Nato: la bandiera a stelle a strisce garrisce ancora sull’Europa

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di Andrea Perrone

Poche ore prima del vertice Nato di Lisbona il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ribadisce l’indissolubile legame fra Usa ed Europa, in nome del dominio a stelle e strisce.
“Non c’è un legame storico più stretto di quello che abbiamo con voi europei – ha puntualizzato il leader del mondo atlantico in un’intervista sulle pagine di Repubblica – lo dirò al vertice atlantico di Lisbona. Sviluppare i rapporti con altri attori globali, come ho fatto nel mio recente viaggio in Asia, non è in contraddizione: lo fate anche voi, è nell’interesse della stabilità mondiale”. Il presidente dell’impero a stelle e strisce ha volutamente evitato di ricordare che il legame con l’Europa è sempre stato fondato su un rapporto di sudditanza economica e politica. Sudditanza economica iniziata a partire dalla fine della Prima guerra mondiale, a cui si è aggiunta anche quella politica dal 1945.
“Voglio sottolineare – ha proseguito Obama riferendosi proprio al suo impegno verso i Paesi asiatici – che sviluppare nuovi rapporti con altri partner in altre regioni del mondo non sminuisce la nostra relazione con l’Europa. Anzi è nel nostro comune interesse, in quanto serve a promuovere la stabilità globale. Io credo che i miei partner europei possano concordare: anche l’Europa sviluppa i suoi legami con altri attori globali, lo facciamo ciascuno dal proprio lato consultandoci fra noi”. La partnership con l’Europa, ha chiosato Obama, “è ampia e profonda come sempre, tanto più importante ora che affrontiamo insieme le sfide mondiali”. La politica economica che “stiamo applicando a Washington – ha rilevato il presidente – ha un solo obiettivo: rilanciare la crescita americana e questo aiuterà anche voi europei. Dalla lotta al terrorismo all’Afghanistan, rafforziamo questa partnership per adeguarla alle sfide comuni del XXI secolo”. Tuttavia la spauracchio della lotta al “terrorismo” è servito a imporre agli europei l’intervento al fianco degli americani in Afghanistan e in Iraq col pretesto di snidare prima i talibani e poi Saddam Hussein, per le esigenze di democrazia export al servizio del mondo unipolare agognato da Washington.
E qui Obama, è tornato alla lotta al “terrorismo”, assicurando che “lavoriamo d’intesa con l’Europa” perché “Al Qaida ha ancora la capacità e l’obiettivo di attaccare l’Occidente”. Le minacce terroristiche di presunti affiliati ad Al Qaida vengono spesso agitate dagli Usa per perseguire le strategie di dominio globale. E qui il leader della Casa Bianca ha voluto rammentare la necessità di “rafforzare la gamma completa delle capacità necessarie a proteggere oggi i nostri uomini e a prepararci alle missioni di domani” investendo “in tecnologie” che permettano di sviluppare “nuove difese contro minacce come gli attacchi informatici”. Un chiaro riferimento alla volontà di trasformare la Nato in quello che può essere definito un superpoliziotto globale, impiegata per piegare ogni resistenza al pensiero unico e al dominio del dollaro. Il riferimento di Obama alla tecnologia è rivolto da una parte alla cosiddetta “difesa” missilistica e dall’altra alla cyber sicurezza, un pretesto quest’ultimo per preparare le guerre del futuro utilizzando gli strumenti informatici.
Intanto dal vertice è emerso che Francia e Germania hanno raggiunto un’intesa sul tema dell’equilibrio tra il sistema antimissile e la deterrenza nucleare, punto centrale del nuovo Concetto strategico della Nato. I rappresentanti di Parigi e Berlino hanno   raggiunto l’accordo in base al quale la Francia ha rinunciato alla sua richiesta di definire lo scudo come complementare alla deterrenza nucleare, mentre la Germania ha accettato di non legare più il tema della difesa antimissile a quello del disarmo. Alla fine la volontà di Washington e il desiderio di sentirsi sudditi da parte di Londra e Parigi hanno avuto la meglio sulle divergenze, segnando ancora una volta un punto a favore degli Usa.
Ue: gli Stati Uniti premono per l’ingresso della Turchia
Gli Usa premono sull’Ue per l’adesione della Turchia nel club dei Ventisette. A sostenerlo è stato il presidente americano, Barack Obama, in un’intervista al quotidiano Repubblica. Il leader della Casa Bianca pur riconoscendo che “è una decisione che non spetta a noi”, si è intromesso ancora una volta nelle questioni interne dell’Europa, tentando di prendere due piccioni con una fava, ovvero snaturando sempre più il Vecchio Continente e puntando a distogliere la Turchia dal suo attuale riposizionamento verso Oriente. “Sproniamo la Turchia a continuare sulla strada delle riforme necessarie per la sua adesione, un processo aperto – ha proseguito Obama – siamo convinti che una Turchia in grado di soddisfare i criteri  per l’adesione all’Unione europea sarebbe un contributo all’Unione stessa, e d’altra parte lo sforzo per raggiungere quei criteri è a tutto vantaggio della Turchia”. A detta di Obama, con l’ingresso di Ankara, l’Europa ci guadagnerebbe “in diversità etnica, di tradizioni, di fedi e l’adesione turca allargherebbe e rafforzerebbe ancora di più le fondamenta dell’Europa”. Dichiarazioni infondate, non si capisce infatti come l’ingresso di Ankara possa migliorare il Vecchio Continente visto che la Turchia con la sua enorme popolazione avrebbe un peso rilevante sulla conduzione e le scelte politiche dell’Unione europea.

Fonte: Rinascita

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