Il mondo crolla ma la democrazia scoppia di salute

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Ora possiamo. Ora che gli “ingenui” pensano di aver cambiato il mondo, di averlo salvato dalla sua fine. Ora che il Governo piange ma nasconde le lacrime. Ora che i padri dei decreti-liberalizzazioni gioiscono sulla fine dei decreti-privatizzazioni. Bene, ora che il Paese è in festa due parole sull’ultimo referendum le possiamo pure spendere. Ma badino bene i soliti militanti bacchettoni ad ammonirci di ignavia. Perché se parliamo solo ora non è per paura di sbilanciarci ma solo perché non abbiamo voluto agitarci. Le parole che spenderemo giustificano il nostro silenzio e, al massimo, danno ragione a chi non è andato a votare.

In questi casi sembra che le forze politiche, parlamentari o meno, scalpitino per assumere a tutti i costi una posizione da presentare al pubblico, quasi come se tutti stessero ad aspettare la loro opinione. Perché scaldarsi così tanto? In fin dei conti una legge abrogata dai potenti e liberi cittadini può esser sempre riapprovata in Parlamento. Sapevamo però che non sarebbero mancati i soliti idioti orgogliosi del grado di democrazia raggiunto dal nostro Paese e degli attesi e sperati segnali di vita dati dall’istituto referendario. La democrazia insomma scoppia di salute, ma non tutti forse si accorgono che intorno il mondo crolla. Premettiamo che il capovolgimento di valori è totale: “nel mondo della Tradizione, la legge derivando dall’alto ed essendo orientata verso l’alto, era impedito all’uomo comune di intervenire in alcun modo su di essa; nel mondo moderno, invece, grazie al referendum, la decisione o meno di lasciare in vigore una legge viene demandata alla volontà di un elettore confuso. E la confusione infatti sembra essere il leitmotiv di ogni referendum, dove l’elettore facilmente brancola nel buio trascinato dagli slogan del momento. La confusione regna anche perché si fa credere al povero cittadino di essere per una volta padre della legge, quando invece, come abbiamo detto, nulla impedisce alla casta di riapprovare una legge che riaffermi il contrario. L’elettore, re per un giorno, si lascia assuefare dai comitati cittadini dietro i quali si nascondono, quasi sempre, le forze politiche dell’opposizione, pronte a cambiar bandiera pur di sfruttare politicamente contro il Governo di turno i quesiti referendari. Un esempio, il padre delle “lenzuolate” liberalizzatrici Bersani (il famoso decreto liberalizzazioni porta il suo nome), favorevole, in tempi meno sospetti, anche al nucleare. Quale linea di partito dovrà seguire l’elettore medio del PD? Per non parlare della confusione nella quale si può trovare il povero elettore nel cercare di capire cosa vogliano dire gli stessi quesiti, mal posti e contorti, forse volontariamente.

Bene, in tutta questa confusione, qualsiasi intervento politico aumenterebbe in maniera esponenziale la confusione dominante, concretizzandosi in un mero agitarsi. Sì, perché è questa l’impressione che si ha, guardando per un attimo dall’esterno i volantini, le bandiere, i camion e le biciclette, le manifestazioni, i cortei e i dibattiti. Agitarsi e non agire, quasi come se il senso civico potesse cambiare le sorti di un mondo che va a rotoli. Certo ci fa piacere che circa il 60% degli Italiani abbia ancora un po’ di sale in zucca, ma ci chiediamo quanto ogni voto sia stato realmente cosciente. Non sarà questo referendum a cambiare la strada ormai presa dai nostri finti governanti, servi del libero mercato, che in nome dell’efficienza sono disposti a calpestare la Verità e la Giustizia.


Heliodromos n. 12, Gennaio/Febbraio 1981