Alternative Femminili

328

a cura del Cuib Femminile

Se non ora, quando la donna deve liberarsi definitivamente dalle catene della società borghese?
Se non ora, quando la donna deve cominciare a riscoprire e a riappropriarsi di se stessa?

Intervista con Edy Minguzzi

Femminismo addio – La donna riscopre se stessa

L’illusione di essere donne, ha portato le femministe ad imboc­care una strada senza uscita, al cui termine c’è la distruzione di ogni organico rapporto sociale.
«Il femminismo dopo aver sovvertito i valori spirituali e na­turali che reggevano la società tradizionale ­ e che in parte erano già scomparsi sotto la ma­rea di valori effimeri propostici dalla civiltà del progresso e dalla democrazia ­ è destinato a pro­vocare la “Nuova Apocalis­se”». Questa è una delle innumere­voli ed interessanti constatazioni emerse dall’intervista che ci ha rilasciato la professoressa Edy Minguzzi, autrice del Libro Femminilità e femminismo. Sag­gio sulla donna nel mondo della Tradizione, già nota per il prece­dente Alchimia. Il cammino del­la potenza, nonché consulente editoriale della casa editrice Mursia e delle edizioni De Ago­stini.

D. ­ Che cos’è il femmini­smo?

R. ­ Il femminismo è il frutto ultimo della degenere­scenza della società in cui viviamo. Alla donna è venuta meno una finalità trascendente che nella visione tradizionale era il senso e il fine della sua vita: ciò che le è rimasto attualmente non è che un sedimento di imposizioni prive di
significato, perché non più orientate verso una meta superiore.

D. – Il femminismo dobbiamo inquadrarlo nell’ambito della cosiddetta lotta di classe, oppure dobbiamo considerarlo separatamente?

R. – É questo un dilemma che sta alla base di molte incongruenze. Femminismo nella società o contro la società? La risoluzione si avrà con un serio ed approfondito esame del significato della femminilità e del suo rapporto con il femminismo. Direi che senz’altro la lotta femminista, paradossalmente, non si svolge né all’interno né all’esterno della civiltà attuale, perché, come ho detto prima, è il frutto maturo di questa società e contemporaneamente è il seme della sua distruzione.

D. ­ Il giudeo – cristianesimo ha sempre considerato la donna come responsabile del peccato originale; conseguentemente i Padri della Chiesa considerano la donna «cloaca massima» e «chiave del peccato». A suo giudizio, sussiste una responsabilità della Chiesa per l’avvento del
femminismo?

R. – In parte sì, soprattutto perché la Chiesa sostituì all’ideale virile e gerarchico della Romanità Pagana quello femminile ed egualitario, che sfocerà poi nel materialismo.

D. – La donna si è liberata? E, se sì, da che cosa?

R. – Due sono state le direttive dei movimenti femministi: liberazione dal sesso e liberazione del sesso, ma non liberazione per il sesso. Ecco quindi riemergere chiaramente la donna che non si è liberata, anzi è entrata in schiavitù: libero è chi domina una forza, non chi vi rinuncia o chi se ne lascia assoggettare.

D. – Emanciparsi, liberarsi, no alla donna angelo del focolare. Ma ciò da cosa è motivato?

R. ­ Dal fatto che il focolare col suo valore simbolico, è stato sostituito dalla cucina a gas, che di simbolico non ne ha affatto. Giustamente oggi viene respinta la figura di angelo del focolare. Mi spiego: giustamente, perché la dimensione sacrale della vita non esiste più e il focolare, come centro di una presenza spirituale, è scomparso ed oggi l’espressione «angelo del focolare» suona come copertura di attività materiali e degradanti.

D. – Collegata all’immagine della donna angelo del focolare è venuta a porsi l’immagine, veicolata dai mass­media, della donna realizzata grazie al rifiuto del focolare…

R. ­ ma è logico, il movimento femminista ha cercato di sostituire con interessi esterni l’appannarsi delle motivazioni interiori; così la famiglia, che sappiamo essere nucleo primo nelle civiltà tradizionali perché è il canale di trasmissione dei principi e dei valori più alti, viene abbandonata.
Da ciò la donna che lavora, che viene forzatamente equiparata all’uomo…

D. ­ …se ne deduce che il femminismo è ormai ben presente nella società attuale, è radicato e la sua opera sovvertitrice prosegue con successo.

R. – Certo: il mondo oggi è all’insegna del femminile e tende all’indifferenziato. Il femminismo è una della manifestazioni della decadenza.

D. – Abbiamo parlato della famiglia, nucleo primo e fondamentale per la formazione della persona umana. Perché i movimenti femministi l’hanno distrutta?

R. – Perché la famiglia è patriarcale; per questo la stanno disintegrando. Manceaux disse: «Le donne saranno libere quando saranno liberate dalla famiglia». Del resto si sono perse le funzioni di padre e quella di madre.

D. ­ Cosa pensa dell’aborto e della maternità, quest’ultima spesso considerata dalle femministe come atto di sopraffazione?

R. – L’aborto è l’estrema capitolazione, rappresentando la rinuncia della femmina ad incarnare la Forza – Vita, fonte del suo potere; una capitolazione inevitabile, poiché i legami che univano la donna al piano più profondo e archetipo del suo essere sono ormai definitivamente spezzati.

D. – Amore e sesso.

R. ­ … sul problema due sono le alternative: o cerebralizzare o infangare, quando si sia eliminato anche il lato sentimentali stico esaltato dalla società borghese.
Si è arrivati alla commercializzazione della sessualità e si è giunti addirittura a predicare il lesbismo che, nel mio libro ho considerato per vari motivi il punto d’arrivo inevitabile del movimento femminista. Anche il sesso è perduto; l’amore regredisce a livello biologico e diventa frutto di reazioni chimiche, riducendosi ad un asettico gioco di attrazioni molecolari.

D. ­ Concorda con la fa­mosa e discussa affermazione di Cesare Musatti che ha definito le femministe «donne castranti»?

R. ­ Concordo perfetta­mente con Musatti e rincaro la dose chiamandole «castrate ca­stranti».

D. ­ Come mai le femmini­ste nel loro osceno linguaggio, si rifanno sempre agli organi geni­tali maschili e mai a quelli femminili?

R. ­ L’evocazione fallica può avere due significati. Primo: riconoscere la supremazia del potere divino del membro virile («Il culto fallico dell’antichità», collana di Studi Pagani, Edizioni Basilico, Genova n.d.r) e quindi conferma della situazione subalterna e devozionale della donna nei confronti dell’uomo. (È forse una vocazione inconscia). Oppure è il segnale indirizzato al maschio della propria disinibizione verso queste faccende, è un dimostrarsi «disponibili». In entrambi i casi il turpiloquio non depone a favore della causa femminista. Infatti l’adottare una terminologia maschile dimostra che la donna si adegua alla cultura fallocratica e non sa proporre una propria cultura alternativa.

D. ­ Delle femministe pen­tite, che negano quanto hanno fatto finora, cosa ci può dire?

R. ­ Tutto il male possibile.
Il loro atteggiamento attuale attesta l’irresponsabilità con cui hanno intrapreso la loro opera di demolizione e conferma le tesi della conoscenza tradizionale. Distruggendo i valori per cui erano veramente donne, hanno scoperto che a loro non è rima­sto proprio nulla.

D. ­ Il suo libro Femmini­lità e femminismo in che rappor­ti sta con il fondamentale Metafisica del sesso di Julius Evola?

R. ­ Ne è l’ideale prosegui­mento. E forse perché scritto da una di loro le donne lo accolgono meglio.

D. ­ Qual è il significato della verginità?

R. ­ Il significato della verginità è questo; attestare la pre­senza nella donna del potere ar­cano femminile, nella sua forza sorgiva. Il falso e vano moralismo borghese del secolo scorso ha considerato la verginità come un «valore», che aumenta la quotazione della fanciulla da maritare e così l’integrità fisica, ridicolizzata, è stata consegnata alla furia iconoclasta del materialismo attuale. Il risultato è verginità intesa, letta come handicap di cui bisogna liberarsi per evitare l’emarginazione. Oggigiorno quindi per la donna non vi è più alcuna differenza – come sono giunte ad affermare certe femministe – tra l’imene e le tonsille.

D. ­ Quale sarà la donna del futuro?

R. ­ Se vogliamo uno spira­glio di speranza, lo troveremo nelle donne semplici, genuine, oneste che cercano di riscoprire i valori distrutti dal materialismo. Questo, se si vuole lasciare l’iniziativa alle donne. Ma è l’uomo che deve riscat­tare nella donna la Donna. Ne concludo quindi che si dovrebbe auspicare il ritorno del vir e di quella virtus (che non coincide con il virtuismo che, secondo Vilfredo Pareto è il contrasse­gno della civiltà borghese) alla quale la donna si dovrebbe ispi­rare. Si conclude qui l’incontro con Edy Minguzzi che rispondendo alle nostre domande ha sintetizzato alcune considerazioni svolte ampiamente nel già citato Femminilità e femminismo (edi­trice Alkaest, Cso Sardegna 50 Genova) opera che viene a col­mare una lacuna, opponendosi al modo attuale di considerare la donna e una sua rivalutazione nell’ambito di una concezione del mondo anti egualitaria e ge­rarchica. Una donna passiva, duttile, custode della vita, conservatrice delle forme; sorta di materia fluida che attende il sigillo del maschio; terra che si solidifica nelle forme. È questa la donna che non piace alle femministe ma che uspichiamo nel futuro.

Tratto dalla rivista Il Dissenso