22 Soldati di Mussolini massacrati nel bosco [Racconto]

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di Emilio Del Bel Belluz

“I soldati piangono di notte prima di morire, sono forti, cadono ai piedi di parole imparate sotto le armi della vita. Numeri,amanti, soldati. Anonimi scrosci di lacrime.”

Salvatore Quasimodo

Da anni mi capita di andare in tanti paesi e chiedere alla gente se ha dei  ricordi sulla guerra e sono molti quelli che mi raccontano magari sottovoce  quello che è accaduto specialmente le stragi nefaste quelle volute solamente  pere vendetta e per tanti rancori. Si ricordano spesso le stragi compiute dai tedeschi e, in quel caso, si danno tanti particolari e non si tralascia nulla, anzi si tende ad aggiungere  delle cose che in qualche caso hanno il potere di arricchire un fatto con notizie errate. Non altrettanto invece si fa con i crimini compiuti dai partigiani. Nel loro petto vengono appuntate una serie di medaglie che ne consacrano il valore. Non di rado vedo ai funerali di qualche personaggio importante la bandiera dei partigiani  con il suo tintinnio di medaglie che in un certo senso non posso sentire vicino al mio cuore. La lotta nella seconda guerra mondiale è stata una grande carneficina, e tutti la conoscono ma vi sono episodi che non hanno il favore dei giornale. Tanti camerati della Repubblica di Salò e tanti italiani morirono e nessuno si toglie il disturbo di ricordarle con delle manifestazioni pubbliche perché è quella pagina di storia che bisogna svilire, annullare cancellare. Il sangue italiano versato da molti italiani e da molti innocenti deve essere cancellato. Mio padre ha quasi novanta anni, durante la seconda guerra mondiale venne catturato dai tedeschi e si trovò in Germania a lottare come tanti dietro il filo spianato. Non se la sentì di arruolarsi con l’alleato tedesco e rimase alcuni anni prima in Germania e poi in Russia. Non passò dei momenti lieti, ma mio padre che, come poco fa scrissi che ha novanta anni è un uomo tranquillo. Alla sera quando si corica, il suo volto è disteso, non ha rimorsi e si addormenta dopo aver pregato e ringraziato Iddio che sta con noi. Il segno della croce chiude la sua giornata, e questo è il risultato di una vita vissuta con tranquillità. La sua coscienza è tranquilla, ha combattuto la buona battaglia e combatte l’ultimo suo tempo come il soldato che stanco si addormenta. Il sonno ristoratore non è segnato dagli incubi, sono solo carezze quelle che la vita gli dona nell’ultima battaglia.  Si dice che per osservare il cuore di una persona bisogna prima di tutto scrutare i suoi occhi. Il volto è sereno, la guerra lo ha toccato, ma le sua mani non sono sporche di sangue, non ha ammazzato aiutandosi con l’alcool. La gente mi racconta che spesso quelli che ammazzavano spesso si ubriacavano, ma il liquore non toglie i rimorsi e quello che è stato fatto ha un unico tribunale quello che Dio presiede e non ha avvocati difensori, il male fatto viene pesato per la prima volta senza orpelli. Queste cose mio padre le conosce. dalla guerra quando tornò non aveva saputo quanto sangue era stato versato dalle vendette partigiane a guerra finita. Anzi non avrebbe mai immaginato che tanta gente che lui aveva conosciuto si sarebbe comportata in questo modo. Dovette ricredersi quando, visitando i cimiteri della zona, trovò alcuni suoi conoscenti massacrati a guerra finita, dalle vendette. Mio padre conobbe molti di quelli che avevano ammazzato e nell’osservarli negli occhi riuscì a leggere una storia che non avrebbe mai voluto leggere. A qualcuno chiese come mai si era comportato in quel modo ma vide risposte vaghe. Alle cerimonie dove venivano date medaglie  e riconoscimenti ai partigiani si chiese perché. Nel suo petto la prima medaglia la ebbe dopo aver compiuto gli ottanta anni e si domandò ancora una volta perché proprio a lui. Le cicatrici della prigionie vissute in condizioni difficili non gli hanno dato cicatrici più profonde che passano attorno alla coscienza. Quando tornò dalla guerra affamato e sconfitto non trovò ad accoglierlo fiori e la banda che intonava degli inni patriottici. Al suo arrivo vi erano solo quelli che pensavano fosse morto da tempo. Lo osservo spesso seduto in quella poltrona, mentre sente che il suo tempo è arrivato alla curva finale. Osserva le sue mani giganti che non ha usato contro quelli che in certi momenti lo hanno aggredito. Le sue scelte politiche lo hanno fatto stare con i cristiani e il suo ruolo come cattolico è stato quello di rispettare Dio. Da lui ho imparato ciò che diceva il filosofo Nietzsche  “ Chi lotta con i mostri deve guardarsi di non  diventare così facendo un mostro.  E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te”.    Un giorno di primavera mi trovavo in un paese del pordenonese vicino a Prata di Pordenone, e mentre avevo finto  di fare la mia conferenza su un libro che avevo appena terminato di mandare in stampa, dedicato alla Madonna incontrai un signore molto distinto, un vero gentiluomo. Vestiva con abiti molto eleganti e il suo modo di conversare era davvero notevole, con un pizzico di simpatia in più. L’ uomo che non aveva combattuto nella seconda guerra mondiale dimostrava i sapere alcuni episodi che non conoscevo. Per questo mi consegnò un suo scritto dove si raccontava con purezza un atto di “ guerra” compiuto  dai partigiani. Era la primavera del 1945, e in un paese del Pordenonese, i tedeschi e i soldati della Repubblica Sociale occupavano le scuole del paese, come spesso accadeva erano gli unici luoghi dove con abbondanza di spazio si poteva stare. I soldati della Repubblica Sociale in paese convivevano tranquillamente con la popolazione, inaspriti da qualche attacco partigiano. Specialmente in quei periodi, i partigiani consapevoli che le sorti della guerra si stavano mettendo molto male si preparavano all’attacco definitivo. Erano gli ultimi gironi di un eroismo che li avrebbe premiati per sempre con tanto di onorificenze. Il ragazzo di allora aveva solo 10 anni e ricorda molto bene questi soldati. Spesso aveva giuocato con loro al pallone nel cortile  della scuola. Erano ragazzi che in qualche caso non avevano ancora compiuto vent’anni e che avevano  in molti casi scelto di combattere con la repubblica di Salò, ma ve ne erano altri che erano stati chiamai a combattere con il servizio militare. Erano le classi del 1928. In paese vi erano stati dei problemi con un rastrellamento per dei fatti di sabotaggio, e in qualche caso si era sparato. In quella caserma quei soldati del Duce attendevano gli ultimi ordini, comprendevano i problemi che si erano creati tra soldati e superiori in molti casi la disciplina era stata applicata troppo alla lettera. I soldati frequentavano i luoghi di ritrovo assieme ai tedeschi, e la vita tutto sommato procedeva. Una notte con la complicità della guardia che aveva tradito, venne ro catturati 22 soldati della Repubblica di Salò. Era notte fonda, tra di loro venne presa una interprete tedesca, una giovane molto bella. sono ricordi nitidi, i partigiani entrarono nella scuola e li immobilizzarono spogliandoli delle armi. Quel traditore che aveva venduto i suoi camerati era fuggito come giuda con i suoi quattro denari ed il rimorso, sempre a condizione che avesse una coscienza, che non può averlo abbandonato per sempre. Era notte fonda i partigiani però avevano calcolato con lucidità quello che avrebbero fatto, un calcolo che prevedeva come ultima fase la morte. La primavera del 1945 era già stata inaugurata e il passaggio di questi soldati non era che l’inizio di quanto sarebbe successo, altri morti altro sangue altra vendetta. I partigiani li condussero lungo la via dei campi, il sentiero non era illuminato che dalla luna. La luna e Dio erano gli ultimi momenti della loro vita che tra breve sarebbe stata cancellata. Tanti di lor durante il tragitto, lasciarono lungo la strada quello che avevano addosso, qualche documento con la speranza che quelli che li avessero cercati,  avrebbero avuto una traccia. Immaginai quei bambini in una fiaba che per tornare a casa avevano lasciato dietro qualche segno. Per riconoscere   il sentiero dopo che il padre li aveva portati nel bosco, ma per i partigiani quello che avevano deciso di fare non era come il vecchio padre che non avendo la possibilità di mantenere i figli li portava lontano da casa con la speranza che qualcuno li  trovasse e li sfamasse. Il compito dei partigiani dopo la brillante azione di guerra era quello di ammazzarli. Molti di quei soldati pregavano e rivolgevano il cuore a Dio. Molti di loro non avevano paura, erano soldati abituati a tutto anche alla morte. Durante la strada due soldati riuscirono a fuggire, ma non riuscirono ad avvisare i tedeschi di quello che stava per essere compiuto. Non lo si saprà mai, e sempre continuando il percorso verso il luogo dove erano attesi la situazione non migliorò. I partigiani li insultavano come si deve fare con un nemico che è in trappola. Giunsero in un luogo illuminato dalla luna che come un volto di madre fece scendere una lacrima dal suo viso. Ad attenderli un uomo che in località LE SIOE, aveva provveduto a scavare una profonda fossa. Lo scopo di questa fossa gli sarà stato di sicuro spiegato e mi auguro che per ogni palata che scavò abbia pensato a quelli che ci sarebbero finiti dentro. Non avrei voluto mettermi nei suoi panni,ogni badilata un goccio di sangue e tanto rimorso, come di chi tiene il sacco dopo un crimine. In quella notte l’uomo che scavava la fossa avrebbe ricevuto duemila lire maledette, i trenta denari che avrà ricevuto il soldato repubblichino che aveva tradito i suoi camerati . Mi sono chiesto mille volte come avrà fatto a dormire le notti successive e, come avrà fatto a guardare negli occhi l’ultima sera quelli che l’indomani non avrebbe più rivisto che cadaveri. Quanti soldi avrà preso, la medaglia per il suo gesto da mettere nella sua casa davanti ai suoi parenti e osservarla nelle notti d’inverno. Oppure quella medaglia l’avrà fatto stare meglio dopo che seppe della orrenda fine e nelle nuove primavere che s’avanzavano avrà festeggiato il suo tradimento. Non vorrei essere nel cuore di questa gente che uccise i propri ideali per augurarsi una condanna  avita. Il solco del tradimento aggiunge spazio alla mote . Mi vengono in mente le parole di Tennesee Williams “ La vita è una domanda senza risposta. Ma bisogna credere lo stesso nella dignità e nella importanza della domanda” Ebbene,quali domande si saranno posti quelli che portavano al massacro i camerati del Duce, in particolare nel momento della morte, mentre l’aria cominciava  a riempirsi di sangue aiutato dall’odore della natura. La notte nei campi si eleva il respiro della natura, quell’odore di morte quelli che uccisero se lo sono portati dentro per sempre in una azione che non aveva nulla di giusto. Arrivati vicino alla fossa i venti soldati del duce e la donna vennero uccisi a mitragliate e caddero uno verso l’altro. Ebbero l’abbraccio della donna tedesca che era con loro, la terra assorbì il sangue caldo che sgorgava da quelle carni vinte dal piombo partigiano ma che consacravano alla patria degli eroi che io ho il compito di ricordare con queste pagine che non invecchieranno mai finché qualcuno avrà il coraggio di leggerle Dopo la carneficina per la libertà sento nelle mia orecchie il tintinnio della medaglie che saranno consegnate dopo questo esaltante atto di eroismo. L’uomo che ricevette le due mila lire avrà aiutato i partigiani a seppellire i venti morti più la donna, molti di loro non sono ancora morti e non avranno altro da fare che morire soffocati dalla terra che li ricoprirà per sempre. La luna riluce tra gli alberi e piange i loro famigliari non sapranno che dopo molto tempo quanto hanno patito i loro cari.  Le bandiere rosse illuminano le piazze il 25 aprile è vicino. Dopo aver lasciato il posto  dell’eccidio i partigiani si sono dispersi orgogliosi d’aver portato  a termine questa gloriosa battaglia. Rientrati nelle loro case avranno mangiato dell’ottimo cibo, condito con un vino d’annata levando i loro calici al cielo per il risultato avuto. abbracci e amplessi che ricorderanno per sempre  Mentre scrivo sento il tintinnio delle medaglie appiccicate al posto del cuore nelle loro divise della libertà. Il ragazzo di allora il giorno dopo l’eccidio viene a sapere che i fascisti erano stati uccisi dai partigiani, si inoltra nel posto del delitto e per il sentiero riconosce che sono passati da quella parte, vede l’erba calpestata da quegli uomini che sentono nei loro passi il grido della morte. Il ragazzo è curioso vuole vedere il posto dove questa gente è stata uccisa, è una magnifica giornata di primavera. I campi sono in fiore, la gente umile i contadini hanno seminato lungo i loro campi orgogliosi di raccogliere il buon frutto mandato da Dio. Il ragazzo comincia a raccogliere qualche oggetto prezioso che hanno lasciato i ragazzi che sono andati a morire. Seppur piccolo il ragazzo sente nel suo cuore una malinconia  profonda. Quei soldati della Repubblica di Salò lui li conosceva bene e ricorda i loro volti a ogni passo dove avanza. La solitudine aumenta sempre di più, raccoglie alcune foto di questi soldati con la loro famiglia. Per i partigiani la pietà è morta  ma per lui non è morto nulla. Sente dietro di se i passi di quelli che sono passati. Raccoglie un piccolo anello, una fede, uno di questi ragazzi ha voluto che qualcuno raccogliesse quell’anello e tenendolo in mano vi leggesse il nome di quel suo amore. Il ragazzo mette nelle tasche tutto quello che trova, segue ancora i passi e si accorge d’essere giunto in prossimità del tragico evento. La terra è stata mossa, si avvicina e vede una mano spuntare dalla terra, l’ultimo saluto di un legionario del duce. Si china e la accarezza è questo il suo saluto. Si inginocchia e prega, poche preghiere che gli permettono di sentire quella pietà verso il vinto che non dimenticherà mai . Corre verso la sua casa, ha il volto di un ragazzo che ha visto qualcosa che non potrà raccontare a nessuno, lui non ha fatto del male a nessuno, ma quella notte che seguirà non riuscirà a chiudere occhio. Quando giunse a casa consegnò ai suoi famigliari quello che aveva trovato. Si tenne un ricordo di quella notte, la foto di un camerata del Duce assieme a sua moglie e una lettera che aveva trovato. Mise questi ricordi in un libro che non dimenticherà mai di portare con se’ tutta la vita. Quei soldati a guerra finita, vennero dissotterrati assieme alla donna e portati in un cimitero di guerra. Al loro posto ha piantato un albero, le cui radici affondano in una storia che andrebbe scritta nei libri di storia affinché anche le generazioni future sappiano quello che è accaduto. alla fine della guerra uno di quei due superstiti in bicicletta giunse a Prata di Pordenone  a vendere le lamette storiche  “ Lama  Bolzano”. Ho pensato a quel camerata che era riuscito a sopravvivere se ha portato dei fiori nel luogo dell’eccidio dove lui avrebbe dovuto essere ucciso se la fortuna non gli avesse dato l’opportunità della fuga. Tra le rive del fiume che passa vicino al paese mi sono giunte queste storie grazie ad un libro sulla Madonna dei Miracoli. Non credo alle coincidenze della vita ma sono convinto che il destino ci fa incontrare delle persone che ci fanno conoscere il vero significato della vita che passa anche attraverso le brutture della guerra. Sono passati tanti anni da questo efferato e criminale stermino, la prossima primavera porterò una corona d’alloro in quel posto e vi metterò una poesia. Il mio saluto sarà quello che io da’ sempre faccio ai miei camerati, il saluto romano. Nei miei libri li ricorderò con questo scritto affinché si conosca quella verità spesso camuffata dal tintinnio delle medaglie appuntate su quelle bandiere grondanti di sangue. La verità affiorerà anche se camuffata da falsi eroismi.