Recensione “Il Fuoco di Vesta”

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Si è svolta Sabato 16 Aprile la consueta conferenza che Raido realizza ogni anno in occasione del Natale di Roma. Quest’anno la conferenza ha avuto come tema centrale il “fuoco di Vesta”, ed è stata organizzata dal Cuib femminile di Raido, con la partecipazione di Mario Polia, ospite assiduo dei locali di Via Scirè. L’importanza di Roma, quale vero e proprio pilastro ed esempio sempre attualissimo, lo ritroviamo ben esemplificato nelle sintetiche ma essenziali parole di Julius Evola quando scrive che “Roma rappresenta il nostro punto di riferimento, di stile, di onore, di vittoria”. Questo il ruolo che Roma assume per la Comunità militante Raido, come viene subito chiarito.

La conferenza inizia, dunque, con un intervento del Cuib femminile che ci parla della “aeternitas romae”, ossia dell’eternità di Roma: fiamma che non si è mai spenta neanche dopo la sua caduta come civiltà ed esperienza storicamente intesa. L’intervento delle ragazze di Raido, prosegue soffermandosi sui principi cardine della donna romana: la fedeltà, la maternità, e l’essere, pertanto, attive custodi nella conservazione e tramandazione del mos maiorum.

Successivamente, è la volta dell’intervento di Mario Polia. Subito, con la consueta enfasi che lo caratterizza, nel raccontare di Roma, ci ammonisce sul significato genuino da dare alla parola “nostalgia”: “Noi abbiamo nostalgia del passato! Abbiamo nostalgia di un’epoca lucente!”. Accettando invece il “nostalgismo”, erroneamente inteso, ammetteremmo la morte di Roma, che invece non è mai morta, e dobbiamo far si che continui a vivere dentro di noi. Ritrovare le origini della nostra storia, dunque: è questo il monito di Polia. Questa tradizione, che non è morta ma continua a vivere sopita in ognuno di noi, va ritrovata, ed è per questo ancora attualissima. La Tradizione nasce prima di noi, va dopo di noi, ma per andare oltre, deve necessariamente passare attraverso noi, quindi sta a noi trasmetterla: il rischio, altrimenti, è che essa si inabissi e venga definitivamente persa, almeno nel suo aspetto visibile, dall’uomo di oggi.

La Tradizione deve essere capita, appresa, realizzata“, continua Polia. Per questo l’obbiettivo dell’uomo e della donna romana, così come per tutti coloro i quali ancora oggi volessero rifarsi al mito sempiterno di Roma, sta nell’essere degni portatori della tradizione di Roma stessa, e nient’altro. Se è vero che l’età dell’oro non torna da sola, la realtà è che essa potrà tornare solo quando l’uomo avrà “deciso” di farla tornare: ossia quando l’uomo avrà deciso, dentro se stesso, di compiere quella rivoluzione interiore che, sola e parallelamente, prepara il cambiamento del mondo visibile e sensibile.

La nascita di Roma, continua l’intervento di Polia, è legata a due figure: Enea, figlio di Anchise e Venere, e Romolo, figlio di Marte e Rea Silvia. Quindi Roma è contemporaneamente sotto la protezione di una dea femmina e d’un dio maschio. Venere dea dell’amore, ossia l’amore per lapax, per la tradizione; Marte dio della guerra, ossia la lotta per mantenere vivo l’amore e la fedeltà per la tradizione. “Questa tradizione va difesa“, ci ricorda perentoriamente ancora Polia. Roma tramanda la Tradizione, non la crea, poiché essa ha origine divina. L’uomo, il romano, è di essa lo strumento.

Per quanto riguarda il fuoco di Vesta, aldilà delle diatribe tutte intellettualistiche e, di fatto, storicistiche circa la sua esistenza fisica oggi, o sulla necessità o meno che venga fisicamente riacceso, Polia ci ricorda che Roma sarebbe nulla senza la vestale dedita al fuoco, senza cioè il suo unico sacerdozio femminile incentrato appunto sulla figura di mater familias. La donna, infatti, custodisce il fuoco che porterà il bambino a diventare un cittadino romano. Non c’è una fondazione di una città che non passi attraverso le due figure del padre e della madre, la cui unione è benedetta solo se ispirata dalla devozione al costume dei padri, a Roma. Quindi non è importante che il fuoco sia, oggi, fisicamente acceso o meno nel Tempio di Vesta, ma che questo fuoco bruci dentro di noi, dentro i nostri cuori, ad aeternum, di uomini e, soprattutto, di donne: la cui dignità sta anzitutto nell’essere controparte spirituale necessaria ed indispensabile dell’uomo.

Mario Polia conclude, poi, il suo illuminante intervento augurando a tutti un Buon Natale di Roma, seguito da un meritato e lunghissimo applauso. Il pubblico è quindi intervenuto con molte domande a fine conferenza, che sono state esaustivamente affrontate, offrendo diversi spunti e riflessioni. L’affluenza è stata importantissima, con una sala piena, di militanti e non, di persone di tutte le età, a riprova dell’attualità di Roma e del suo messaggio che si trasmette di generazione in generazione come vero e proprio mito fondante.


Nel ricordare il prossimo appuntamento, ovvero quello del 12 Maggio presso la sede di Raido a via Scirè 21/23, in occasione della conferenza “La donna e l’Islàm”, con la partecipazione di Pietrangelo Buttafuoco e l’Associazione Islamica Imam Mahdi, auguriamo a tutti un Buon Natale di Roma, e chiudiamo con un’enfatica frase di Mario: “Il fuoco di Vesta si è spento, ma vive in tutti noi che ricordiamo e incarniamo la Tradizione”. Sta dunque a noi tutti, esserne degni testimoni. Non a parole, ma con l’oratoria dei fatti: sempre!