Il perchè dell’attacco all’Iran, per provare a capirne di più

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Contro l’Iran gli Stati Uniti stanno mettendo in scena lo stesso copione attuato in occasione dell’invasione dell’Iraq.
All’ora Saddam Hussein se ne venne fuori con la proposta all’Europa di pagare le proprie forniture in euro, subito venne seguito su questa strada da altri Paesi dell’area, fra i quali l’Iran che aveva mandato personale diplomatico in Spagna per trattare con le autorità europee.
Negli stessi giorni a Washinghton si sono vissute ore febbrili: era in discussione la supremazia planetaria degli USA, se non la loro stessa esistenza così come la conosciamo.

Ma facciamo un passo indietro.
Dopo la fine della seconda guerra mondiale e il Trattato di Yalta con cui le due potenze plutocratiche si sono divise il mondo, venne l’ora dell’accordo di Bretton Woods che rendeva libero il mercato dei cambi, così come ancora è ai giorni nostri. Da questo derivò un accordo tra USA ed Arabia Saudita che decretava la protezione statunitense di Riyadh dalle mire espansioniste dell’URSS e dai pericoli derivanti dai bizzosi Paesi confinanti Iran e Iraq, in cambio l’Arabia Saudita si impegnava a vendere il proprio petrolio agli USA ricevendo pagamenti in dollari e bond a stelle e strisce, anzichè in oro. A poco a poco anche la restante parte dei Paesi produttori di petrolio aderenti all’OPEC accettarono pagamenti in dollari facendo della divisa statunitense la valuta di riferimento mondiale.
Ma non solo, questo dava altri vantaggi agli Stati Uniti in quanto Paese in forte crescita e quindi bisognoso di petrolio, poteva rifornirsi quasi gratis perchè all’occorrenza gli bastava stampare più moneta, mentre quest’ultima si rafforzava sempre più in quanto i Paesi occidentali per rifornirsi di oro nero erano costretti a comprare dollari presso la Federal Reserve da utilizzare come pagamento per le forniture.
Ma non finisce qui, c’è anche un altro aspetto: i Paesi dell’OPEC che ricevevano dollari come contropartita per le forniture reinvestivano la valuta americana comprando bond del debito statunitense, e cioè la stessa moneta che era uscita come pagamento rientrava come prestito.
In questo si racchiude la forza del dollaro statunitense, e questo è il motivo per cui Bush all’epoca dovette intervenire in Iraq: non poteva restare inerme mentre Saddam faceva crollare la potenza d’argilla degli USA trattando il programma Oil for Food con l’Europa (petrolio in cambio di cibo).
La stessa cosa sta succedendo oggi con l’Iran che sta accettando monete diverse dal dollaro come pagamento delle proprie forniture.
La bomba atomica è un’emerita scusa, l’AIEA (autorità per il controllo dell’energia atomica) ha lasciato Teheran a novembre stilando un rapporto che diceva che il Paese aveva il necessario per costruire un ordigno atomico, ma ad oggi dopo vari inviti l’agenzia non è ancora tornata per nuovi controlli. Inoltre, non si capisce perchè stati-canaglia molti peggiori dell’Iran come Corea del Nord e Pakistan vengono tollerati nel club dei Paesi con arsenale atomico mentre l’Iran rappresenti lo spauracchio.
Signori, in realtà il problema è che l’Iran sta scardinando il sistema dollaro-centrico; la brutta notizia per tutti è che gli USA per fermare questo processo dovranno necessariamente riccorere ad un’aggressione armata.
Non serve a nulla l’embargo petrolifero messo in atto anche dalla colonia Europa.
L’Iran ha forti accordi commerciali col Venezuela per svariati miliardi e stanno addirittura costituendo una banca insieme; la Grecia ha bisogno delle forniture iraniane perché essendo in bancarotta è l’unico Paese che gli fornisce petrolio a credito.
In questi giorni sono costanti i contatti tra le ambasciate di Teheran e Nuova Delhi, l’India vuole rappresentare il primo partner commerciale del Paese degli Ayatollah e pagherà le forniture in rupie. La Cina stessa dipende per oltre il 15% dal petrolio iraniano e sicuramente non bloccherà l’approvvigionamento perché richiesto dagli USA: pagherà il petrolio in yuan.
La Russia ha enormi interessi commerciali con l’Iran: pagherà il petrolio in rubli.
Inoltre già questi tre Paesi che insieme al Brasile sono Paesi Emergenti del gruppo BRIC (Brasile, Russia, India, Cina) con un’economia interna in forte espansione e quindi bisognosa di petrolio, regolano già i loro commerci con valuta nazionale: rupia, rublo, yuan.
E sono tutti e tre Paesi grandi produttori di oro che già utilizzano a garanzia della propria valuta, al contrario della carta straccia del debito statunitense che copre il dollaro; debito che gli USA non saranno mai in grado di rimborsare.
Se pensiamo che al gruppo potrebbero unirsi Giappone e Corea del Sud se saranno in grado di sottrarsi al diktat statunitense, il piano iraniano ha la strada spianata. Agli USA rimane solo l’intervento armato, con profondo giubilo dell’alleato in terra mediorientale.

A cura della Redazione di Azionetradizionale.com