Noi cialtroni

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Scritto da Gabriele Adinolfi
Venerdì 21 Ottobre 2011

Continuiamo a far finta di niente.
Che gli italiani di Libia, i nostri “pieds noirs”, siano contenti della morte del Raìs che li scacciò dalla terra natale, è comprensibile. Che sia a sua volta soddisfatto chi si sente offeso per gli attacchi di Gheddafi all’italianità, per la mistificazione del fascismo e per la criminalizzazione di un’avventura imperiale che non ha nociuto affatto alla Libia, è altrettanto comprensibile ma meno giustificabile. Potrebbe avere qualche ragione se noi avessimo mantenuto sempre rapporti burrascosi con Tripoli, se noi avessimo alimentato la sommossa e, infine, se il Raìs lo avessimo ucciso noi. Viceversa – e qui bisogna tornare con i piedi in terra – fummo proprio noi italiani a spingerlo al potere ai danni dell’influenza britannica. Profittammo dell’onda lunga della crisi di Suez e dell’atteggiamento americano che fu decisivo per l’espulsione dell’influenza inglese dalla Libia così come lo era stato pochi anni prima per la cacciata dei francesi dall’Algeria. Nella logica paradossale di un governatorato democristiano, barattammo l’espusione dei nostri coloni con una nostra colonizzazione democratica e commerciale e così, recuperata la Libia, nella sfera dei nostri interessi, provammo a rientrare nel Mediterraneo dove demmo immediatamente fastidio al trittico di Suez: Londra, Parigi e Tel Aviv. E da quel giorno subimmo la lunga stagione delle stragi e della “strategia della tensione”, non a caso inventata nella City e promossa dai servizi segreti delle tre capitali testé nominate. Ecco perché il nostro attuale atteggiamento è ignobile. Non tanto e non soltanto perché accettiamo di veicolare le calunnie contro chi si è battuto bene e contro un popolo che ha difeso il suo legittimo capo da un’invasione militare straniera che ha armato come esercito di complemento i soliti sciacalli partigiani. Non tanto e non soltanto perché accettiamo di collaborare con chi ha attaccato i nostri interessi vitali, sia politici che economici che energetici ed ha mosso una vera e propria guerra all’Eni. Siamo ignobili perché abbiamo stracciato un trattato politico con Tripoli ed abbiamo cambiato campo e bandiera. Siamo ignobili perché la nostra scelta politica di quarantadue anni fa, la nostra ambizione, la nostra audacia, la nostra incoscienza, hanno fruttato migliaia e migliaia di vittime innocenti, bombardate in piazze, treni e stazioni dai nostri “alleati” e alla fine non sono servite a niente. Sono state tradite con il silenzio della “ragion di Stato”, sono state tradite con la nostra eterna mancanza di reazione e sono state non solo tradite ma insultate oggi. Oggi che fingiamo di essere contenti protagonisti dell’assassinio di un Capo di Stato che spingemmo noi al potere subendone, o meglio facendone subire alle nostre folle, le feroci rappresaglie anglofrancoisraeliane.
Siamo veri e propri cialtroni.