Uomo pesce

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Alla faccia di chi alle prime difficoltà si tira indietro, imprecando per le scomodità, gli ostacoli e i malanni che la vita gli pone di fronte. Un esempio quest’uomo, a dimostrazione di come nello sport (al di là di un’adeguata preparazione) come nella vita, certe azioni e certe imprese non si realizzano senza una grande forza d’animo e immensa volontà.

MILANO – Non è solo un record, è un’impresa leggendaria. Il trentasettenne serbo Darko Novovic ha percorso a nuoto in soli 46 giorni oltre due terzi del Rio delle Amazzoni (5.400 km sui 6280 km complessivi del secondo fiume più lungo del mondo), corso d’acqua che in molti punti è infestato da coccodrilli, sanguisughe e piranha. Ciò che lascia davvero senza parole sono i ritmi quotidiani sostenuti dallo sportivo: ogni giorno ha nuotato per 16 ore percorrendo circa 118 km. Il precedente record apparteneva a un’altra leggenda del nuoto, il cinquantacinquenne sloveno Martin Strel, soprannominato “l’uomo-pesce” che nel 2007 aveva superato la stessa distanza in 65 giorni ben diciannove in più del nuotatore serbo. Con parte dei soldi che dovrebbe ricavare dall’impresa, Novovic ha dichiarato di voler costruire una chiesa a Petrovac, in Montenegro.
LA SFIDA – La sfida al record di Strel è stata preparata dal trentasettenne nei minimi particolari. Per due anni e mezzo si è allenato e lo scorso 29 settembre ha iniziato la traversata da Altalaja, una delle sorgenti del Rio delle Amazzoni, in Perù. Macinando chilometri, dopo un mese e mezzo è giunto all’arrivo a Belem, città che si trova a circa 2500 km da Rio de Janeiro. L’atleta ha dichiarato al quotidiano bosniaco «Nezavisne Novine» che l’idea dell’impresa è nata dopo che alcuni suoi amici lo hanno pregato di dimostrare di essere più bravo dell’uomo-pesce: «Hanno iniziato a fare scommesse su di me dichiarando che io avrei potuto tranquillamente superare il record di Martin Strel – ha confessato l’atleta serbo – A questo punto ho deciso di partire». Il trentasettenne per tutto il lungo tragitto è stato seguito da 4 barche che con un complesso sistema di reti e di gabbie hanno tenuto a bada i vari predatori che popolano il lungo fiume sudamericano. L’unico incontro imprevisto è stato quello con un coccodrillo a metà percorso: «Quando l’ho visto, sono stato preso dal panico – ha dichiarato il professionista – Ho cominciato a nuotare più forte, ma solo più tardi ho capito che era morto ed è era stato sbranato dai piranha».

PERICOLI – I veri pericoli per Novovic sono arrivati dagli incredibili venti amazzonici e dai terribili vortici che riuscirebbero a inghiottire nei fondali del fiume anche i più esperti nuotatori. Ma il più grave nemico per tutta la traversata è stata l’acqua: «Quella del Rio delle Amazzoni è la più disgustoso che io abbia mai vista – conferma l’atleta serbo – E’ davvero una melma tossica e in confronto l’acqua del Tamish, (un fiume serbo particolarmente inquinato ndr) può essere considerata potabile. Ogni giorno, in media, facevo tre docce e prendevo tre diversi vaccini. Il Rio delle Amazzoni alcuni giorni è di colore giallo, in altri invece diventa verde». Adesso Novovic già pensa a una nuova traversata. Il prossimo anno – ha confessato alla stampa locale – tenterà di attraversare il Danubio, partendo da Belgrado e con arrivo finale nella foresta Nera tedesca, territorio in cui sono presenti le due principali fonti da cui nasce il mitico fiume che attraversa ben dieci stati europei.

Fonte: http://www.corriere.it/cronache/10_novembre_18/record-traversata-rio-amazzoni_f36393da-f30b-11df-8691-00144f02aabc.shtml