Alimentazione Alternativa

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a cura del Cuib Femminile

Il riso è un alimento conosciuto da alcuni millenni prima dell’era volgare, specialmente in paesi quali la Cina, l’India, la Persia e l’Egitto. Nel Medioevo in Europa si usava solo per la preparazione di sostanze medicamentose, solamente nel quindicesimo secolo – in Lomellina – in Italia se ne iniziò la coltivazione a scopo alimentare e da qui la diffusione negli altri paesi.
In Oriente poi per alcune popolazioni il riso è stato l’unico, o il principale alimento quotidiano, per cui a tutt’oggi si ha ancora quasi una venerazione per questo cereale. La stessa dieta macrobiotica, oggi tanto in voga, si basa sul consumo costante se non addirittura assoluto di riso.
Quando si parla dì riso intendiamo riferirci al riso integrale: cioè a quello che non è stato privato del pericarpo (o volgarmente buccia), poiché solo in questo strato vengono conservati quegli elementi: vitamine, proteine e sali minerali,che rendono questo prodotto alimentare così altamente nutritivo. Il riso bianco o per meglio dire brillato, che si acquista oggi sul mercato, viene trattato industrialmente con talco, olio di vasellina e glucosio, al fine di renderlo commercialmente più presentabile ed appetibile e per aumentarne la durata di conservazione nei silos.
Intanto, se il miglioramento formale lo rende da un canto più smerciabile, dall’altro ne provoca l’impoverimento nutritivo e non trova giustificazione nel contesto il fatto che il riso brillato richieda un tempo di cottura inferiore rispetto a quello integrale. Per cui se vogliamo mangiare il vero riso dobbiamo ritornare all’uso del riso grezzo, che contiene in sé il germe del cereale con tutto il suo apporto nutritivo.
Il riso integrale contiene tutti e cinque i fattori alimentari necessari all’uomo: le proteine, i grassi (pochi), i sali minerali, gli zuccheri e le vitamine. Vi troviamo infatti le vitamine del gruppo B (B1, B2, B12), gli amminoacidi nella loro completezza, per la cui presenza il riso risulta digeribilissimo e quindi adatto ad ogni organismo e specialmente a quello di malati e di convalescenti. Per quanto riguarda poi i sali minerali vi sono presenti: il calcio, il ferro, il fosforo, il magnesio.
Le analisi di laboratorio evidenziano le differenze quantitative negli amminoacidi tra il riso integrale e quello brillato in un rapporto di 4 a 1, per sostanze quali la arginina, la fenilalalina, la leucina, la istidina; nel contempo, sempre nel riso brillato, si è notata la scomparsa totale di altre sostanze come la valina, il triptof no, la treonina, la metionina, la lisina. Tutte sostanze, queste, che presiedono alla formazione e regolazione delle cellule e alla costituzione del liquido spermatico nell’uomo.
Per quanto riguarda poi la cottura vi sono vari metodi, comunque in linea di massima è consigliabile non usare molta acqua al fine di non buttarla dopo la cottura, poiché in essa sono sciolte molte delle sostanze sopraelencate e che sono appunto idrosolubili.
Se vogliamo operare poi una distinzione, dobbiamo specificare che il riso, oltre che essere integrale, deve essere coltivato in terreni biologicamente adeguati: cioè in aree dove non vengono usati concimi chimici, pesticidi, diserbanti. Infatti tracce di queste sostanze velenose e dannose all’organismo risultano presenti nel riso che comunemente consumiamo, alterandone il valore e l’apporto nutritivo.

Fonte: Heliodromos n. 10 – marzo/aprile 1980