La vita è stile

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a cura del Cuib Femminile

Ci hanno detto che siamo delle cellule. Ci hanno detto che lo scopo principale della vita di ogni individuo è la conservazione della specie, che l’uomo è un animale che deve riprodursi e produrre per la società nella quale vive, che con le sue leggi, istituzioni, e regolamenti lo distingue dagli altri animali. Alla società, alle istituzioni poco importa l’lo di ogni individuo, il suo bisogno interiore e spirituale, in quanto questo non si riproduce e non produce. E’ così che molte volte l’uomo degradato a semplice mezzo di conservazione della specie, si chiede del perché della vita e se questa racchiuda un significato più nobile e se più valida possa essere la sua opera, al di sopra dei compiti che la società moderna gli ha assegnato. Questo senso di insoddisfazione e di continua ricerca inizia, quando, passata l’adolescenza, ed uscito dallo scudo protettivo della famiglia, l’individuo si trova a dover affrontare quella società, quelle istituzioni che prima gli erano estranee. Bisogna studiare per essere pronti a produrre per la collettività, bisogna riprodursi per la collettività, ed aspettare la fine dei giorni nella osservanza delle leggi della collettività, giuste o no che siano, e niente più, una massa di gente amorfa senza nome e senza volto. Ma non si può reprimere a lungo quella fonte di sensibilità, di ricerca ed a volte di gloria che l’uomo ha dentro di sé, e non può ritenersi appagato dalla vita colui che non senta il bisogno di evadere da questi schemi prefissi, da un futuro programmato da altri. L’uomo deve sentirsi artefice della propria vita, ed impellente è la necessità di aprire un dialogo con chi ci circonda, di poter nutrire fiducia negli altri per costruire qualcosa di diverso. Ed ecco che d’importanza quasi vitale è l’amicizia.
Oggi è difficile capire a fondo il concetto dell’Amicizia; per molti l’amicizia è circondarsi di un gruppo di persone con le quali andare al cinema, andare in discoteca, parlare di moda, parlare di tutto, ma spesso e volentieri di niente. Per altri l’amicizia è un legame pii profondo, un solco scavato fra due o più individui che hanno in comune valori (ormai in decadenza) quali la lealtà, il rispetto, la stima, l’affetto, la comprensione, le idee e la volontà di andare avanti. E’ il condividere ciò che ci circonda le esperienze, la natura, i fiori non ancora contaminati dal falso progresso, il canto che dà forza ed insieme dolcezza, la lotta, i sacrifici. E’ quel ritrovare insieme sensazioni da lungo tempo perdute, come la festa che ha perso quell’alone di sacro che la circondava, prima era un rito al quale tutti partecipavano, era un qualcosa di magico che apparteneva a tutti perché nasceva spontanea dalla gioia interiore di ognuno. Oggi la società ci insegna che la festa è un mezzo per divertirsi e più si hanno possibilità economiche più ci si diverte. Ci hanno tolto il senso del sacro, ci hanno tolto la fantasia e la semplicità, la facoltà di leggere in noi stessi. No! L’uomo non è solo una cellula, l’uomo non nasce solo per crescere e produrre, non è una macchina. L’uomo ha mille altre ragioni per vivere, perché è vita stessa. Non le sue cellule, bensì i suoi sentimenti, il suo coraggio, il suo amore, i suoi ideaIi, i suoi Dei sottoforma della natura che lo circonda. Fili invisibili lo legano a tutto un Universo non solo ad una collettività.
La vita non ha niente a che fare con le istituzioni, non può essere calcolata o programmata. La vita è arte, bellezza, è stile, è un rito che l’Uomo deve essere chiamato a portare a termine. La vita è un qualcosa che riempie ogni istante e che l’Uomo deve incidere, con i suoi gesti, le sue idee, la sua lotta, perche il tempo non la distrugga.

Fonte: Eowyn, Alternative Femminili, Anno I, Numero 1, Marzo-Aprile 1980