Mezzi UOMINI, vere BESTIE e falsi DEI

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Dissoluzione della moneta

Tutti sono a conoscenza del fenomeno dell’inflazione, l’aumento generale dei prezzi, perché tutti ne paghiamo quotidianamente le conseguenze. Fenomeno che accompagna l’inflazione è la perdita di potere d’acquisto della moneta, cioè la riduzione di quantità di beni che è possibile acquistare con una certa somma di denaro. Tale processo sembra essere inafferrabile e inarrestabile. Per gli economisti tutto ciò è normale amministrazione. Per noi invece è un segno dei tempi. La moneta, nelle civiltà tradizionali, aveva un valore prettamente qualitativo, non solo quantitativo come nella società moderna. Era garanzia di ordine superiore. A conferma di ciò abbiamo le monete antiche e anche medioevali coperte sempre da simboli tradizionali e le allusioni in più testi ed episodi storici (si veda l’accusa di alterazione delle monete riferita a Filippo IV il Bello) che fosse prerogativa del potere spirituale e non temporale la libera disponibilità del titolo della moneta. A poco a poco ogni caratteristica sacra andò perduta. Si passò alla totale materializzazione della moneta, rilegandola nel mondo della quantità pura. La dottrina tradizionale ci insegna che la tendenza dell’uomo verso la materia – materializzazione, “solidificazione” o “pietrificazione” – apre prima o poi le porte alla “polverizzazione” o “volatilizzazione”, cioè alla dissoluzione vera e propria, come ebbe a dire il Guénon. Così, la materializzazione della moneta la sta portando inesorabilmente verso la sua dissoluzione, vedendo il suo potere d’acquisto “ridursi senza freno verso un punto limite in cui essa avrà perduto ogni ragion d’essere, anche semplicemente pratica o materiale e dovrà sparire quasi da sola dall’esistenza umana”.


R. Guénon, Il Regno della Quantità e i segni dei tempi