Tassa sulle banche: l’Unione Europea insiste

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L’Italia preferisce farsi travolgere dalla crisi piuttosto che tassare le banche…

di Marco Zatterin

Dalle parole ai fatti, con l`urgenza delle grandi occasioni.
Francia, Germania e Regno Unito annunciano all`unisono l`intenzione di presentare al G20 di Toronto una proposta per una tassa globale «basata sugli utili delle banche».

Non solo. Il premier britannico David Cameron fa sapere che il prelievo sulla City sarà introdotto da gennaio, esempio subito seguito da Parigi, dove il Tesoro assicura che l`imposta sarà nella Finanziaria 2011. Pure Berlino sta studiando la sua gabella sul credito.
La varerà entro l`estate, del resto è quanto ha indicato «per consenso» il vertice Ue di giovedì scorso. È il se- gno che si avanzi rapidi, anche se il governo italiano non la vuole.
Dopo aver salvato con il denaro dei contribuenti le principali banche continentali dal fallimento, l`Europa tenta adesso di riprendersi una quota dei denari, in parte per risanare i conti pubblici aggravati dalla crisi, in parte per ragionare sulla creazione di un fondo con cui intervenire qualora si prospettassero nuovi scenari da bancarotta. La scorsa settimana i leader Ue hanno deciso di esplorare la possibilità di una tassa planetaria sulle transazioni finanziarie, per «colpire chi ha colpito la crisi».
Il dossier è volato sul tavolo del G20 previsto per il fine settimana.
Accordo o no, Berlino e Parigi dicono che procederanno sia sole che ben accompagnate.
L`America di Barack Obama non si sbilancia e ripete il mantra del «prima la crescita».
La tassa è ostacolata, oltre che da Italia e Repubblica Ceca, dalle grandi economie emergenti, Russia, Cina e India, più Canada e Australia.
Il trio Parigi-Londra-Berlino cerca di persuadere tutti sottolineando che le imposte potranno «differire una dall`altra, riflettendo le condizioni economiche e i sistemi fiscali differenti tra i Paesi».
Sono cifre immense. I socialisti europei hanno stimato che un`imposta dello 0,05% sulle banche garantirebbe un flusso annuo da 265 miliardi.
Subito.
Roma non la vede per principio. Fonti diplomati- che spiegano che «non si capisce il presupposto della tassa», che andrebbe magari bene se applicata agli istituti che sono stati salvati, «ma non su tutti quanti». Finirebbe per essere «una penalizzazione per le aziende che non hanno avuto bisogno di nulla».
Confindustria la vede ancora più scura: «Le banche si rivarrebbero su imprese e risparmiatori», avverte il presidente Emma Marcegaglia.
La Commissione Ue, che dovrà scrivere i criteri per l`imposizione, non si preoccupa e attende gli eventi. «In ogni caso sarà una decisione nazionale», dice una fonte, che aggiunge maliziosa:
«L`importante è che ci sia sulle grandi piazze finanziarie».
L`Italia, per forza di cose, non è contemplata.
Siamo favorevoli perché bisogna rendere i mercati finanziariamente più responsabili Dovrà essere basata sui rischi e ridurre il moral hazard posto dalle istituzioni finanziarie mondiali Angela Merkel cancelliere della Germania Nicolas Sarkozy presidente della Francia [.]

Fonte: La Stampa