrimoni dei legionari con le legionarie, alla base dei quali vi sia non un semplice apprezzamento delle bellezze fisiche, ma soprattutto quello delle splendide qualità legionarie. Le famiglie-cittadelle legionarie: 1. Saranno veri e propri centri di resistenza nel mezzo della nazione; 2. Da esse nasceranno eroi per la Stirpe».3
Per ciò che concerne il lavoro portato avanti dai Cuiburi, in quanto gruppi di formazione, al loro interno si trattavano in primo luogo tematiche dottrinarie, relative al ruolo della legionaria nella nuova Romania, ai diritti e ai doveri delle militanti, allo stile della donna legionaria, al rapporto tra loro e la donna moderna.
Le legionarie si attenevano infatti ad uno stile di vita e di comportamento, che naturalmente le distingueva dalle altre donne borghesi in molti aspetti, non ultimo quello della disciplina. Molto interessante è un passo di Circolari e Manifesti laddove, a proposito del comportamento cui dovevano attenersi  le donne che lavoravano in una mensa legionaria, viene sottolineato: «Che io non senta parlare di invidie, di conflitti, fra le legionarie della cucina. Che io non senta maldicenze».4 Le confidenze e le intimità dovevano essere messe da parte mentre si lavorava o si stava con altri legionari e sul posto di lavoro ad esempio, soprattutto se un locale pubblico, si doveva essere più solenni e severe con se stesse e con gli altri.
Le “sorelle” si confrontavano sull’educazione dei figli e sul rapporto con il loro mariti. Si discuteva inoltre di economia domestica: ad esempio dei metodi per ottenere un’alimentazione familiare più nutriente, della pulizia della casa e della cura dei bambini e dei metodi per confezionare tutto l’abbigliamento in casa.     Nelle riunioni dei Cuiburi si aveva l’opportunità di crescere, ognuna infatti poteva apprendere e arricchirsi dall’esperienza dell’altra e migliorare laddove era carente.
La donna legionaria pertanto, così formata e orientata dal proprio Cuib di appartenenza, era pronta a sostenere la Legione laddove questa ne avesse avuto bisogno: nella famiglia, nei villaggi, nelle mense, nelle cooperative, nei campi di lavoro, nei campi di riposo, nei campi di battaglia, ovunque la presenza femminile si fosse resa necessaria.

NOTE

1 G. Vitale, La svastica e l’Arcangelo, in Lettere studentesche dal carcere   (1923-24) di C. Z. Codreanu, Il Cerchio, 2000, p.134.
2 C. Z. Codreanu,  Il Capo di Cuib, Ar, 2002, p. 38.
3 C. Z. Codreanu, Circolari e Manifesti, All’Insegna del Veltro, 1980,     p.40.
4 Ivi, p. 52.

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