L’usuale assassino solitario

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Riflessioni molto interessanti se prese con le dovute precauzioni.

di Maurizio Blondet

«Sono sempre loro, ci attaccano», strilla subito Fiamma Nirenstein su Il Giornale. E si domanda: «La prima vendetta di Al Qaida dopo la morte di Bin Laden?». Non da meno il Sun, di proprietà di Murdochstein: «L’11 settembre norvegese. Massacro di Al Qaeda». Ma anche nei giornali moderati e oggettivi, i giornalisti esperti di terrorismo (ossia, che hanno seguito corsi in Israele su invito del Mossad) nelle prime ore è stato tutto un esercitarsi sul terrorismo islamico, e sulle ragioni per cui aveva colpito in Norvegia. Poi quando è parso chiaro che era stato il biondo norvegese suprematista bianco, hanno corretto un po’, ma la traccia della tesi preconcetta è rimasta appiccicata agli articoli del 23 luglio.

Nessuno ha invece provato a fare un elenco diverso.

La Norvegia è il solo Paese europeo ad appoggiare ufficialmente la dichiarazione unilaterale di sovranità statale che l’Autorità Palestinese intende porre davanti all’ONU a settembre, cosa a cui il governo israeliano si oppone furiosamente. (Norway backs Palestinian path to UN statehood vote)

La Norvegia, e per la precisione il suo fondo governativo che gestisce gli introiti petroliferi (450 miliardi di dollari) e li investe, ha escluso dai suoi investimenti due ditte israeliane di costruzioni, quando ha scoperto che le due ditte costruiscono insediamenti illegali per i coloni ebraici nei Territori Occupati: «Una scelta etica», ha dichiarato il ministro delle Finanze norvegese. Poco prima, lo stesso fondo aveva rifiutato di comprare azioni, ossia di finanziare, la Elbit, ditta israeliana famosa per produrre i reticolati elettrificati di separazione contro i palestinesi. (Norway government-run pension fund drops Africa Israel group shares)

La Norvegia è stata accusata pubblicamente da Avigdor Lieberman, il ministro degli Esteri di Netanyahu, di « promuovere l’antisemitismo». (Lieberman accuses Norway of promoting anti-Semitism)

Le simpatie della Norvegia per Israele si sono molto raffreddate dopo che due medici norvegesi (Mads Gilbert ed Erik Fosse) presenti a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso dove avevano operato giorno e notte palestinesi con ferite orrende e misteriose, tornati in patria hanno accusato l’armata israeliana di aver fatto di Gaza «un laboratorio per sperimentare nuove armi». Armi che producono mutilazioni brutali senza schegge, e il distacco degli arti. Notizia ampiamente censurata dai media europei, ma che l’opinione pubblica norvegese, grazie ai due medici, non ha potuto ignorare. (Testimonianze di medici palestinesi e norvegesi: “A Gaza si sta usando un nuovo tipo di arma”)

Nell’isola di Utoya, dove è avvenuto l’eccidio, i giovani socialdemocratici avevano il giorno prima attuato una piccola manifestazione pro-Palestina, alla presenza del ministro degli Esteri norvegese, con striscioni che non sono piaciuti a Lieberman e a Netanyahu, e certo nemmeno alla Nirenstein. I nostri commentatori hanno sottolineato con voluttà che la Norvegia è un «bersaglio del terrorismo islamico», perchè partecipa alle operazioni in Afghanistan e contro la Libia. La Norvegia ha appena annunciato che si ritirerà dalla guerra libica entro agosto. Cosa per cui ha ricevuto velate minacce da Washington. (Norway to quit Libya operation by August)

Ragioni più che sufficienti per attrarre sulla piccola Norvegia la volontà punitiva della ben nota Al Qaeda.

Giusto per non sbagliare, appare subito una rivendicazione islamica, firmata da un gruppo Sostenitori del Jihad Globale, che non ha mai dato prima alcun segno di sè. Sky Tg24 si affretta a spiegarci «chi sono i jihadisti che hanno rivendicato l’attacco», e pubblica una genealogia veramente straordinaria per un movimento che non esiste. E che pubblica la sua rivendicazione su un sito dal nome yiddish, Schmuck, un termine molto usato in America.

 

La rivendicazione si dimostra falsa (opera di volonterosi sayanim) appena si scopre che l’autore del massacro è un norvegese di estrema destra, Anders Behring Breivik, che ha fatto tutto da solo, anche comprando 6 tonnellate di fertilizzanti per farsi in casa il super-esplosivo che ha ridotto il quartiere governativo di Oslo nelle condizioni di Beirut dopo l’assassinio del premier Hariri: mega-attentato, anche quello sofisticatissimo e di estrema potenza, del quale piace accusare la Siria, ma di cui si sospetta un altro, più sofisticato e potente vicino. Coi fertilizzanti si può fabbricare un esplosivo militare? Chissà.Ci si vorrebbe fidare nelle indagini della Polizia norvegese. Il fatto è che la detta Polizia norvegese ha condotto, 48 ore prima della tragedia, una esercitazione basata su uno scenario incredibilmente simile a quel che sarebbe avvenuto. Esattamente come le esercitazioni condotte in USA l’11 settembre, e l’esercitazione condotta a Londra il 7 luglio 2005, da una innominata agenzia di sicurezza privata a nome di un innominato cliente, che prevedeva l’esplosione di quattro bombe nei punti, e nei minuti, in cui effettivamente esplosero. Qui sotto il sito che mostra il video della esercitazione della Polizia norvegese:

Tragic Irony Surrounds Oslo Bombing

Insomma, ci dovremo contentare delle risultanze: il solito assassino solitario venuto dal nulla, che ha punito (come voleva Lieberman) essenzialmente il governo e il partito di governo norvegese, appoggiatore delle aspirazioni della Palestina a farsi Stato, contrario al blocco di Gaza, e boicottatore del business israeliano. Ha proprio ragione Lieberman: l’atteggiamento norvegese «promuove l’antisemitismo».

Nel caso di Breivik, l’antisemitismo anti-arabo. Fatto notevole ed istruttivo, lo sdegno mediatico corale, in qualche modo si acquieta. La strage è orrenda, ma non sono stati gli islamici; è un fatto sciagurato, ma riconducibile alla psicopatologia individuale, al più ad un male nero che cova nella civile Norvegia, tipicamente norvegese; un male già diagnosticato da noti scrittori e sociologhi.

L’allevamento, formazione e preparazione di assassini solitari venuti dal nulla è uno dei segreti del mestiere meglio protetto dai servizi, e non siamo in grado di dirne nulla. Una società iper-politicamente corretta, super-autocontrollata e super-conformista come la scandinava può ben produrre le sue schegge impazzite. Il punto è come si carica una scheggia impazzita psicopatica fino ad indurlo all’azione diretta, come lo si arma, come lo si istruisce a farsi pedina di un gioco eterodiretto.

Forse qualche idea potrebbe venire da indagini sulla loggia massonica San Giovanni Olaus dei tre pilastri di cui il giovanotto faceva parte, e da cui può aver avuto la formazione necessaria. Forse potrebbe venire qualche indizio, se si conoscesse l’identità di quel Fjordman, che merita una voce di Wikipedia. Fjordman è definito «un anonimo blogger norvegese», di estrema destra e suprematista bianco, che ha un notevole successo (un milione di contatti) nel Nord, in quanto si scaglia contro il pericolo islamico: l’Europa sta per diventare Eurabia, l’Islam minaccia la nostra civiltà (notare, «la civiltà giudaico-cristiana») il multiculturalismo ha fallito e i bianchi sono masochisti a promuoverlo, e tutti gli altri moduli della propaganda israeliana che ben conosciamo, da noi diffusa da Fiamma. (http://en.wikipedia.org/wiki/Fjordman)

Il fatto è che il nazista Fjordman si produce volentieri in saggi e interventi con titoli come «La lotta di Israele è la nostra lotta». (Why Europeans Should Support Israel) e «Perchè l’Europa deve sostenere Israele». Insomma, ad ogni riga l’anonimo neonazista Fjordman si dimostra soprattutto devoto ad Israele e alla sua causa. (The “Fjordman” Project)

E non è il solo. Anzi da qualche tempo si nota un revival di gruppuscoli di estrema destra che diventano gruppi grossi ed hanno successi elettorali, e che nei loro raduni sventolano la bandiera bianco-azzurra con la stella di David, anzichè lo stendardo con la svastica: tipico il caso del partito olandese di Geert Wilders.

Può trattarsi di un processo spontaneo – movimenti nazistoidi che diventano filo-ebrei – ma può anche essere, perchè no?, il risultato di finanziamenti finalmente importanti che giungono a questi ex-gruppuscoli, di media finalmente non ostili, e di una capacità di organizzare questi sparsi gruppuscoli in tutta Europa – capacità veramente inedita, e poco credibile che nasca autoctonamente dai neonazi, almeno da quelli che abbiamo conosciuto: tendenti piuttosto al frazionismo corpuscolare che alle alleanze.

Eppure una mezza dozzina di questi gruppi (coi loro giornali e blogger) ha tenuto una giornata di conferenze e di eventi congiunti al Parlamento Europeo – al Parlamento Europeo, mica niente – dal titolo Counterjihad Brussels 2007. Testi, materiale video e persino progetti di legge anti-arabi sono stati prodotti a quella conferenza da Fjordman e da molti altri elementi rispettabili, come David Littman, storico ebreo-britannico militante (a suo tempo operò come agente clandestino del Mossad per evacuare ebrei dal Marocco, sotto la copertura dell’Agenzia Ebraica; oggi si scaglia contro «l’antisemitismo dell’ONU») Bart Debie, un dirigente di Polizia belga, dirigente del partito di estrema destra Vlaams (lui è specializzato in manifestazioni contro moschee) Philip Claeys, parlamentare del Vlaams, Baron Bodissey, un altro pseudonimo molto attivo nell’anti-islamismo filo israeliano. (http://gatesofvienna.com)

E soprattutto, il Brussels Journal, un sito ricco di mezzi con idee israeliane di estrema destra da instillare in Europa, che sembra il centro organizzatore di tutto il rassemblement. (Why Israel’s Struggle Is Our Struggle, Too)

Breivik era un lettore appassionato di Fjordman, e come lui insieme razzista, nazista modo suo (a favore dei gay) e filo-israeliano. Anche lui dichiarava di lottare per l’Europa «giudaico cristiana», e si rallegrava che «la nuova destra conservatrice europea» stava attivamente tramutandosi in un’alleanza pro-Israele e anti-Jihad.

Chissà che questo radunarsi e collegarsi di gruppuscoli delle destre marginali, divenute filo-giudee, non sia dovuto, in qualche misura, all’opera indefessa della IJCP, l’International Consultation of Jewish Parlamentarians. Sono parlamentari ebrei di 22 Paesi, che il 27 giugno si sono riuniti a Gerusalemme, con i loro colleghi della Knesset, per «sviluppare strategie comuni per difendere gli interessi di Israele in Europa e USA».
Qui > International Consultation of Jewish Parliamentarian l’elenco degli strateghi partecipanti. Vi si trova qualche vecchia conoscenza.