Essere di destra

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Eroismo, sacrificio, visione antimaterialista e trascendente dell’esistenza umana, esercizio quotidiano della virtù, autocritica serrata, dono di sè alla comunità, capacità di coordinarsi senza confondersi – in poche parole essere esempio – questo appartiene alla “vera” destra. Oggi lampante è il distacco e la distanza da tutto ciò, ogni cosa purtroppo sembra essere stata messa sotto sopra e rimane solo tanta tanta confusione riguardo questa scelta: essere di destra.

Fino agli anni Sessanta, indiscutibilmente, destra era soprattutto sinonimo di onestà. Di un’onestà che alcuni definivano “ottocentesca” o “liberale”. Non con l’intenzione d’irriderla, ma sorridendone come di qualcosa che andava perdendosi, come le belle cose di una volta. Onestà che aveva varie sfaccettature. Richiamava il senso dell’onore che è all’origine della parola stessa, inteso in tutte le sue forme: quello della parola data ma anche quello caricaturizzato e identificato con i siciliani e in particolare con il maschio della specie.

L’onore del soldato e ancora più dell’ufficiale, è considerato di destra per natura. Di destra è tutto ciò che afferisce o evince dal mondo militare, dai suoi riti, dalla sua storia. Di destra era la disciplina e l’amor patrio. Si usava anche in questo caso un termine che la buttava in burla e cioè “patriottardo”, che evocava trombonismi retorici e barbe mazziniane. L’ex generale pluridecorato e magari mutilato di guerra che nel comizio richiamava l’eroismo e il sacrificio al servizio della Patria, con sventolio di tricolori e con sotto la Canzone del Piave, era sicuramente di destra.
Di destra erano anche i professori, specialmente quelli dell’Università, ma anche quelli che al liceo insegnavano greco e latino. Tutti i cultori della classicità – nella letteratura come nella filosofia e nelle arti – erano, per loro natura, di destra, perché coltivavano il glorioso passato di Roma e le sue alte virtù antiche. La nostalgia era sempre di destra, che fosse nostalgia delle virtù di Socrate o Catilina, oppure della monarchia o, in generale, dell’odore del forno a legna o dei bei tempi in cui i treni arrivavano in orario. Di destra, prima del Sessantotto, erano anche i professori di Architettura, quasi tutti fieramente compromessi con il razionalismo e le grandi opere pubbliche degli anni Venti, Trenta e un poco anche Quaranta. Ma lì entrava in gioco il Fascismo, che le categorie destra e sinistra le aveva mandate in tilt, creando un ossimoro che le aveva superate dando vita a una nuova categoria politica. Di destra erano però anche i cattolici e i liberali che si erano opposti al Fascismo.
Le donne, fino agli anni Settanta, erano di destra anche quando i mariti erano di sinistra. Di solito, mentre l’uomo del popolo si lasciava infiammare dagli ideali socialisti o anarchici, bestemmiava, beveva, fumava, sputava sui preti e diceva che prima o poi sarebbe arrivata la rivoluzione che avrebbe messo tutto a posto, la moglie andava in chiesa, si assicurava che i figli facessero i compiti, fossero ben lavati, pettinati e coi vestiti a posto e li picchiava se dicevano parolacce o se mancavano di rispetto a chicchessia. La madre e la moglie sono geneticamente di destra: morigerate, rispettose delle gerarchie funzionali (che impongono con mano ferma all’interno della famiglia), custodi delle tradizioni e del decoro, risparmiatrici, severe ma affettuose, vestali dell’ordine e sovrane della casa e della prole. Sono l’angelo del focolare e se fanno politica diventano “l’angelo del ciclostile”. Se ci sono le barricate portano i viveri e ricaricano i fucili, ma trovano anche il tempo di assicurarsi che i figli non si espongano troppo ai rischi. Quando arriva il nemico gli negano il cibo e persino il saluto e, soprattutto, costi quel che costi, gli negano se stesse.
La filosofia era quasi tutta di destra, fosse classica, idealista o romantica. I poeti erano di destra, perché scrivevano di cose auliche o persino retoriche, immateriali, metafisiche, distratte rispetto alla quotidianità e trascendenti la realtà.
Anche i giudici erano, per loro natura, di destra. Erano i custodi della Legge e delle regole e assicuravano l’ordine contro il caos e l’anarchia, la disciplina civica, il rispetto delle funzioni e della Giustizia, somma immagine di destra. Tant’è che anche gli avvocati erano di destra, come tutti i cultori e gli studenti del diritto e della giurisprudenza.
Di destra erano, curiosamente, sia i proprietari terrieri che i partiti contadini. I primi erano una sorta di signori feudali, piccoli re e solitamente prigionieri della salvaguardia del nome di famiglia e dei suoi usi, oltre che della proprietà e del territorio, che comunque andava coltivato, amministrato, protetto, tutte attività proverbialmente di destra. Il che spiega perché anche i contadini, purché avessero anche solo un fazzoletto di terra tutta loro, erano di destra. Come capi famiglia erano signori del clan, assolutamente ligi alle leggi della natura oltre che suoi sudditi e a volte vittime e antagonisti. Profondamente religiosi sempre – anche se un po’ pagani – perché la vita loro e dei loro cari era continuamente esposta alle incertezze, quindi nelle mani del Buon Dio.
Non erano di destra i mercanti, ma sicuramente lo erano gli artigiani, che facevano addirittura parte di gilde e corporazioni che assomigliavano agli ordini iniziatici e coltivavano, nel loro mestiere, la ricerca della perfezione. Di destra erano i monaci più dei preti e sicuramente i cavalieri che uccidevano i draghi o combattevano i briganti o i saraceni e poi diventavano santi. Più di destra di tutti, ovviamente, erano i monaci-guerrieri, che erano forti nel braccio quanto nello spirito. La forza era di destra e infatti, col tempo, gli avversari della destra hanno identificato con essa anche il potere e la prepotenza, che sono patologie e degenerazioni della forza. Ma è sempre stato considerato di destra anche lo sport, che è agonismo nel rispetto delle regole, onestà e senso dell’onore, gerarchia del merito, riconoscimento e rispetto della superiorità naturale altrui, spregio per la meschinità, per la truffa, per il trucco e anche per il piagnisteo. Di destra erano i professori di educazione fisica, gli atleti e i giornalisti sportivi.
Di destra era la nobiltà – come valore – e anche i nobili, per lignaggio. Questo spiega perché l’ostentazione non può essere di destra, come il lusso pacchiano e qualsiasi cosa volgare e pecoreccia, il turpiloquio, la trivialità, lo svacco. Il bivacco invece sì, che sia di manipoli o anche solo di giovani campeggiatori che vivono in sintonia con la natura e hanno vincoli di cameratismo che – nella vita civile come in quella militare – è ovviamente di destra. Sacrificare se stesso per un altro è di destra, perché presuppone una visione non materialista e trascendente dell’esistenza umana. Uno che pensa che stiamo al mondo solo per accoppiarci e per mangiare o per arricchirci e indossare bei vestiti, perché dovrebbe rischiare tutto questo per un ideale o per altre persone?
L’etica, di conseguenza, è di destra. Il moralismo – che è apparenza e finzione – invece no. Giudicare severamente se stesso è di destra, perché è determinato dal desiderio di trascendere i propri limiti e dal timore di Dio. Destra è sinonimo di diritto e di retto, nonché di abile (erano di destra anche i professori di applicazioni tecniche ed economia domestica). La mano destra è la mano del bene, mentre la sinistra è quella del diavolo. D’altronde si dice “tiro mancino” e “aspetto” o “luogo sinistro”. Uno poco accorto e incapace è “mal-destro”. Gesù siede alla destra del Padre.
Così era e così è sempre stato. Quindi, cosa diavolo è successo?

Fonte: http://www.area-online.it/articoli/politica/228-de-dextera.html