[Mezzi UOMINI, vere BESTIE e falsi DEI]

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Borghesi, delinquenti e uomini di milizia

Meglio delinquente che borghese”. Questo celebre paradosso di E. Junger lo ritroviamo sputato con disinvoltura dagli ormai innumerevoli fascisti-teppisti, prototipo umano che crede di trovare la propria vocazione nell’essere più duro – o addirittura più furbo – della gente comune. Egli manifesta questa sua convinzione compiendo ingiustificati quanto inutili atti di violenza e vandalismo oppure non tirandosi indietro di fronte alle “occasioni che fanno l’uomo ladro”. Gli vorremmo chiedere: “Ma con tutto quello che potresti fare per portare avanti i tuoi ideali, perché perdi tempo ed energie?”. “Meglio delinquente che borghese” ci sentiamo purtroppo spesso rispondere. Dunque il dilemma umano risiederebbe nell’improrogabile scelta tra queste due categorie assolute. Noi, che scegliamo l’uomo di milizia, rispondiamo con decisione che esse sono due facce della stessa medaglia. Diverse ma speculari vittime di un sistema che nega una dimensione spirituale dell’esistenza. Il delinquente rompe gli schemi della morale borghese per ottenere o per distruggere, per la rabbia di non poter ottenere, ciò che possiedono i borghesi stessi. Le finalità sono le stesse ma cambiano i mezzi. L’uomo di milizia invece vuole scardinare la serratura della gabbia del materialismo nella quale siamo costretti a vivere. Egli non vuole distruggere fuori di sé ma costruire dentro di sé. La forza di un uomo non si misura dalla sua capacità di distruggere, né da qualche atto di coraggio estemporaneo, ma dalla severità che egli assume con se stesso nel sapersi dare una disciplina, misurandosi e scontrandosi con le proprie debolezze e passioni. Così spesso la ricerca del nemico esterno – il “borghesuccio” da derubare o il suv del “compagno in cachemire” da sfasciare – è solo una scusa per mascherare o distogliere lo sguardo dalle proprie miserie che non si ha il coraggio e la forza di affrontare.