L’ascesi del cuore. Considerazioni sulla donna come “via” di realizzazione

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La società moderna, senza elencare le fasi che ne hanno scaturito l’origine, ci sta definitivamente portando alla totale omogeneizzazione. Specialmente nel campo sessuale. L’uguaglianza non può esistere e mai esisterà, contrariamente alla pari dignità.
All’uomo e alla donna sono assegnate, in tutte le società tradizionali, a partire dalla decadenza dello stato androginico primordiale, rispettivamente due polarità complementari: quella attiva e quella passiva. Se l’uomo, in senso assoluto, si può identificare simbolicamente col Sole, immobile e brillante di luce propria, la donna alla Luna, che illumina l’umanità con la luce riflessa dal primo e che quindi, per arrivare a questa Luce, ne diviene il tramite principale. Identico è il rapporto tra la regalità spirituale e il sacerdozio, tra l’esoterismo e l’essoterismo, tra il cuore e il cervello, tra la conoscenza pura e l’azione. Conseguentemente tutto ciò che ha carattere immutabile e stabile si può dire “solare” e “maschile”; tutto ciò che ha invece un’identità dipendente, cangiante e mutevole si può identificare come “lunare” o “femminile”. Un’altra caratteristica per indicare il carattere della donna è l’”umidità” in quanto essa, come l’acqua, prende la forma del suo contenitore; di contro l’uomo è “secco”. Così le vie secca ed umida si rifanno rispettivamente, per semplificare, all’esoterismo, con il quale si può avere un contatto diretto con lo Spirito, ed all’essoterismo, per cui si approccia allo Spirito tramite mediazione.
La Grande Opera alchemica si compie attraverso l’Athanor: forno simbolico che fonde il metallo grezzo per tramutarlo in oro; allo stesso modo il processo realizzativo tende ad “asciugare” ciò che in noi c’è di umido: i sentimenti. Attenzione però: secchezza non è sinonimo di aridità!
Tornando nel mezzo della trattazione sembra un controsenso che ci si possa “seccare” tramite un elemento “umido” come la donna. Eppure può essere anche così.
Partiamo dal presupposto che l’Amore non è un sentimento. L’Amore è secco, sprigiona un movimento centrifugo che proviene dal cuore: centro e Sole dell’essere, Athanor entro la creatura. Il sentimento viene invece dall’Io, dalla sfera subrazionale dell’individualità. L’Amore dona senza nulla chiedere in cambio, in quanto è completo, “è” di per sé; i sentimenti invece bramano, imprigionano, in quanto vengono dall’individualità incompleta e manchevole, che vuole avere. L’atto d’Amore è disinteressato, impersonale. L’atto d’Amore è sacrificio: è azione guerriera.
In un sano rapporto uomo-donna il primo funge da “asse che non vacilla”: che sia capace di donare senza nulla chiedere in cambio, che non brami la donna che gli sta accanto, che non cerchi di catturarla dando sfogo alle tendenze imprigionanti dell’ego e che da essa non si faccia condizionare. Sia anzi per lei un punto cardine e di riferimento. Si porrebbe altrimenti in una condizione femminile. Che sia distaccato ed equanime di fronte alle due opposte possibilità di avere o perdere la donna amata, in quanto ricordiamo che l’Amore vero nulla chiede né brama.
Ritorna quindi la domanda appena posta: come può la donna “seccare”? In virtù della sua stessa natura la donna ha di per sé una valenza “neutra”, potenziale: può essere un elemento che “tira su”, nel suoi aspetti di madre o di amante disinteressata “riposo del guerriero” (come direbbe Nietzsche), o che “tira giù” quando riesce a condizionare l’uomo con la sua umidità. In quest’ultimo caso prevalgono in essa i suoi moti egoici. È in questo caso che l’uomo, “inumiditosi” deve reagire e “seccarsi”; la donna ha posto i presupposti affinché ciò avvenga. Il fuoco interiore, il fuoco del suo Sé, il simbolico Athanor, deve bruciare l’umidità dell’io scatenatasi cercando di agire in maniera impersonale: senza bramarla, affrancandosi dalle ansie e dalle passioni che l’”io-accattone” genera e subisce a causa della sua smania di possesso. Lo ripetiamo: l’ego che vuole legare a sé la persona non ama, bensì brama; solo il moto centripeto del cuore ama, perché nulla chiede in cambio.
Ogni percorso ascetico non può prescindere dalla primaria fase della “discesa negli inferni”, dall’opera al nero alchemica, che, come descritta da Dante nella Divina Commedia, in altro non consiste se non nel trovarsi faccia a faccia con i demoni del proprio ego, con le proprie debolezze, per affrontarli e sconfiggerli, per la loro putrefazione. La donna crea questa condizione, ma in ogni momento della nostra vita si ha l’opportunità di trovarsi di fronte al proprio ego. La tristezza, lo scoramento, il sentimentalismo, sono tutti nemici che ci concedono la grande occasione di poterli sconfiggere.
Paradossalmente proprio un momento di crisi del genere può essere il punto più alto del rapporto con una donna: in questa situazione, una volta creatasi, è necessario rimanere equanime di fronte a lei entrando nell’ottica superiore che questa non sia altro che una grande possibilità di superamento ed una grande opportunità per amarla in una condizione più alta: slegandola dalla sua forma come oggetto del desiderio egoico. Nello stesso modo Sancho, scudiero di Don Chisciotte, rappresentante la parte più bassa dell’uomo, vedeva in Dulcinea solo una prostituta mentre il suo signore, la parte nobile in ognuno di noi, vedeva in lei una principessa: ne coglieva l’essenza. Questo è l’assoluto e tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.
Nel pratico è importante non mantenere il rapporto in una dimensione borghese bensì riuscire a dargli una forma, che vada verso l’alto. È importante che questo non rimanga un “sollazzo” sentimentale tra due persone che stanno bene nel semplice passare del tempo insieme tra bacetti ed effusioni bensì riuscire a capire che questo è strumento ed opportunità di crescita, informandolo con i valori della Tradizione. Ognuno ha il suo ruolo, i suoi ritmi e la sua intimità ed è necessario che ognuno trovi nell’altro quel banco di prova dove testarsi costantemente e che l’uno verso l’altro sia esempio, entro il proprio ruolo e la propria funzione. Si metta da parte il proprio ego per mantenere un equilibrio, si rimanga saldi nella propria cristallina dignità e si sperimenti il distacco per imprimere una forma. Solo in questo caso, che la coppia duri o meno nel tempo, e in ognuna di queste due possibilità, non si avrà mai perso tempo e avremmo imparato ancor meglio a conoscerci. E conoscere sé stessi ricordiamo è la condizione necessaria per essere sé stessi.
La donna, in particolare entro un percorso militante è una prova valida e fondamentale: questa può convogliare verso di sé tutte quelle energie, psichiche e fisiche, che invece dovrebbero essere dirette da tutt’altra parte e ci pone quotidianamente davanti a scelte. Crea delle ottime occasioni per testare la nostra volontà, la nostra fede e la nostra determinazione. È quindi necessario, nel momento di gioia come in quello di difficoltà, che il militante non perda mai la lucidità affinché non perda mai il suo cammino.
Questa è una sfida che il militante non può non permettersi e tanto più tardi la incontrerà tanto sarà peggio; così fuggirla creandosi degli alibi è un vero e proprio atto di codardia, in quanto si può rinunciare a una cosa solo dopo averla vinta.
Ricordiamoci che un fiume può essere un soave punto di ristoro e, allo stesso tempo, una trappola mortale per chi, bramoso e assetato, finisce per caderci dentro.