Matrimoni business

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Ancora una volta salta fuori la spinosa questione delle naturalizzazioni, ma questa volta è anche peggio perché non è qualche poveraccio/a che pur di trovare un’anima “gemella” è disposto a sposare qualcuno/a che sa benissimo farlo solo per la cittadinanza; qui si parla di un vero e proprio piano pianificato!

BELLUNO (13 novembre) – Quattro promessi sposi per 7 mila euro ciascuno. Tanto costava il “sì” per diventare italiani. Un buon affare per la 25enne di Santa Giustina che aveva messo in piedi il business dei matrimoni.

La sposa sarebbe stata sempre lei, diversi invece i consorti, ma a condizione che fossero extracomunitari, anzi marocchini e senza permesso di soggiorno. La sanatoria sarebbe venuta con le nozze. Come la ragazza avesse potuto coronare il “sogno” non è dato di capire perchè tutto il castello è stato infranto dalla polizia e dai carabinieri.

La giovane aveva elaborato il suo tariffario di matrimonio: ogni “fidanzato” doveva versare 4 mila euro alla stipula del contratto e altri 3 mila a nozze avvenute. Poi, tanti saluti senza baci e ognuno per la propria strada. Il progetto matrimoniale aveva parvenza di regolarità. La ragazza si presentava al Comune e chiedeva documentazione per potersi sposare con la tal persona straniera. Questa prassi era stata ripetuta per ben quattro volte, cioè tante quante erano le persone da maritare. La giovane aveva dilazionato la sua domanda nel tempo e si era rivolta a impiegati ogni volta diversi.

Ma non solo, nell’affare “extracomunitari” operava tutta la famiglia, il padre e la madre della giovane, tutti di Santa Giustina seppur originari di altra regione. Lui, operaio di 55 anni, già noto alle forze dell’ordine e lei, un po’ più giovane, dichiarata invalida al 90 per cento (risultata poi in grado di muoversi ed operare con disinvoltura). In base alla legge sulla sanatoria delle badanti avevano richiesto due di queste e una colf ottenendo l’accettazione della domanda. La stranezza che ha fatto saltare la pulce nell’orecchio alle forze di polizia stava nel fatto che si volevano tutti maschi marocchini. In realtà questi non avevano nessuna intenzione di svolgere attività assistenziale ma, come poi è emerso, una volta regolarizzati si sarebbero dedicati a traffici illeciti. Intanto ognuno aveva pagato 1.200 euro al falso datore di lavoro.

Le indagini congiunte tra la Compagnia di Feltre dei carabinieri e della Questura di Belluno, in particolare della stazione di Santa Giustina e dell’Ufficio immigrazione, hanno avuto inizio nel luglio scorso e hanno preso spunto prima di tutto da indiscrezioni, con i relativi riscontri, raccolte dagli investigatori. Va detto che fondamentale è stata la collaborazione dell’ufficio anagrafe del Comune di Santa Giustina, grazie al quale è stato possibile tracciare l’intero mosaico del sodalizio e mandarlo in frantumi. La posizione dei cittadini estracomunitari sarà riesaminata e nei loro confronti potrebbe scattare il provvedimento di espulsione.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=126635&sez=LEALTRE#