Senza protezione

258

In Pakistan episodi di uccisione, violenza, stupri sono all’ordine del giorno ecco un ultimo caso di cronaca di follie islamiche in cui dinanzi ad azioni assolutamente condannabili che vanno contro i veri e giusti principi musulmani che regolano la loro condotta, non possiamo che denunciare situazioni in cui agressori sono assolti nei processi, sono liberi di minacciare i giudici, influenzare il sistema di giustizia del luogo e farsi vendetta da soli come in quest’ultimo caso sull’imputata, rea solamente di aver avuto il coraggio di andare contro alle ingiustizie  e dinamiche di un contesto sicuramente molto particolare.

Mukhtar Mai è una giovane donna pachistana delle regioni rurali, povera e analfabeta come tante, che è al centro ormai da anni di una vicenda giudiziale nella quale è rimasta invischiata non per colpa sua, fra l’altro. Neanche lontanamente imputabile a lei qualcosa che è integralmente colpa del fratello: e che però, le ha definitivamente rovinato la vita.
COLPE ALTRUI – Che cosa ha fatto suo fratello? Semplice, ha iniziato una relazione con unadonna non del suo villaggio, e non della sua tribù. Come punizione indiretta, allora, una vera e propria posse di uomini della tribù a cui appartengono anche i Mai ha selvaggiamente violentato Mukhtar. Episodi terribili che ancora troppo spesso accadono nei paesi arretrati di religione musulmana: molto spesso le donne che subiscono tali abusi, molto semplicemente, si suicidano. Mukhtar ha scelto di resistere, portando il caso davanti ai tribunali del Pakistan, che hanno condannato i suoi aguzzini alla prigione. Fino a che, in questi giorni, un secondo tribunale non ha deciso di liberarli.
Il tribunale ha stabilito che nonostante la probabilità che ciò che Muhktar afferma sia vero, c’è ancora spazio per il dubbio, il che non permette una condanna. “Ciò che la donna afferma, di essere stata cioè violentata da un gruppo di persone, potrebbe non essere falso ma in una situazione del genere, laddove uno degli accusati, Fayyaz, ha ricevuto il beneficio del dubbio e l’archiviazione per l’accusa di stupro, e non c’era alcuna luce nella stanza dove l’incidente ha avuto luogo, può non essere giusto condannare gli altri due accusati”, ha affermato la Corte suprema, rimuovendo ogni accusa da cinque uomini accusati di stupro di gruppo; un sesto è stato condannato all’ergastolo.
Secondo Mukhtar, che nel frattempo è diventata una paladina degli attivisti dei diritti umani – non capita tutti i giorni che una donna stuprata all’interno di un contesto del genere decida di denunciare i suoi aggressori, la pronuncia non è affatto sorprendente.
ATTENZIONE E PAURA – Ma non fermerà la sua battaglia. Mukhtar, da parte sua, dice che non si fermerà solo perchè l’Alta Corte ha fatto decadere il caso. Già da tempo critica apertamente il sistema legale del suo paese.
“Il verdetto della suprema Corte prova come sia la polizia a dare ordini al sistema della giustizia in Pakistan”, ha detto Mukhtar via Twitter proprio dopo l’annuncio della decisione. “Nessuna corte può indebolire la mia volontà di lottare contro le ingiustizie. Ma sono soprattutto gli amici di Mukhtar ora ad essere in pensiero per la sua incolumità: gli attivisti dei diritti umani di tutto il mondo hanno paura che, ora che la donna è così sovraesposta persino a livello mondiale e che i suoi aguzzini sono liberi, gli possa succedere qualcosa di molto grave. ”Mukhtar ha speso nove anni della sua vita a lottare per questa vicenda attraverso il sistema legale del Pakistan, che oggi l’ha scaricata”. dice Alyse Nelson della organizzazione globale di promozione femminile Vital Voices. “Abbiamo bisogno che il governo del Pakistan la protegga”.

Fonte: http://www.giornalettismo.com/archives/122441/stupratori-e-liberi-di-vendicarsi/2/