Tossici di lusso

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Ecco un esempio delle dinamiche di vita frenetiche  e alquanto malate di quella che rappresenta la “gente per bene” secondo i canoni di questa nostra distorta società.

“Maria, sto per fare un cesareo. Allora?”. Il ginecologo era impaziente. Più del commercialista, dell’imprenditrice, dello skipper. Scottavano, i cellulari dei Vastolo, i pusher di cocaina porta a porta per i “tossici” benestanti di Chiaia e Posillipo. Mille telefonate in nove mesi. Affiorano così i legami pericolosi dei cocainomani perbene. Gente normale, e drogata. Medici, commercialisti, imprenditori del pellame o del caffé, farmacisti. Il primo colloquio intercettato è del 27 settembre del 2009. Seguiranno altre 996 telefonate. Chi chiama chiede solo roba da sniffare.
“Tossici ansiosi”. Al telefono tradiscono lo stato di astinenza. Il ginecologo Vincenzo non ce la fa ad aspettare. “A me non mi devi prendere per fesso. che stai combinando? Quando vieni?”. Una madre-imprenditrice, Fiorella, addirittura chiede al pusher di portarle la dose dinanzi al campetto di calcio dove sta giocando il suo bambino. “Ma alle sei in punto, mi raccomando”, si spazientisce. E poi c’è il commercialista Giorgio, c’è lo skipper Mario che gira il mondo, c’è il portiere rispettato di uno stabile prestigioso, ancora Mario. Tutti abituati a drogarsi nella vita di ogni giorno. “Tossici”, li bollano i fornitori. Tossici di lusso.

“Ma questo chiama sempre?”. Vincenzo, affermato ginecologo, ma già inciampato mesi fa in una storia di favori con l’ambiente malavitoso, è il più assiduo. Gli rispondono a turno i Vastolo – papà Luciano che guidava le operazioni persino quand’era agli arresti domiciliari, sua moglie Maria detta Lory, e i figli Gabriele e Vincenzo, di 27 e 30 anni. Parlano a monosillabi tra interessata tolleranza e sottile perfidia. “Ma questo ha chiamato un’altra volta, chiama sempre?”. È novembre quando il medico Vincenzo invita Maria a recarsi o al suo studio o in clinica. Chiede: “Dove stai?”. Lei: “In via Marina, ma il motorino non va”. Vincenzo: “Sto quasi lì, ti vengo incontro”. Ma lei non ha con sé la roba. “Eh, devo andare a casa, perché ho finito”. Poi, rassicurante: “Vengo io da voi, mi dite dove?”. E lui: “Sto alla clinica”. Lei lo tranquillizza: “Vengo lì, non vi preoccupate”. Il medico teme per il guasto al motorino: “Ma come fai, mo’?”. Lei: “Mi fermo da un benzinaio”. Il ginecologo è più calmo: “Ah, va buono, ci vediamo là, sto andando in clinica”. La spacciatrice, che ha già consegnato altre volte la droga nella casa di cura, conferma: “Sì, in clinica, va bene”. In un’altra occasione lui la preme: “Dai, sto entrando a fare un cesareo. Va bene?”

Colpo di falce su Posillipo e dintorni. È uno spaccato di città senza veli quello che racconta l’inchiesta dei carabinieri e del pubblico ministero Michele Del Prete, autore di una richiesta di misure cautelare al Gip di 2200 pagine. Il blitz dei dieci arresti si chiama “Colpo di falce”, ma recide solo la fetta più compromessa di un costume diffuso. “Non chiamiamola Napoli bene – sottolinea il procuratore aggiunto Sandro Pennasilico – Colpiscono più aspetti, in queste vicende. Ma più di tutti, il fatto che proprio dalle classi sociali da cui ti aspetteresti un’alzata di testa o una volontà di riscatto viene fuori l’acquiescenza, la convivenza con le manovalanze criminali; e in questo caso, persino la dipendenza”. I Vastolo volano sui rispettivi scooter. Corrono dai Quartieri nei luoghi abituali dello scambio: piazza Vittoria, piazza dei Martiri, via Posillipo, Rampe Brancaccio. I clienti bersagliano di telefonate i pusher. E quelli quasi si divertono. “Ah, avevi detto Farinella? Avevo capito Feltrinelli!”.

“Vieni all’uscita del calcetto”. Tra i consumatori ecco una coppia di imprenditori, marito e moglie, che insieme ad un cognato risultano tra i più pressanti nelle richieste. Lei, donna manager nel settore dei pellami e mamma, prima si lamenta al telefono per la qualità delle dosi: “Ma quelle borse sono tutte sfrangiate, non sono buone, la pelle è stata pessima, stavolta”. E lo spacciatore: “No, credetemi, non vi fissate, la qualità è buona”. Poi lei lo incalza: “Scendo, vado a mangiare una cosa a San Pasquale a Chiaia, però poi mi raggiungi?”. Lui: “Adesso non posso”. La donna: “Allora vengo io da te, sennò mi esaurisco”. Lo spacciatore replica che è impegnato ancora. E lei: “Va be’, allora devi venire a Posillipo. Ma io ho il bambino che esce dal calcetto, alle 6. Devi venire alle 6 in punto, capito?”. La posizione della donna e di suo marito, stando all’impianto del pm, era da ritenersi più grave: i due avrebbero finanziato in un’occasione l’acquisto di una partita di droga, ma il gip non ha ritenuto validi gli elementi d’accusa.

Cocaina con la carta di credito. C’è persino chi si inventa un modo per pagare con la carta di credito. Benzina e cocaina vengono venduti insieme in una stazione di servizio, ma il totale viene pagato dal cliente con la card. Secondo la pubblica accusa, uno dei benzinai è compiacente e divide qualche utile con gli spacciatori, ma anche in questo caso il gip non ha ritenuto sufficienti gli elementi.

Il commercialista sospettoso. Giorgio, commercialista dal vizio consolidato, chiama e chiede qualche dose con pagamento ritardato. “Mi dispiace – risponde il Vastolo jr – Non è possibile, non si può fare più”. Allora Giorgio cambia idea: “Ok, non c’è problema, allora dove ci vediamo? Va bene, vieni al mio studio”. Subito dopo, si sfogherà con l’amico Luca. “Qui non si può parlare liberamente. Siamo tutti sotto controllo”.

Lo skipper e i party a base di cocaina. Mario, caprese doc, viene a rifornirsi a Napoli della cocaina da spacciare a sua volta durante i party sull’isola. Già il 13 ottobre 2009 viene fermato dai carabinieri con 11 grammi di cocaina addosso. Poco prima aveva chiesto ai Vastolo, al telefono: “Mi ha chiamato un amico, ho bisogno… Devo organizzare una cena a cui prende parte l’amico del vicequestore. Avrebbe agganciato la persona giusta, in grado di aiutarti ad avere benefici giudiziari”. I carabinieri, su disposizione del pm, hanno provato ad indagare su questo aspetto, ma non hanno trovato – per ora – vicequestori o operatori giudiziari da ricondurre al giro dei cocainomani “perbene”.

Fonte: http://napoli.repubblica.it/cronaca/2011/02/17/news/cocaina_a_domicilio_i_verbali-12558043/index.html?ref=search