Recensione “Maledetto Céline! A 50 anni dalla morte”

55

Si è svolta Sabato 19 Marzo, presso la sede di Raido, la conferenza dedicata ad uno degli scrittori maledetti della Francia del ‘900, Louis-Ferdinand Céline, dal titolo “Maledetto Céline! A 50 anni dalla morte“.
Dopo una brevissima introduzione, prende la parola Federico Magi, giornalista indipendente de “Il Secolo d’Italia”, che racconta alla platea la vita di Louis-Ferdinand Céline, combattente volontario nella prima guerra mondiale durante la quale venne insignito della Croce di Guerra con una stella d’argento per essersi reso volontario in un’azione rischiosa nella quale riporterà una ferita al braccio destro che gli varrà la copertina dell’Illustré National. In seguito lavorerà all’estero presso la Società delle Nazioni, che lo invierà a Ginevra, Liverpool, in Africa e nelle Americhe. Durante uno di questi viaggi si rende conto che “Il viaggio (sia fisico che mentale) è l’unica cosa che conta, tutto il resto è delusione e fatica“. Dopo essere rientrato in Francia nel 1928 svolge la professione di medico dei poveri nella desolazione delle banlieu quasi gratuitamente, mentre di notte inizia la stesura dei uno dei suoi pamphlet più famosi, “Viaggio al termine della notte“, insieme a “Bagattelle per un massacro“, che verrà tradotto anche in Russia con i dovuti tagli imposti dalla censura comunista. Ed è proprio durante un viaggio nella Russia sovietica per incassare i proventi della pubblicazione dei suoi libri, che si imbatterà nella reale situazione del popolo russo scoprendo la vera faccia del regime rosso.

Da questo, e dal malessere per la rovina della Francia a causa di affaristi e capitalisti, sviluppa il suo peculiare antisemitismo (rintracciabile anche nei suoi scritti) invocando una nuova alleanza con la Germania hitleriana al fine di preparare lo scontro all’ultimo sangue tra stati “ariani” e democrazie plutocratiche: Inghilterra e Stati Uniti in particolare. Nel 1945 finito il conflitto, verrà accusato di antisemitismo e collaborazionismo con l’invasore tedesco, anche se Céline non fu mai organico al regime di Vichy per le sue posizioni nichiliste nelle quali evocava il dissolvimento di vinti e vincitori. Esiliato dalla Francia troverà riparo in Danimarca dove vivrà di stenti insieme alla moglie malata.
Nel 1951 in seguito all’amnistia potrà tornare, ma tutti i suoi beni presenti ed addirittura futuri furono confiscati, e tutti gli scrittori di sinistra, in particolare Sartre, chiederanno che sia ignorato e dimenticato da qualsiasi salotto letterario additandolo come l’emblema del collaborazionista nel saggio “Portait de l’antisémite“.

A questo punto la parola passa a Mario Michele Merlino, già diverse volte ospite presso la Comunità militante Raido, che ha descritto Céline dal punto di vista poetico e letterario. Un Céline che ha innovato profondamente il linguaggio ufficiale mettendo così in seria difficoltà chi si è cimentato nelle traduzioni delle sue opere; l’uso di una parlata frenetica, intercalata da un lessico iperbolico inframezzato da esclamativi e puntini di sospensione è l’aspetto rivoluzionario di Céline.
Un Céline che replicava senza paura a Sartre – da lui chiamato “Tartre” (“tartaro”) – con l’articolo “A l’agité du bocal” (“All’agitato di brocca” tradotto letteralmente), e aduso all’utilizzo di parole forti sia nei confronti degli altri scrittori dell’epoca sia nei confronti della società contemporanea.
Céline morirà il 1* luglio 1961, due giorni dopo aver concluso il suo ultimo romanzo “Rigodon“, dove esporrà la superiorità della razza animale rispetto all’umanità contemporanea.

Raido ha voluto celebrare con questa conferenza il cinquantesimo anniversario della morte di Céline. Scrittore, genio rivoluzionario, che ha avuto fino in fondo il coraggio delle sue idee e che ancora fa discutere la Francia con accese polemiche, in seguito alle quali le commemorazioni ufficiali dello scrittore sono state ritirate dal calendario delle celebrazioni nazionali e dal volume annesso, dal ministero della cultura francese, guidato da Frèdéric Mitterrand, figlio di un fratello dell’ex presidente. Costui, omosessuale dichiarato, e perciò evidentemente aperto a tutte le tendenze di questo mondo, ma chiuso al genio di Céline, l’ha data vinta ai delatori capitanati dall’avvocato e “cacciatore di nazisti” Serge Klarsfeld, che ha chiesto – e ottenuto! – la cancellazione della ricorrenza e del relativo volume con la motivazione di sopprimere le pagine dedicate a Céline.

Bisogna combatterne il culto, ostacolarlo, trattarlo come un maestro cattivo e imbarazzante, dunque. Il ritratto che si serve ancora oggi alle giovanigenerazioni di Céline, è quello di un antisemita convinto, di un dissoluto che incarna il male che ha attraversato la società francese del XX secolo. Per questo obiettivo sono state usate anche foto ritrovate “ad orologeria” che mostrano Céline ad una sedicente riunione del Partito Nazionale Sociale Cristiano Canadese con coreografia di un tripudio di svastiche alle pareti a cui la stampa ha dato molto seguito nel maggio dello scorso anno, proprio mentre veniva organizzata l’agenda delle celebrazioni: ma che strana coincidenza!

Nel ricordare il prossimo appuntamento, il 26 marzo a Bari per la tappa barese del tour di presentazione del volume “Mistica della Rivoluzione Fascista” presso la libreria La Terra di Thule, chiudiamo con una bellissima frase di Céline che ben descrive la società odierna, tratta da “Bagattelle per un massacro“: “Pubblicità! Che cosa chiede tutta la folla moderna? Chiede di mettersi in ginocchio davanti all’oro e davanti alla merda! … Ha il gusto del falso, del bidone, della cazzata farcita, come mai nessuna folla in tutte le peggiori epoche antiche...”. Meditate gente, meditate…