Cambiamenti

247

Per non mancare di rispetto e non offendere la sensibilità di chi con la sua scelta ha compiuto un atto di disgregazione e di contrasto contro cio che è natura a favore di ciò che è confusione e caos, ecco annullata un’altra forma di chiara quanto necessaria distinzione e definizione dei ruoli familiari. E lo chiamano miglioramento…

Addio ‘padre’ e ‘madre’. Dal prossimo 11 febbraio sui passaporti americani compariranno i termini ‘genitore 1’ e ‘genitore 2’, a seconda del sesso di ognuno. E’ l’ultima novità in arrivo dagli Stati Uniti per non discriminare i diversi tipi di famiglia. Un ‘iniziativa subito frutto di spaccature tra ‘progressisti’ e ‘conservatori’: da un lato, insomma, gli applausi della sinistra e dall’altro i fischi della destra. E l’impatto emotivo che tale scelta possa avere sui cittadini americani potrebbe non essere dei migliori

Nonostante il crescente numero di matrimoni omosessuali e di coppie ‘dichiarate’, il substrato della società a stelle e strisce resta fortemente ancorato al modello di famiglia tradizionale. Tant’è che appena diffusa la comunicazione dal Dipartimento di Stato, si è sollevato subito un polverone. Tony Perkins, presidente del gruppo antigay Family research council non si è certo perso in convenevoli: “Una terminologia – così l’ha bocciata in tronco – che avanza la causa omosessuale e viola la legge sulla difesa del matrimonio, un istituto esclusivamente eterosessuale”. E non solo. Perkins chiama in causa Obama e l’intervento del Congresso perché – dice – “la volontà popolare è contraria alle coppie gay e non vuole che esse allevino figli”.
Sul fronte opposto, ovviamente, si schiera Jennifer Crisler, presidente del gruppo gay Family equality council che sulla definizione genitore 1 e genitore 2 non ha dubbi: “Sono termini più comprensivi – spiega – madre e padre avevano assunto un significato discriminatorio. Non siamo più cittadini di seconda classe”.
Ma c’è chi prova a spostare la discussione su un altro piano, superando la distinzione di ‘genere’ che tanto infervora gli animi contrapposti. “E’ un miglioramento – prova a girarla così Brenda Sprague, vicedirettrice dell’Ufficio passaporti – non un atto di poltical correctness”. Sarà. Ma polemiche sessiste a parte, resta il fatto tale ‘cancellazione’ è destinata a lasciare un segno culturale profondo.

Fonte: http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo500125.shtml